Maria Elena Moyano è conosciuta in Perù come "Madre Coraggio". Acquisì questo titolo non solo per la sua morte tragica ma soprattutto per la vita al servizio del suo popolo,nella lotta contro i responsabili della violenza e del
terrore, e cercando, insieme alle donne di Villa El Salvador, di costruire un futuro migliore per la sua gente.
Maria Elena arrivò all'allora insediamento umano e oggi popoloso distretto di
300.000 abitanti quando aveva tredici anni. Passò la prima notte con la sua famiglia senza riuscire a
dormire, in una capanna di giunchi che non aveva tetto. I suoi anni dell'adolescenza trascorsero tra le difficoltà della povertà e gli interrogativi che lei stessa si
poneva. Amava il teatro e collaborava con un gruppo che arrivò ad avere circa 50
ragazzi, compresi molti drogati, per cui Maria Elena e la maggior parte dei giovani, li
accoglievano con la speranza di cambiar loro la vita. Fu nel 1975 che "sendero" iniziò a infiltrarsi nel gruppo e nella sua comunità.
La diserzione dei giovani fu veloce, poichè i discorsi maoisti annoiavano la maggior parte di loro e Maria Elena avrebbe ricordato con tristezza che "noi dirigenti siamo rimasti
soli, agganciati alla scuola popolare. "Sendero" deluse il nostro gruppo di
teatro.
All'inizio gli ideali rivoluzionari calarono nello spirito assettato di giustizia di Maria
Elena, sempre combattiva, sempre idealista, e fu così che fu eletta dirigente
"volevo cambiare il mondo"- diceva.
Aveva 19 anni. Ma dopo la lotta giunse la delusione. Oltre ad appoggiare gli scioperi del SUTEP e
a contestare come erano stati usati da gente che in realtà non si preoccupava né per lei né per i
suoi, Maria Elena affronta la realtà e si allontana dall'attività politica per dedicarsi a suo figlio e alla comunità.
Lavorava in una scuola del suo settore a Villa El Salvador durante il giorno e di notte alfabetizzava
adulti. Fu eletta presidentessa del Club di Madri che aveva aiutato a formare e iniziò la sua lotta contro i dirigenti comunali che approfittavano del loro posto per tenersi i viveri che a volte venivano loro donati.
Lavorava tutto il giorno, andava alle riunioni "con i miei bambini
appresso, con il tiralatte pronto, il seno e il biberon" raccontava su un'intervista, e così continuava il lavoro per il suo popolo.
"Noi donne siamo il motore di Villa El Salvador. Siamo noi che ci diamo da fare,che stiamo a
casa, nella comunità" diceva. Fu membro della Federazione Popolare Donne di Villa El Salvador e partecipò alla delegazione che viaggiò in Spagna a ricevere il Premio Principe de Asturias che le fu conferito a Villa El
Salvador. Fu eletta consigliere del sindaco in virtù del suo spirito di dedizione e della sua onestà sempre e
comunque, per la sua tenace opposizione ogni volta che i senderisti tentarono di manipolare gruppi comunali o attività popolari per ottenere appoggio per attività sovversive.
Maria Elena parlava alle folle con un linguaggio chiaro e allo stesso tempo
contundente, e la gente la ascoltava poichè con la sua condotta irreprensibile aveva conquistato l'affetto e l'appoggio del suo
popolo. Nelle marce che si realizzavano contro il terrore e contro la violenza,
era sempre in prima fila e gridava:"Andiamo popolo,che il popolo non si
arrende!"
Nel periodico portavoce del senderismo fu chiamata "rappresentante dell'imperialismo e alleata della
reazione" e a tutti risultava evidente che ciò la iscriveva nella lista nera degli
assassini, ma lei, che aveva già ricevuto varie minacce di morte, rispondeva di non aver paura di morire perché
"il primo compito che ha il popolo è sconfiggere il terrore".
La notte del 15 febbraio 1992, uscendo da una riunione a Villa El Salvador,
accompagnata dai suoi figli e da un ufficiale di polizia, fu intercettata da un gruppo terrorista di circa 20
sovversivi. Di fronte al pericolo imminente lei cerca solo di gridare alle compagne che proteggano i suoi figli mentre
lei, per
salvarli, si allontana ed affronta coloro che la attaccano. Maria Elena Moyano ricevette una scarica di
mitragliatrice prima, e dopo il suo corpo fu distrutto con cartocci di dinamite.
I suoi figli riuscirono a scappare.
Il suo selvaggio assassinio fu considerato l'inizio della disfatta di Sendero,
poiché dimostrò l'incapacità dei gruppi sovversivi di ottenere l'appoggio sia dei dirigenti popolari sia della maggior parte dei poveri del
paese.
Lungi dall'impaurire la popolazione, la sua morte provocò un'ondata di indignazione che non si poté placare, e che favorì molti dei cambiamenti che si ebbero nella strategia antisovversiva del Governo così come nella partecipazione in massa del popolo nel compito della pacificazione.
Aveva 33 anni.
Testo originale tratto da: www.somosmujeresperu.com
che si ringrazia per la collaborazione
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