News da Lima a cura di  Pompilio Inglesi

  Mario Polia - Un "TOMBAROLO" molto speciale

Resoconto di una simpatica premiazione liceale

Teatro Antonio Raimondi a Lima. Nel locale dell'antica scuola, settecento scanni e un sipario aperto; sulla scena diciassette seggiole, un magnifico pianoforte made in Italy, abbondanti fiori colorati, il bicolore peruviano accoppiato al tricolore italiano, un ambiente dove si respira italianità pura. 

Le personalità presenti

Tra gli partecipanti a fianco dell'Ambasciatore d'Italia, Dott. Sergio Busetto, i membri della Associazione Educativa Antonio Raimondi signori, Vittorio Azzariti, Rosina de Ferrari, Salvatore Polverini e Roberto Crovetti. Presenti anche i presidi italiano e peruviano ed un numeroso gruppo di professori, genitori, parenti ed amici degli studenti.
Una giovane professoressa (che funge da maestro di cerimonie) dopo aver dato il 

benvenuto ai presenti invita gli ex allievi ad accomodarsi sul palcoscenico, poi ad intonare le note dei due inni nazionali.
Il preside italiano, professor Licciardi, si rivolge agli esaminati, dall'Italia è arrivata una commissione del Ministero dell'Educazione Italiano per effettuare l'Esame di Stato, con parole di sostegno per i ragazzi che intendono continuare gli studi universitari, infatti per ottenere il riconoscimento congiunto di Italia e Perù, devono studiare un anno in più dei loro compagni, ed al termine fa gli auguri a tutti. 
Il noto concertista Arturo Castro Guerra, anche lui ex allievo della scuola, diletta la cerimonia con delle arie adatte al momento che animano e rallegrano la serata.  Con lo spirito che lo caratterizza il dottor Giancarlo Farris, descrive in brevi e meditati, lucidi e certamente scritti con affetto, resoconti scherzosi di prosa poetica, il carattere dei ragazzi. 
Prende la parola l'Ambasciatore che si rivolge ai ragazzi con parole molto sentite facendo paragoni di età, grado di studi e abitudini dei due Paesi.  Sapendo che molti dei diplomati andranno in Italia per ottenere lauree universitarie fa le raccomandazioni del caso, riconoscendo in pubblico la sua affezione per la poesia, la lettura, il cinema, il teatro e ... il calcio, meritandosi uno scrosciante applauso.

Gli studenti sul palcoscenico

 

il prof. Licciardi
il prof. Licciardi

il prof.Farris
il prof.Farris

 

L'Ambasciatore Busetto
L'Ambasciatore Busetto

Dopo una seconda parentesi musicale per rilassare un po' i nervi, l'Ambasciatore risale sul palcoscenico, saluta il maestro e stringe la mano ad ognuno degli ex allievi complimentandosi con loro, dopodiché si ritira evidentemente compiaciuto  augurando a tutti buone feste. La cerimonia prosegue con il Sig. Azzariti  che consegna la medaglia ad ognuno degli studenti, dividendosi il compito con il preside Licciardi. Al termine della cerimonia, gli intervenuti insieme a professori ed al Direttivo raggiungono la Sala Raimondi dove viene servito un Vino d'Onore molto apprezzato. 

 


 

MARIO POLIA - UN "TOMBAROLO" MOLTO SPECIALE
da "EL COMERCIO " riduzione e traduzione a cura di Giorgio Negrin

Le antiche tombe peruviane nascondono almeno altrettanti segreti di quelle egiziane. Con una notevole differenza di "copertura" televisiva e cinematografica, che oggigiorno fa la fama delle cose e di chi se ne occupa, a favore dell'Egitto. Ma sabbie e tombe sono abbondanti anche in Perù, e affascinarono un giovane italiano di nome Polia che quando vi arrivò aveva "l'etichetta di 'gringo' attaccata sulla fronte", come dice un prestigioso giornale peruviano (El Comercio del 18/12/2001). La sua curiosità scientifica gli fece comprendere che, parole sue, "non c'è altro modo di capire un mondo differente che entrandoci".
L'occasione arrivò quando Polia, dirigendo un gruppo di archeologi, scoprì a circa 200 km. a NO della città di Piura la tomba di uno sciamano, un capo religioso della tribù ayahuacas che abitava in quella zona all'epoca della nascita di Cristo. Il corpo mummificato dello sciamano era pressoché intatto, sepolto in una fossa profonda circa quattro metri contenente anche molte suppellettili che, si suppone egli usasse nell'esercizio delle sue funzioni - e che sono notevolmente rassomiglianti ai "ferri del mestiere" usati ancor oggi dai conosciuti "curanderos"  cioè stregoni, della zona andina di Huancabamba -.

da "El Commercio"

Nella tomba dello sciamano, sepolto in posizione seduta e con addosso una camicia decorata da circa 500 placche di bronzo dorato, vi erano pietre e cristalli di svariate composizioni e colori, pinze depilatorie, tre denti di giaguaro e uno di orso, oltre che due collane fatte con conchiglie "spondylius" - collane sempre presenti nelle sepolture dei notabili di quelle antiche culture. Inoltre c'erano due vasi di terracotta, uno rosso e uno nero, a forma di bottiglie con un collo dove era attorcigliato un serpente bianco stilizzato (secondo la tradizione serve per i riti propiziatori della pioggia) e una "bacchetta magica" di circa due metri fatta di "chonta", pianta della selva considerata magica, e con la punta di bronzo. Ad "accompagnarlo" c'erano anche altri due corpi, certamente di suoi aiutanti sepolti con lui. 
La scoperta di questa tomba da parte di Polia e 

la sua équipe è importante anche perché ora si ha la certezza che gli sciamani attuali usano gli stessi mezzi e sistemi di duemila anni fa, quando erano considerati come divinità poderose che controllavano il tempo e le piogge. Questa scoperta, ha detto Polia, permette affermare senza ombra di dubbio che la stregoneria piurana ha le sue radici in pratiche millenarie.Lo spirito scientifico e l'entusiasmo, uniti nella persona di Polia e di suoi validi 

foto tratta da "El Commercio"

collaboratori peruviani, fecero si che gli studi e le scoperte continuassero, sempre sotto l'egida e con l'aiuto del Centro Studi e Ricerche Ligabue di Venezia e del Ministero di Relazioni Estere italiano. Polia, ormai un entusiasta studioso degli usi e costumi dell'antica cultura peruviana, ne sviscerò tutti gli aspetti: non ultimo quello delle interessantissime conoscenze nel campo medico tradizionale. Come per esempio il cactus "San Pedro" che ha, assieme a droghe sacramentali, un compito curativo efficiente ed attuale. Il nome, che gli è stato dato dopo la venuta dei conquistadores, ha anche un preciso senso spirituale, poiché San Pietro rappresenta il possessore del le chiavi del paradiso, e che serve agli sciamani per stabilire un legame tra il mondo degli uomini e quello degli dei. Oggi, per inciso, gli sciamani sono di gran moda: ed ecco che per alcuni dollari il  turista partecipa ad una sessione funzione sciamanica in cui viene usato il "San Pedro" accompagnato da altre erbe come l'ayahuasca o il peyote, trasformando l'esercizio della funzione stessa in un affare.
Per trasmettere le conoscenze acquisite Polia ha scritto interessantissimi libri, veri manuali, unendo al suo ruolo di scienziato l'entusiasmo del protagonista. I titoli: "Los petroglifos del valle de Samangas", "La Medicina tradizionale andina del Perù settentrionale", "La Sconosciuta Archeologia dei Guayacundos di Ayahuacas", "Indovini e medici delle Ande", "La cosmovisione religiosa andina".  Arrivando così alla sua ultima e recente opera:
 IL SANGUE DEL CONDOR - SCIAMANI DELLE ANDE.
Un libro che è stato già pubblicato in italiano (Ed.Xania di Milano) e che è stato adesso presentato in versione spagnola, sotto il patrocinio del Presidente dal Congresso del Perù, Dott. Carlos Ferrero Costa (di origine italiana) in una seduta apposita e solenne nei locali del Congresso Peruviano. Nell'occasione ha anche partecipato l'Ambasciatore italiano Dott. Sergio Busetto che ha potuto così consegnare a Mario Polia l'onorificenza conferitagli dal Presidente Ciampi. Gesto in un certo senso storico, e che si addice all'opera del neo Cavaliere: un'onorificenza italiana a uno studioso italiano del Perù consegnata nelle Sale del Congresso del Perù è certamente parte di quel mondo, da lui sapientemente descritto, un mondo incantato del sentire presocratico dove Dio non è morto ma è onnipresente, dove la Sua presenza anima il fuoco del camino casalingo. Forse egli ci ha indicato la strada per metterci a pensare su quello che dice uno sciamano peruviano ad un 'normale' medico, anche lui peruviano, pochi istanti prima di morire: "Il vostro cervello pensa con un emisfero , noi per fortuna pensiamo con tutti e due!" . Pensiamoci..... 

Giorgio Negrin

www.peruanità.it