Articolo sul Professor Polia da "El
Comercio"
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Qualche anno fa, nel 1997, a Milano il Prof. Mario Polia ha pubblicato in italiano, con Xenia Edizioni, l'opera:
"Il sangue del condor. Sciamani delle Ande". Successivamente, l'Ambasciata d'Italia ha incaricato la signorina Blanca Ly della traduzione in spagnolo dell'opera, ed è stato l'inizio di quello che pochi giorni fa ha trovato conclusione con la presentazione nella "Sala
Grau" del Congresso con
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il patrocinio del Presidente del Congresso della Repubblica del Perù, dottor Carlos Ferrero Costa, con l' Ambasciatore della Repubblica Italiana, Dott. Sergio Busetto, accompagnato dall'autore e dai ricercatori Dott. Fernando Fuenzalida e Dott. Luis Millones. Il Presidente del Congresso, dopo aver ringraziato le personalità della cultura e della collettività italiana per la loro presenza,
ha fatto una semplice ma accurata presentazione del libro e del lavoro dell'autore lasciando agli oratori seguenti l'onere di proporre un'analisi più
approfondita.
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E, gesto simpatico nell'ambiente creatosi, indicando un'affinità di origine personale, prima di terminare il proprio intervento e cedere la parola al nostro Ambasciatore, ha voluto sottolineare il fatto di essere discendente di quattro famiglie arrivate in Perù dall'Italia verso la fine del secolo XIX. Effettivamente i Costa, i
Ferrero, gli Elice ed i Rebagliati, avi paterni e materni dell'attuale Presidente del
Congresso, furono i capostipite di tre feconde famiglie d'origine italiana. Il Dott. Busetto ha di seguito ringraziato a nome dell'Italia il Governo peruviano, indicando che il libro
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è frutto del lavoro di più di vent'anni di ricerche in questo
ampio e complesso settore, e che l'autore appartiene alla Missione "Andes Septentrionales" organizzata dal Centro Studi e Ricerche Ligabue di Venezia con la partecipazione del Ministero degli Affari Esteri d'Italia. Ha anche raccontato che dopo aver letto l'originale in italiano era rimasto veramente appagato, sottolineando che:"...questo libro di Mario Polia può essere situato in maniera ideale, per suo contenuto e per l'impegno del
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personaggio rappresentato dall'autore, nella produzione di lavori di ricerca di quegli storici italiani profondamente innamorati del Perù, e che al Perù dedicarono il proprio ingegno, e tra i quali annoveriamo quell'Antonio Raimondi che ne fu maestro e illustre antecessore. Queste opere costituiscono un apporto italiano
alla conoscenza ed alla diffusione del patrimonio culturale di questo straordinario Paese, nel quadro d'una cooperazione culturale ogni volta più ampia e profonda". Concludendo poi l'intervento con la richiesta alla Presidenza il permesso di consegnare allo studioso la decorazione inviata dal presidente Carlo Azelio Ciampi, che
gli conferisce il titolo di Cavaliere Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica
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Italiana. Con lo scrosciante applauso dei presenti nel più rappresentativo edificio dello Stato Peruviano, è avvenuta la consegna di questa onorificenza della Repubblica Italiana, evento storico che sicuramente sarà ricordato quale segno
dell'amicizia tra l'Italia ed il Perù. Il Presidente del Congresso si è a questo punto ritirato, lasciando ai dottori Fernando Fuenzalida e Luis Millonesil la presentazione dell'opera. Tra le cose importanti, ci sembra necessario ripeterne una detta da Frenando Fuenzalida: "Mario Polia descrive come essere universale il messaggio trasmesso dalla voce di quelle creature alate,
le anime, nelle Ande del nord, delle quali Mario Polia, italiano, è diventato l'interprete.
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Sull'universalità delle tradizioni arcaiche si è scritto abbastanza nel ventesimo secolo: quasi tanto come sull'incapacità della scienza empirica a dimostrare l'esistenza di un nesso universale con quella cultura. Mario Polia
condivide con le anime andine l'universalitàdel messaggio, e non ci dobbiamo stupire se alla fine di questo viaggio lui viene identificato come la nostra guida. Una peregrinazione iniziatica nel più puro dei sensi, che ci ritrova di ritorno all'Arcadia. In un mondo 'al diritto', inverso da quello nel quale questo mondo si percepisce
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e si vive 'al rovescio', pachacuti girato. Un mondo incantato del sentire
pre-socratico, dove Dio non è morto ma è onnipresente, dove i suoi dei e le sue case animano ancora il fuoco del
camino casalingo, dove tutto ha vita e l'uomo ancora non si trova sotterrato". Al termine prende la parola il neocavaliere che esordisce dicendo di non meritare tale riconoscimento, ma che rinnoverà il suo impegno per meritarlo veramente. Poi ha enunciato la "sua" verità,
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mantenendo il pubblico sul filo del rasoio, rispondendo alle tre sagge e classiche domande: Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? Risposte con il supporto di pensieri veramente filosofici, iniziatici ed esoterici, proponendo le sue verità con parole semplici per chi sa ascoltare, sincere per chi conosce un po' della materia, e molto interessate e sicure
per coloro che in un modo o l'altro praticano l'esoterismo. Impressionante la conclusione in rigor mortis di un chaman che confessa ad un medico la differenza
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tra la medicina classica e la chamanica: semplice, secondo la spiegazione del moribondo, il vostro cervello pensa con un emisfero, noi per fortuna pensiamo con tutte due.
Il dottor Polia conclude il suo intervento con una dissertazione accattivante perfino per i non addetti ai lavori, raccontò di dove si trovava
il giorno che un funzionario dell'Ambasciatagli comunicò che il suo libro sarebbe stato presentato presso il Congresso. Era in uno scavo, molti metri sotto terra, e gli operai lo chiamarono per dargli la notizia
di una nuova scoperta, avevano trovato un antico chaman sotterrato con tutte le decorazioni che usavano a quei tempi, come ora del resto. Lui domandò ammirato (il dialogo con i suoi aiutanti è stato
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registrato per iscritto) al pubblico: ... credete che sia stata soltanto una coincidenza? O, forse, una premonizione? Ma, ditemi
allora ... perché proprio quel giorno? ...Vi dirò, aggiunse, io non sono l'autore di quel libro!! ... sono soltanto chi ha prestato la sua mano a coloro che dovevano scrivere la verità della storia.
L'incontro termina con un prolungato applauso dell'intera platea in piedi.Dopo i saluti di rito come consuetudine in occasioni del genere gli astanti hanno preso parte al vino d'onore servito nella sala da pranzo del Congresso.
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da Pompilio Inglesi da Lima
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