Intervista  a  Giovanna Pollarolo
Seconda intervista rilasciata a El Comercio

      Entrevista: Miguel Farfán miguel@decajon.com 
Fotografías: José Moscoso ppfan@decajon.com
traduzione a cura di Alessandra Mancini

Quando le donne prendono la parola  

La televisione ha vinto sulla poesia, almeno momentaneamente.

In questi giorni, Giovanna Pollarolo è impegnata a scrivere gli ultimi capitoli della telenovela "Milagros" dell'emittente America Televisòn, l'adattamento di una storia della scrittrice Delia Fiallo che si avvia ormai alla conclusione.Nonostante l'impegno, Giovanna ci ha riservato un pò del suo tempo per parlarci del suo libro di poesie "Tra donne sole" che riappare in libreria nella sua terza ristampa ma questa volta nella magnifica edizione della casa editoriale Peisa. 
D.- Quali sono le tue impressioni su questo libro, pubblicato per la prima volta quasi dieci anni fa? Ti senti ancora vicino a questo libro?

Giovanna Pollarolo durante l'intervista - foto: José Moscoso-

R.- Per me è come se l'avesse scritto un'altra persona. A volte succede che dopo pubblicato - e non è un luogo comune - il libro diventi quasi sconosciuto all'autore. Posso leggere "Tra donne sole" con un certo distacco e sono anche capace di dire: " Questa sì è una bella poesia!", oppure "qui avrei potuto fare così", ma ormai è finito e non ho ragioni per riscriverlo. Per l'autore è un libro finito, completamente, anche se non ha mai smesso di darmi delle sorprese. Quando lo pubblicai pensai che sarebbe stato un libro discreto, per un ridotto numero di lettori, come tali sono i lettori di poesie. Inoltre era un libro con una visione molto particolare, focalizzato sulle donne di vent'anni fa, provinciali e di una scuola di suore. Voleva essere un libro generazionale. E una delle sorprese fu proprio questa, perché risultò essere più che un libro generazionale, perché con questo libro sono per esempio andata a visitare scuole dove le ragazze mi dicevano che "Tra donne sole" aiutava loro a cancellare timori e incertezze rispetto alla loro vita futura, ma contemporaneamente permetteva loro di discutere verso dove erano dirette le loro vite…

D.- Le tue poesie si possono leggere come se fossero piccoli racconti che, uniti tra loro, danno come risultato una storia unica. Che influenza ha avuto nella struttura di queste poesie la tua formazione come autrice di testi? 

R.- Credo molta. Nel 1986 iniziai a scrivere sceneggiature e anche queste poesie, anche se il libro fu pubblicato solamente nel 1992. Credo che l'esperienza che stavo maturando scrivendo questi testi alimentava la mia poesia. Quando scrivi le sceneggiature acquisisci una certa dimestichezza nei dialoghi che poi ritrovi anche nelle poesie, come il concetto di realizzazione di una scenografia. Ci sono poesie che potrebbero essere rappresentate. Sono molto visuali e potrebbero adattarsi ad una rappresentazione teatrale o cinematografica. Certo, puoi immaginare queste donne sedute, la conversazione che si svolge durante varie ore con ricordi, silenzi, dialoghi, testi che non sono detti ma pensati e sono come una voce in che non si sente.

D.- Mi sembra che, oltre alla struttura narrativa, l'interesse suscitato da "Tra donne sole" fu dovuto all'uso di un linguaggio molto colloquiale, interiore, quasi un invito al lettore che si avvicinava per la prima volta alla poesia.

R.- Si ma credo che c'è qualcosa di universale che affligge uomini e donne di diverse età, ed è l'insoddisfazione personale che viene riflessa nelle poesie. Questo libro parla di qualcosa presente nella natura degli esseri umani di oggi e di sempre: non siamo mai felici di quello che abbiamo, appena lo raggiungiamo perde in brillantezza e sembra consumato. E l'unica maniera per sopravvivere è pretendendo qualcosa di più, aspirare a raggiungere nuovi sogni.

D.- E di che nuovi sogni o frustrazioni credi che parlino le donne di oggi?

R.- Beh, bisognerebbe vedere le ragazze che hanno vent'anni ora come parleranno tra vent'anni…

D.- Di che parleranno allora? 

R.- Non so, non mi azzardo ad affermare nulla ...
(rimane in silenzio un istante, meditando la risposta). 
Forse le aspettative amorose produrranno delle situazioni simili… Forse sono un pò pessimista, ma mi permetto di pensare che le relazioni amorose, le aspettative di realizzarsi attraverso la vita di coppia, continuino a creare delusioni. Perché, nonostante la buona volontà che si possa avere, queste relazioni non sono mai all'altezza delle aspettative.

D.- Spazi ugualmente nella narrativa che nella poesia?

R.- Dipende. Giustamente giorni fa ho riscritto una poesia dopo vari mesi.

D.- E come ti sei sentita?

R.- Bene (sorride con espressione di piena soddisfazione) mi sono sentita molto bene. In questo caso quello che scrissi era per una poesia, non avrei potuto dire molto in un racconto. Molte volte dipende dalla visione che sorge perché il testo raggiunga la struttura di una poesia o di un racconto. Si parte sempre da un'immagine. Alcune volte anche da una parola, ma soprattutto da un'immagine. Poco fa ho visto sulla spiaggia un gabbiano e un avvoltoio su di una roccia, quando arrivò l'onda il gabbiano alzò il volo mentre l'avvoltoio, pesante e maldestro continuava soltanto a sbattere le ali….. C'è una poesia in quella immagine ma che non ho ancora scritto. La stessa immagine forse l'ha vista parecchia gente ma a me suggerisce qualcosa. Non so ancora cos'è.

D.- Hai detto una volta in un'intervista: la mia poesia non sa festeggiare… 
(ci pensa un attimo e ride) 

R.- L'ho detto, vero? Che tutte le mie poesie sono tristi. Non credo di averne scritta nemmeno una allegra, ma la maggior parte della poesia non è celebrativa. Forse le odi, i canti agli eroi, la poesia epica. Mentre lo stile lirico è piuttosto di isolamento, constatazioni drammatiche, angosce.

D.- Ti dispiace che la gente ti identifichi con quella tristezza che si percepisce nelle tue opere?

R.- A volte, ci sono persone che mi chiedono perché non scrivo cose più gioiose, più stimolanti… ma io non ho mai pensato di scrivere un manuale di auto-aiuto. La letteratura non è così.

D.- E cos'è la letteratura per te?

R.- Credo sia poter estrapolare cosa nasconde l'immagine del gabbiano e dell'avvoltoio (ride ma poi diventa seria riflessiva)…la letteratura è tutto ciò che mi permette di scoprire ciò che prima era inavvertito, qualcosa che aiuta a capire me stessa ma anche a capire gli altri.

Ringraziamo Giovanna Pollarolo e www.decajon.com  
per la collaborazione

ulteriori notizie su Giovanna Pollarolo

www.peruanità.it