Bollettino  precedente

Lima 
22
febbraio 2002

Bollettino  precedente

 

Il 18 gennaio scorso, giorno in cui si commemora l'anniversario della fondazione da parte spagnola di Lima, il sindaco della città, Dr. Alberto Andrade, ha insignito con la Medaglia Civica il Dr. José Antonio del Busto, notevole e prolifico storiografo , che gode di ampio rispetto nell'ambito intellettuale peruviano. 
Dopo alcuni giorni, è stato presentato, nella sua versione preliminare, l'Atlante Ambientale della Lima Metropolitana. Una iniziativa della Municipalità con l'appoggio di organizzazioni olandesi, per divulgare informazioni sulle risorse, la potenzialità e la preservazione della città. È stato inviato inoltre alle istituzioni interessate, per completarne le informazioni, ottenere suggerimenti, proporre nuove mete. La versione finale sarà distribuita gratuitamente nelle scuole della Gran Lima. 


Explorando  Perù, società di promozione per un  turismo sostenibile nel paese, organizzerà del 14 al16 di marzo la Seconda Fiera Turistica: "Expo Destinos. La Settimana Santa in Perù", che avrà luogo nei portici del Municipio di Lima e nei vicoli P. Santa Rosa. Questa presentazione, con il patrocinio della nostra istituzione, ha come obiettivo promuovere e incentivare il turismo interno, tanto a Lima come nella provincia, sul tema di questa festività religiosa. Abbiamo organizzato un convegno sulla Settimana Santa a Lima che si terrà  venerdì 8  marzo, nella sala conferenze del Patronato di Lima, Jr. Conte di Superunda 341.
 Informazioni ed iscrizioni nei nostri uffici o ai telefoni 427 1739 e 427 0499. 


Se agli abitanti di Lima si fosse chiesto che tipo di festa vorrebbero  celebrare  come si usava anticamente, senza alcun  dubbio avrebbero risposto: il carnevale.  Questa celebrazione è quella che tutti ricordano con una speciale nostalgia, anche se sono rimasti in pochi quelli che realmente la hanno vissuta. La maggioranza di noi conosce queste feste per i racconti che fanno i nostri vecchi, ricordando tempi in cui a  Lima si respirava un'aria di signorilità. 
Il carnevale, com' è arrivato a noi, è del secolo XIX e soprattutto delle prime decadi del XX.  In tempi antichi quando c'era ancora il  vicere, le mascherate,  alcancías (specie di guscio di fango riempito con acqua colorata e puzzolente lanciate tra i differenti gruppi),  encamisadas notturne, (nascondersi per sorprendere l'avversario); juegos de cañas (giochi di canne) ;juegos de cañas (battaglie a cavallo tra bande ); parlampanes y papahuevos  (prendere di sorpresa gli incauti ), e  tutta una serie di vistose processioni e cavalcate settimana dopo settimana in tutti i mesi dell'anno, rendevano non necessaria qualunque altra celebrazione specifica del carnevale o carnestolendas. 
Quella attuale è una festa cristiana, benché con reminescenze pagane che designa il periodo di ritiro delle carni dai tavoli nelle case, e si realizza durante i tre giorni che precedono il mercoledì delle ceneri che segna l'inizio della Quaresima. È, dunque, che  questi tre giorni si trasformano in giorni di sregolatezza in cui il  giusto ordine viene ignorato, tutto è ammissibile, poi dopo, si spengono le  tensioni e ci si purifica digiunando per i successivi 40 giorni preparatori per la Pasqua. 
Ora le celebrazioni ed i giochi sono molto violenti, la forma è cambiata ma il fondo è sempre e continuerà ad essere lo stesso: bagnare e bagnarsi. Alla  fine del XIX si giocava con secchio e siringhe, uova "profumate" e gusci di cera, pompette  e picca-picca (pungi -pungi), pittura di tutti i colori e la diabolica vescica, ripiena di farina. 
Le uova che si gettavano, per esempio, si preparavano molto tempoprima, i  gusci erano vuotati abilmente dai pasticcieri per essere poi riempiti con acqua colorata e profumata, coprendo dopo gli orifizi con la pece. Si trasformavano così in proiettili che erano venduti nelle tre giornate per le strade e  nelle piazze. 
Dalla vigilia, sempre di sabato, tutto era in movimento. Al pomeriggio, si promulgava il Bando dell'Intendenza, per tutte le piazze: proibizione assoluta di gettare acqua verso quelli che non partecipano al gioco,e verso i poliziotti in servizio, pena una multa; quelli che transitino a cavallo non potranno farlo al trotto né di corsa; la polizia  soccorrerà ogni persona che, senza provocare, fosse bagnata o caduta, etc., etc.  Sempre la stessa cosa ma non si realizzava mai perfettamente. Di sera, la Piazza Maggiore si riempiva di gente attratta per i concerti delle bande militari, ed i magazzini del centro erano invasi da numerosi compratori che cercavano essenzialmente i famosi chisguetes. Incominciavano così piccoli scontri carnevaleschi che preludevano quello che andava ad accadere al giorno dopo. 
L'alba della domenica era tutta una promessa di incantesimo e baldoria. Il gioco cominciava  presto, e questo obbligava le donne ad andare alla prima messa al fine di evitare ogni minaccia. I ragazzi si impadronivano della strada, a volte a digiuno, con le brocche di latta e pacchi di pittura, con i vestiti più vecchi per ridurre i danni . I panettieri e lattai che arrivavano a cavallo o con l'asino, erano le prime vittime. Con le automobili e tram succedeva altrettanto, per questo motivo si doveva sospendere il traffico alle 12,  i treni dal Callao e da Chorrillos servivano come bersaglio agli attacchi esagerati dai giocatori che li assaltavano, lavando a secchiate d'acqua pulita ai passeggeri senza distinzione alcuna. 
Gruppi di uomini, con sacche piene di uova e alcancias, con nasi e baffi posticci, percorrevano la città bombardando balconi e finestre. La stessa cosa facevano altri giocatori che, a cavallo o in automobili scoperte si mettevano nei posti con maggior rischio. Si giocava anche dai tetti, sui quali salivano provvisti di enormi vassoi e da dove non lasciavano nessun cristiano illeso. 
C'erano case i cui padroni, dopo i feroci combattimenti di strada in strada invitavano gli attaccanti a passare dentro per un momento di riposo e offrivano la merenda. Alcune famiglie organizzavano pranzi con amici intimi, invitando gli ospiti ad andare preparati per giocare. Nelle notti, nei quartieri in cui non c'erano ne balli né maschere, la gioventù armata di vesciche e sacche di farina attaccava i viandanti. Altri dai tetti lasciavano cadere sui viandanti sacchi pieni di latte e pietre, agganciati a corde tanto bene misurate che non arrivavano mai a toccare le vittime, ma che li faceva urlare dallo spavento. 
Un numero chiamato:  "Son de los Diablos " , provocava subbuglio in alcune strade. Lo componevano gruppi di neri grandi, orribilmente mascherati da diavoli che portavano in giro enormi mascelle di asino accompagnati da flauti, tamburelli, scatoline, arpe ed altri strumenti musicali, si fermavano di fronte alle case a danzare e cantare sfrenatamente per poi chiedere soldi per l'esibizione. 
Il  passaggio dei carri era un'altra delle fantasie con le quali si rallegravano le strade e le anime, adeguatamente organizzato dal Comune che designava una commissione per tale scopo. Per tre giorni il dio della sana pazzia agitava le strade della città. L'alba della domenica vedeva un oceano umano per le strade centrali, aspettando la sfilata dei carri allegorici. In testa a tutti andava quello del re, seguito da quello del Consiglio Comunale, da quello di una rivista di moda, in successione  quello della regina del Mercato Centrale, degli altri distretti comunali , delle colonie degli stranieri residenti, della Scuola Taurina, dell'impresa del box e della cinematografica, il carro del cavo di telegrafo, ed altri non meno vistosi. Anche il lunedì c'era sfilata, questa volta del corso popolare, al quale partecivano quasi tutti i carri che avevano sfilato il giorno precedente. Di sera continuava l'entusiasmo nei vicoli centrali, fino all'alba del martedì. Nella Piazza Maggiore, nel rione dell'Unione, nella Passeggiata Colombo, vi era un gran affollamento di gente in attesa della sfilata delle regine che finiva con una battaglia di fiori. 
Gli hotel, ristoranti e club offrivano feste per tutti i gusti e le tasche; le più famose si davano nei Chorrillos, Barranco, La Punta, Ancón, La Magdalena y San Miguel. Le celebrazioni si concludevano il mercoledì delle Ceneri, con il funerale del "Ño Carnavalón" negli stabilimenti balneari. Sfortunatamente tutto questo si è  perso a partire dalla soppressione di questi tre giorni di sano divertimento. 

Alla prossima...Rosa Calderon

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