1 - Come nasce il progetto “SCENT per Gol de Letra” e
con quale finalità?
Il progetto è nato dall’amicizia con Leonardo, l’ex centrocampista del Milan e
della Nazionale Brasiliana, con il quale, da tempo, avevamo pensato di
realizzare qualche cosa che potesse aiutarlo a sostenere la sua Fondazione
“Gol de Letra” in Brasile. Così abbiamo pensato di mettere il nostro CD a
disposizione di Gol de Letra per raccogliere fondi, invitando Leonardo a
partecipare con noi come cantante: non è stato facile fargli superare la sua
timidezza ma la voglia di fare qualcosa di bello insieme per i suoi ragazzi
brasiliani e il nostro comune amore per la musica alla fine hanno vinto!

2 - Come proposta artistica cosa c'è di nuovo in "You make me feel better"
visto che ci sono i brani classici tipo Garota de Ipanema, Fever ed altri?
“You make me feel better” contiene 3 brani inediti e 8 cover: avendo prodotto
il CD in 30.000 copie e volendolo fare arrivare ad un pubblico il più vasto
possibile per rendere più efficace la raccolta dei fondi, abbiamo pensato che
la presenza di brani molto popolari fosse fondamentale. Alcune cover, infatti,
sono brani famosi ed intramontabili, altre però sono pressoché sconosciute al
mercato italiano, e tutte sono state comunque arrangiate ed interpretate in
modo molto originale.
3 - Avete paura di un inevitabile confronto con i brani scelti con gli
originali interpretati da artisti come Peggy Lee, Nara Leao, Astrud Gilberto,
ecc.?
Nessun timore di confronti, nel rispetto dell’unicità dell’identità di
ciascuno, noi ci ispiriamo ma non imitiamo, anche nell’esecuzione di brani già
editi e famosi cerchiamo sempre percorsi musicali nuovi, manteniamo la melodia
originale e la “vestiamo” in modo diverso con arrangiamenti inediti. In
effetti non è inusuale in questo periodo storico del linguaggio musicale ma la
nostra particolarità è quella che il brano lo pensiamo come scritto da noi e
dunque non ci importa restare per forza il più vicino possibile all’originale.
Partiamo da zero e raccontiamo il nostro mondo interiore.
4 - C'è molto del Brasile, della world music, nel vostro disco come avete
scelto i brani?
La scelta dei brani è stata fatta in base ai nostri gusti musicali e con
l’intento di fare di questo CD un percorso musicale attraverso mondi e ritmi
diversi: ci sono un po’ di Brasile e un po’ di Africa, c’è il ritmo jazzly di
“Fever” ma anche quello lento e carezzevole delle ballads acustiche come
“You’ve got a friend” e “Home”, fino all’allegria ed al colore di “Tell me
where you’re going”, un brano della norvegese Silje Neergard conosciuto nella
versione arrangiata da Pat Metheny e qui rivisto con nuove sonorità.
5 - Cosa ci potete dire della musica italiana in italiano...
Purtroppo dopo la positiva esplosione di creatività dovuta all’avvento
dell’elettronica nel pop degli anni ottanta (che ha fatto del bene da una
parte ma ha portato con sé il virus dell’appiattimento completo in termini di
linguaggio musicale) c’è stato un progressivo decadimento della musica
italiana che o
ggi è praticamente ferma. E’ certamente un problema che si nota
non solo qui da noi ma un po’ in tutto il mondo; a parte alcuni grandi autori
che restano ancorati nell’anima ai grandi anni sessanta/settanta e dunque
tendono sempre a sperimentare e a rimettersi in discussione in ogni nuova
produzione, il resto è una continua fotocopia, o si resta fermi su se stessi o
si imita il linguaggio inglese o quello americano, di italiano vero è rimasto
molto poco. Le responsabilità in fondo non sono solo del personaggio che trovi
sulla copertina del cd o vedi a Sanremo che canta, la verità è che sono
scomparsi i veri imprenditori che amavano la musica perché consapevoli che è
un mezzo per fare cultura, per stimolare e far nascere emozioni nuove, per
rappresentare un mondo diverso. Dietro alle canzoni (sempre più spesso
“canzonette”) di oggi sembra esserci solo la voglia di vendere e non il
desiderio di fare cultura attraverso la musica. Chi produce investe denaro ed
imbambola gli italiani con prodotti che purtroppo fanno tendenza, creano miti
di ottone che vengono venduti per oro….Tuttavia questa non è un’affermazione
assoluta; in Italia ci sono dei grandi talenti che magari sono un po’ di
nicchia ma che acquistano notorietà grazie ad un pubblico magari non
numerosissimo ma preparato, sensibile e fortunatamente anche esigente: questo
è senza dubbio un ottimo segnale.
6 - Le persone che vogliano acquistare questo CD dove lo possono trovare?
Il CD “You make me feel better” non è in vendita, viene regalato a quanti
fanno un’offerta di
almeno € 10 alla Fondazione Gol de Letra. Per effettuare
il versamento è necessario utilizzare il modulo scaricabile dei siti
www.scentweb.it o
www.goldeletra.it
o www.fimaamilano.it
seguendo le istruzioni in essi indicate. Il CD è anche in distribuzione presso
i nostri sponsors, vale a dire che può essere richiesto presso le filiali
della Banca IntesaSanPaolo (rete SanPaolo) oppure nelle agenzie immobiliari
iscritte a FIMAA Milano o alla redazione di Radio Meneghina. Noi invitiamo
tutti ad aderire a questo progetto, anche le aziende che cercano un omaggio
originale per i propri clienti: il CD rappresenta certamente un prodotto di
qualità, tutti i fondi raccolti vanno interamente a Gol de Letra e le
donazioni sono fiscalmente detraibili.
7 - Nel vostro percorso artistico quante registrazioni avete realizzato ?
Questo è il nostro primo CD come Duo Acustico, fino ad ora ci siamo
concentrati di più sulle performances dal vivo. E comunque la produzione di
“You make me feel better” ha significato per noi un anno di lavoro.
8 - Come è stata la vostra partecipazione al Festival di MilanoCanta di
Radio Meneghina?
Partecipare come Ospiti a “MilanoCanta” è stata una bellissima esperienza,
cantare in un Teatro come il Carcano ha sempre il suo fascino, abbiamo
conosciuto altri artisti interessanti e siamo stati anche lusingati da un
premio che ci è stato consegnato per il nostro progetto musicale con Leonardo,
un riconoscimento davvero inaspettato.
9 - Beatrice hai una voce magnifica - è difficile essere autentica
interpretando la musica del mondo?
Credo che la tecnica abbia certamente la sua importanza ma quello che conta
veramente sia l’interpretazione, il “feeling”. Quando canto cerco
sempre di
interpretare il brano secondo il mio modo di sentire, seguendo le emozioni che
il brano stesso mi suscita. Se si tratta di un brano edito, magari già
interpretato da molti altri, mi piace ascoltarlo in tutte le sue versioni,
credo ci sia sempre da imparare tanto, il percorso non finisce mai,
l’importante è non imitare: anche quando il brano non è tuo devi metterci
dentro te stesso per sentirlo veramente. Mi piace entrare nei testi, come se
dovessi raccontare una storia…È stato infatti molto strano per me incidere
“Wapi Yo”, un brano in congolese del quale non conoscevo nel dettaglio la
traduzione: sapevo solo che si trattava di una canzone dedicata ad un amore
perduto. Così ho cercato di cantare quel testo, a me quasi sconosciuto,
seguendo l’emozione che mi dava quel brano nell’ascoltarlo nella sua versione
originale, bellissima e struggente. L’importante è sempre “entrare nel brano”,
ci vogliono umiltà e molto impegno, sensibilità e creatività. Non è semplice
ma è molto stimolante. Ed è bello ritrovarsi nei pezzi che canti,
immedesimarsi come un attore in un suo personaggio, vivere attraverso la
musica emozioni e situazioni. E provare a trasmetterle…
10 - Marco come ti descrivi come artista e quale è il tuo rapporto con la
musica?
Non posso dire di avere un “rapporto con la musica” perché quello che cerco di
fare quando suono o arrangio un brano è rappresentare il mondo o una
prospettiva differente delle cose del mondo attraverso il mio modo di vedere e
sentire il vivere di tutti i giorni…Il tutto parte da prima ancora dello
strumento in sé…Penso che se non avessi incontrato il linguaggio musicale ne
avrei cercato un altro; pennelli ,creta o marmo oppure la poesia o chissà
cos’altro…Suono la chitarra ma non mi sento un vero e proprio chitarrista…uso
certo questo strumento ma non lo sento definitivo o assoluto anzi a volte lo
sento limitato e vorrei cambiare…non so…dirigere un’orchestra suonando il
pianoforte per esempio ma anche quello dopo un po’ mi stancherebbe…cerco
sempre poliedricità e non resto mai fermo su un punto proprio perché quello
che faccio è in simbiosi con il divenire delle cose; il mondo cambia così
velocemente che spesso mi sembra di essere sempre un passo indietro perché
quello che vedevo ieri oggi è già cambiato e rappresentarlo diventa un
problema perché potrebbe non essere vissuto da una persona come qualcosa che
ti porta via…ti rapisce…perché anche quella persona è cambiata…Normalmente
sono molto preciso e concentrato sul lavoro ma appena uscito dallo studio o
finito un concerto guai a parlare di musica, di chitarristi o quanto altro di
musicale,mi dedico al vivere semplice e quando è il momento traduco le
esperienze in musica.
11 - Quali sono stati i vostri maestri o siete autodidatti?
Beatrice: autodidatta, non ho mai frequentato scuole di canto, da quando
abbiamo questo Duo Acustico ho inevitabilmente potenziato gli esercizi, ho
fatto un ciclo di lezioni con un vocal coach che mi ha insegnato un efficace
metodo americano per gestire meglio la voce e la respirazione, e più ho
confidenza con la mia voce meglio riesco ad interpretare i brani, vivendoli
con maggior leggerezza e spontaneità. Marco mi segue molto anche dal punto di
vista canoro, soprattutto per quanto concerne l’interpretazione. Sono
“onnivora”, ho sempre ascoltato tantissima musica, di ogni genere, fino da
piccola. Sono sempre in cerca di brani nuovi e particolari da
interpretare.
Anche in questo Marco mi aiuta molto, mi ha fatto conoscere mondi musicali a
me ignoti e come me ama le sfide, soprattutto se si tratta di brani nostri;
Marco: Ho sempre avuto una forte inclinazione verso la musica strumentale, da
piccolo le mie hits erano il secondo movimento della “Sinfonia del nuovo
mondo” di Dvoràk e le composizioni di Ravel, Debussy e Beethoven. La forma
canzone non l’ho mai considerata e me ne accorsi quasi subito perché non
ascoltavo mai i testi delle canzoni e se mi si chiedeva di ricordare un brano
recitandomi le parole per me era il buio totale…ricordavo la melodia però.
Ancora oggi è così e con Beatrice c’è un’intesa perfetta in questo senso
perché nei nostri lavori io mi occupo di tutto il tessuto musicale e lei è
bravissima a scrivere i testi sulla base delle emozioni che le dà
l’arrangiamento. Sono un autodidatta a metà nel senso che ho preso lezioni da
diversi musicisti negli anni ma ho sempre fatto da me in definitiva. Ho
imparato ascoltando tanto e lo faccio tuttora anche se oggi ho meno tempo ma
sono sempre avido di ascoltare.
12 – Che progetti avete in futuro o casa state realizzando adesso?
Stiamo lavorando su due fronti: un nuovo CD di brani inediti e il nostro “You
make me feel better Tour 2007/2008”. Ma nel cassetto abbiamo già altri due
progetti musicali ai quali teniamo molto, ma che richiedono tempo e
attenzione, pertanto non saranno proprio a breve, e per ora non ne parliamo
anche un po’ per scaramanzia...
13 - Come trovate il mercato discografico italiano, ci sono possibilità per
gli artisti indipendenti o sempre è più difficile?
Già in parte abbiamo risposto con la domanda relativa alla musica italiana,
oggi le cose fortunatamente stanno cambiando dal punto di vista della
distribuzione di un prodotto e permettere che tutti ne vengano a conoscenza.
C’è Internet, per esempio. E tutti, o quasi, in futuro saranno artisti
indipendenti perché pian piano attraverso la rete si potrà saltare il muro
delle etichette e fare tutto da sé. Di esempi ce ne sono già parecchi: Prince
fu il primo a non far più girare i suoi dischi nei negozi ed a metterli in
rete scaricabili tramite il suo sito e fu davvero lungimirante; oggi gruppi di
vario genere o artisti del calibro di Gilberto Gil – Ministro della cultura in
Brasile - hanno scelto di mettere la loro musica scaricabile liberamente dai
loro siti. A quel punto il mercato sarà in mano all’ascoltatore e non alle
case discografiche. Dunque non sarà più una questione di etichetta ma di
merito e anche per quanto riguarda il mercato non si farà più riferimento ad
un paese specifico ma al mondo. Ci sono comunque già oggi diverse etichette
minori indipendenti che possono aiutare i talenti emergenti. Ma secondo noi
ciò su cui si deve veramente puntare, almeno in questo momento, è il “live”,
l’esibizione dal vivo che ti porta vicino alla gente. Il confronto con il
pubblico è sempre una sfida ma è altrettanto gratificante interagire e
premiante per chi vale davvero. Confezionare un bello spettacolo “live”,
portarlo in giro, magari con l’ausilio di agenzie di spettacolo, anche minori
ma ben presenti sul territorio, e, nel caso di produzione di un CD,
appoggiarsi ad etichette indipendenti se non ci si può produrre da soli.
14 - Ci potete raccontare qualche aneddoto curioso durante la realizzazione
di questo Disco?
In sala di incisione e nel cosiddetto backstage ci sono sempre molti episodi
divertenti e curiosi belli da ricordare, magari raccontati non rendono come ad
averli vissuti. Di certo è stato divertente vedere come Leonardo uscisse dal
VoiceOver dopo le registrazioni: sudato fradicio e stravolto come se avesse
giocato 3 partite dei mondiali di seguito, dicendo “Sono morto! Che fatica
fare il cantante!”. Quando eravamo veramente stanchi, per distrarci, fingevamo
di essere in un programma radiofonico ed improvvisavamo improbabili interviste
l’uno con l’altro, facendo voci e rumori come fossimo dei fumetti! È stato
bellissimo lavorare con gli altri artisti e con i tecnici, fra i tanti episodi
ricordiamo con emozione una nottata nello studio del grande batterista Lele
Melotti, a registrare “Garota de Ipanema”, le “take” di Giulio Visibelli, di
Marco Brioschi e di Paolo Costa, inframmezzate da risate e chiacchiere fra
amici, l’eleganza del contrabbasso di Marco Ricci nello studio del nostro
amico e fonico Luca Vittori, dal quale si trascorrevano giornate e serate a
mixare con il piatto di pastasciutta in mano per non interrompersi…
15 - Qual è il sogno vostro?
Suonare la nostra musica nel mondo.
16 - Come sta rispondendo il pubblico alla vostra proposta?
Siamo molto felici perché Gol de Letra sta raccogliendo davvero tanti fondi
attraverso la distribuzione del nostro CD; il nostro sito
www.scentweb.it è
molto visitato, abbiamo raccolto recensioni straordinarie anche all’estero,
abbiamo una bella risposta dal pubblico nelle nostre performances live. Ci
piace dialogare via email, attraverso il nostro sito, con i nostri
ascoltatori…
17 - Avete pensato di registrare un disco solo in italiano?
Sì, in realtà è proprio uno dei due progetti futuri dei quali abbiamo
accennato prima e sui quali teniamo un discreto riserbo, è ancora in embrione,
ma ci crediamo molto.
18 - Visto che eseguite brani di altre culture, la domanda è questa: avete
rapporti o contatti con musicisti delle comunità immigrate (soprattutto
latine)?
Certo, stiamo lavorando anche a brani in italiano ma non perché siamo
italiani. La musica è del mondo, è un linguaggio trasversale a tutto e può
raggiungere tutti. Ci piace conoscere le altre culture attraverso la musica e
gli artisti che la interpretano. Siamo in contatto ad esempio con Lokua Kanza,
il cantautore congolese del quale abbiamo diversi brani in repertorio: faremo
presto un concerto insieme. Stiamo pianificando qualcosa anche con alcuni
splendidi artisti americani che abbiamo avuto modo di conoscere qui in Italia.
E siamo sempre in cerca di nuovi orizzonti. In particolare, poi, per quanto
riguarda i nostri brani, il metodo che usiamo consiste nel creare prima il
tema musicale e poi completarlo con un testo che può essere in italiano così
come in inglese o chissà in quale altra lingua. Oltre ai brani africani di cui
sopra, e naturalmente a quelli in inglese o francese, ad oggi abbiamo in
repertorio anche brani in portoghese, spagnolo, polacco.
19 - Pensate che ci sia spazio nei circuiti italiani anche per loro?
Abbiamo contatti con musicisti brasiliani, venezuelani e cubani dato che con
loro in passato abbiamo realizzato diversi lavori live ed è stato molto
eccitante; un’esplosione di vivacità ed una tecnica musicale molto spesso
impressionante. Secondo noi c’è sempre spazio per la buona musica, quella
vera, di qualità. E per la professionalità.
20 - Pensate che queste presenze contamineranno i musicisti italiani come è
già avvenuto da anni in altri Paesi Europei (Francia, Spagna, Inghilterra,
Germania, Olanda, per non parlare degli Stati Uniti)? Non pensate che dopo
aver importato la musica straniera attraverso i dischi, i video o gli spartiti
sia meglio avere rapporti con questa realtà in maniera diretta, fisica e
interattiva?
Nel mercato cosiddetto commerciale ci sono già molti esempi di musicisti
latini che girano in tournèe con artisti italiani anche di grande notorietà.
Noi viviamo a Milano e qui la
situazione relativamente agli spazi dove poter
far musica live non è un gran che: i locali adatti sono pochi, quelli che
c’erano hanno chiuso oppure hanno abbassato la qualità delle performances
tanto da essere quasi sempre vuoti e dunque senza soldi per permettersi
musicisti di livello che giustamente devono essere pagati per quanto valgono.
Fortunatamente sul resto del territorio Italiano sappiamo che non è così: nel
centro e nel sud Italia c’è da sempre una grande voglia di fare musica e gli
spazi sono molti di più. La cosa migliore è comunque mettere in piedi un buon
progetto, curato in ogni dettaglio e partire a raffica con la pubblicità in
tutta Italia e non intendiamo un progetto discografico ma una Band che
proponga musica di qualità e di qualsiasi cultura del mondo. I segreti sono
serietà assoluta e professionalità impeccabile. Il rapporto diretto, poi, con
queste realtà etniche può solo giovare al risultato artistico e la
condivisione delle esperienze arricchisce sempre, sia dal punto di vista
musicale che umano. In Italia, nel mondo della musica commerciale, c’è sempre
stata la tendenza all’esterofilia. Quasi tutti i grandi nomi hanno nella
propria band un musicista (di solito il chitarrista o il percussionista) o
americano o sudamericano; ma questo non fa testo dato che non è il mercato
commerciale a fornire il vero polso delle tendenze musicali nuove. Il problema
è che mancano gli spazi dove potersi esibire perché un contatto tra italiani e
musicisti latini c’è da molti anni – almeno a Milano – ma poi mancano i mezzi
per farsi sentire. Comunque sia il futuro, e non solo nella musica, è del
mondo con il mondo. Le collaborazioni in qualsiasi settore saranno sempre di
più tra persone di diverse culture. Tutta la cultura latina è da sempre un
grande esempio di slancio in avanti senza mai perdere il sorriso anche in
momenti difficili e questo i musicisti latini lo trasmettono da sempre, non a
caso anche i “colossi musicali” americani hanno scritto pagine indimenticabili
di storia ispirandosi al mondo latino.
21 - Un messaggio per il nostro pubblico italo peruviano e latino
La musica emoziona, l’emozione apre il cuore: questo è un po’ il nostro motto.
Speriamo di trasmettervi emozioni con la nostra musica e di poter arricchire
il nostro repertorio con brani della vostra cultura, di incontrare magari dei
vostri artisti, di condividere le nostre esperienze. L’importante è guardare
sempre oltre…
Intervista di Sergio Garcia
Alcune foto sono state fornite dagli Scent
altre sono tratte dal loro web
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