Prostituzione
straniera: la serata che vale 200 Euro
di Angela Roig Pinto
Arrivarono in Italia colme di aspettative, sogni e
illusioni, ma l’80% di loro non sapeva che la strada sarebbe stata
il loro destino. Almeno fino a quando hanno avuto il coraggio di
tornare libere... però, soltanto il cinque per cento è riuscito a
farlo. Per il resto, i loro sogni ancora costano più o meno 200 euro
a sera.
È arrivata la sera e loro sono già
sulla strada. Circa la metà non hanno più di 21 anni, ma ne la loro
giovane età ne la loro nazionalità straniera le impediscono di
esercitare la prostituzione; anzi, è per questi motivo che sono
state più facilmente prese dalle organizzazioni che gestiscono il
racket.
A dirlo è stata la docente dell’Università Bicocca di Milano,
Patrizia Farina, basandosi sul nuovo Osservatorio Tratta della
Prostituzione, promosso dalla Caritas Ambrosiana, i cui risultati
hanno rivelato che il 68% aveva un passaporto falso o non proprio
quando sono venute in Italia ed il 40% è ancora irregolare o
clandestino.
Il 55% proviene dall’Est Europa con la Romania in testa (34%), ed il
37% dall’Africa, con la Nigeria al primo posto (35%). I transessuali
ed i travestiti sono principalmente brasiliani. Le latine,
preponderatamente dell’Ecuador e dell’Uruguay, preferiscono dare
appuntamenti in posti chiusi.
“Di solito sono contattate attraverso il cellulare e guadagnano
tra 50 - 100 euro a sera; invece quelle che sono sulla strada
guadagnano 30 o 40 euro per prestazione, ma dipende tutto dai
clienti che normalmente pagano di più per non usare il
preservativo... nonostante il rischio, alcune accettano per
necessità... devono pagare un grosso debito poiché sono state
portate in Italia illegalmente”, racconta l’operatrice
dell’Osservatorio della Caritas Ambrosiana, Palma Felina.
La Caritas Ambrosiana ha svolto un progetto apposito per accogliere
le prostitute e reinserirle nel cammino dell’autonomia, dando la
possibilità di avere un lavoro dignitoso e legalizzare la loro
situazione di immigrate. Nel corso del 2007 sono state 4 mila le
persone contattate dalle 10 unità di strada attive in Lombardia e
circa 200 hanno deciso di entrare nei centri di accoglienza.
“La maggioranza di loro decide di uscire quando non ce la fanno
più, alcune cercano l’uscita dopo tre, quattro, oppure sei anni,
altre dopo pochi mesi, secondo la situazione in cui si trovano
perchè di solito sono prese dalle organizzazioni criminali. È il
caso di una uruguayana di 35 anni che è riuscita a scappare solo
attraverso l’aiuto di un cliente che ha chiamato la polizia. È stata
protetta dall’art.18 (che prevede le condizioni per il soggiorno per
motivi di protezione sociale) ed è riuscita a regolarizzarsi”,
dice Felina.
Forse per timore del racket, raggiungere la libertà è stato
possibile soltanto per cinque prostitute su cento. Il resto ancora
rischia il proprio destino tra la strada e la clandestinità.
Secondo lo stesso Osservatorio, due terzi non sono sposate o non
hanno figli. Il 62% non è andata a scuola per più di 8 anni. Il 28%
ha un profilo medio o alto nonostante il 34% era disoccupata nel
proprio paese e il 29% era lavoratrice precaria.
Con certezza non si sa quante siano le “donne della strada”. Si
stima che siano non meno di 70 mila in tutta Italia, delle quale
l’80% sono straniere. Purtroppo, il 14% ha subito violenza. Inoltre,
sono state ingannate perchè le modalità di lavoro non erano quelle
promesse al momento della partenza dal loro paese.
Speravano di migliorare le loro condizioni di vita, invece hanno
scoperto la durezza ed i rischi della strada, che, non è neppure
paragonabile con quella da dove provengono. Per chiedere aiuto, la
Caritas Ambrosiana offre la sua disponibilità. Inoltre, si
può contattare il numero verde 800.290290. |