L'ISOLA DI JONAS

L'Antropologa Sheila Walker ha parlato della 
diaspora africana in America
'Il  caro viso della mia gente nera'
di Juan Miranda Sanchez

Per il mese della Storia Afro Americana negli Stati Uniti, la sezione Stampa e Cultura dell'Ambasciata degli Stati Uniti ed il Centro Culturale Peruviano Nordamericano, hanno programmato una conferenza con la dottoressa Sheila Walker, professoressa universitaria di Antropologia e Direttrice del Centro per gli Studi Africani ed Afro-americani nell'Università di Austin in Texas.Tema della conferenza: la Diaspora africana in America. 
La conferenza è servita inoltre per riconoscere una serie di elementi culturali africani che attualmente fanno parte della nostra vita. 
Il nostro emblematico "piccante alla tacneña", (piatto a base di peperoncino tipico di Tacna)
per esempio, non sarebbe niente senza il "mondongo" (vocabolo africano, in italiano Trippa). Ed è arrivata anche per comprovare 

Sheila Walker durante la conferenza a Tacna.
La D.ssa. Sheila Walker durante la conferenza al Centro Cultural Miculla, di Tacna.

qualcosa che, fino a ora, era quasi sconosciuto tra gli studiosi della cultura Afro-americana: la presenza dei neri nella costa meridionale del Pacifico, la valle di Sama ne i pressi di Tacna è uno di quei posti e la valle di Azapa, ad Arica (ora in Cile). 
Qualcuno ricorda il tema "Toro Mata"? In cui si dice letteralmente: "quello nero non è di qui, quello nero è di Acarí", quel posto si trova molto vicino alla città bianca: Arequipa. O qualcuno nega il legame nero nei balli dell'altopiano? Morenadas, Tuntunas, la presenza di "capisquadra", capi principali dei recinti dei neri, nelle nostre feste delle Croci; o le manfrine che accompagnano ai balli, ricordando magari quel trascinamento di catene dei neri fuggiaschi. 
Di seguito l'intervista che la Dra. Walker ha rilasciato al Correo. 
- Dra Walker, che cosa capiamo per la diaspora africana? 
La parola diaspora vuole dire "seminare, inclinato", allora la diaspora africana è la dispersione della gente dell'Africa, e della sua cultura, attraverso il mondo. E questo è un fenomeno mondiale. La prima diaspora africana fu la diaspora umana, perché ora gli scienziati hanno comprovato che i primi uomini uscirono dall'Africa Orientale, e la diaspora africana più importante e recente fu attraverso la tratta degli schiavi e la creazione delle Americhe. 
-Lei ha parlato di questa tratta dei neri come una fuga non solo di braccia né di forza fisica, bensì  di "fuga di cervelli", a che cosa si riferisce? 
Noi abbiamo imparato che gli africani vennero solo per lavorare la terra, ma che non vennero come intellettuali. Ma gli africani vennero per fare cose che i padroni della terra non sapevano fare, per esempio, conosco meglio quello degli Stati Uniti; c'è un nuovo libro che si chiama "Riso nero", e parla soprattutto della cultura del riso in Carolina del Sud e Georgia, dove il riso arricchì e molta gente non nera fece fortuna nel secolo XIX. Ma la gente che conosceva la cultura del riso veniva dell'Africa, i britannici non conoscevano la cultura del riso. 
- Credo che dobbiamo capire questa presenza, come quella di un generatore di cultura nelle Americhe... 
Assolutamente. 
- Come visualizziamo questa presenza?,lei ha parlato delle parole, dei ritmi, dei sapori, delle armonie... 
Sono molti elementi della cultura, no?. Se pensiamo alla cultura popolare delle Americhe, i ritmi delle Americhe hanno un suono africano, la rumba per Cuba, la samba per il Brasile, il tango per l'Argentina, zamacueca, candomble, cumbia, etc., il movimento incluso, è africano, non è indigeno. 
- Ma anche questo credo sia un pregiudizio, come quello che porta a dire che il nero o è ballerino o è un buon sportivo, o un buon cuoco... ha generato un stereotipo del nero. 
Per quel motivo credo che sia importante sapere che l'africano arrivò con la sua saggezza,  in agricoltura, in tutte le Indie troviamo coltivazioni non solo del riso, della manioca, di frejoles. Si è studiato meno la maniera di trattare il bestiame ma, negli Stati Uniti, si riconosce ora che gli africani arrivarono con una saggezza speciale su come trattare il bestiame. 
- Con tecnologia per determinate forme di produzione... 
Dal punto di vista della nostra società industriale è difficile da immaginare che prima, i lavoratori, dovevano fare gli strumenti di lavoro. E quello che fecero gli africani. Le armi che si usarono per la guerra dell'Indipendenza, chi le fece?, gli africani. Ho letto questo specificamente nel caso del Perù. L'architettura; negli Stati Uniti abbiamo una forma di case che riproducono anche le dimensioni e le forme di case africane. C'è un materiale che è un miscuglio di terra e conchiglie che si usa in Africa Occidentale e nel sud degli Stati Uniti. Questo per fare da contrappeso all'idea che gli africani siano solo cuochi o ballerini. 
- Lei ha parlato di come la Chiesa era il centro di riunione degli africani negli Stati Uniti; in America latina la religione fu questo punto di incontro della cosa africana che generò il sincretismo della Yoruba, in centro america, Brasile, Cuba, etc., perché non fu così negli Stati Uniti?. 
Bisogna dire che la maggioranza degli africani arrivarono prima in Brasile... 
allora il Brasile è il polo africano delle Indie. 
È il secondo paese africano nel mondo dopo la Nigeria. C'era allora una preponderanza di un'etnia africana che arrivò tardi in Brasile ed a Cuba, e che mantenne la sua cultura di origine yorubá. 
- Di dove era quell'etnia? 
Da quella che è ora Nigeria e la Repubblica del Benin, soprattutto dell'etnia Yorubá e Benin. Ma non sono le uniche, c'è una base Bantuí. La famiglia linguistica bantu, esiste in tutto il sud dell'Africa, allora quello ritmo, cibi, etc., sono di origine bantu. Negli Stati Uniti furono relativamente pochi. Meno del 5 percento degli africani, andarono nel nordamerica britannico, siamo pochi. Anche il cattolicesimo aiutò, per tutte le feste legate ai santi. Allora in Brasile, a Cuba ed anche a Haiti, si crearono equivalenze tra santi cattolici e le divinità africane. Negli Stati Uniti, il protestantesimo complicò la situazione. Non ci sono santi, non ci sono feste, ed era un protestantesimo britannico dove non si doveva ballare, etc. Ma uscì dalla necessità dei nostri antenati di venerare le sue divinità alla propria maniera, non abbiamo divinità africane nelle nostre chiese protestanti come Shangó, Yomulú in Brasile, ma abbiamo comportamenti estatici nelle nostre chiese protestanti che sono molto simili con quello che si vede in Brasile ed in Cuba, anche la musica, il goospel, che ha influenzato al mondo intero. 
- L'Argentina si considera un paese europeo e bianco in America latina, ma il suo emblematico tango ha origine africana, no?. 
C'è un libro meraviglioso, tradotto in spagnolo che si chiama Gli afroargentinos del secolo "XIX",  tratta del fatto che all'inizio di quel secolo, quando la società si stava costruendo; c'era una maggioranza africana a Buenos Aires. I due porti di arrivo degli africani nell'Atlantico meridionale furono Montevideo e Buenos Aires. Molti degli africani furono avviati verso Potosí, per lavorare nella Casa della Moneta, molti non sopravvissero, era un altro clima, molto freddo, molto alto. Ma sembra che ci fosse una musica che si chiamava guineo, di origine africana. C'erano africani nel cono meridionale, in grandi quantità fino alla metà del secolo XIX. C'è un articolo, di un giornale di Buenos Aires, del 1832, dove parlano degli africani che ballano tango e tamburo, e tango è una parola bantu dell'Africa Centrale che vuole dire festa, ballo. 
- Ho Letto anche che il tango, nei suoi inizi, lo ballavano solo gli uomini di fronte ai bordelli, nemmeno le prostitute osavano ballarlo... 
Può essere. Ma ballare insieme, come si balla il tango ora non è africano, gli africani non ballano in coppia. In Africa, come in America, c'erano balli di competenza tra uomini, come la rumba che è una competenza tra uomini. 
- Milonga è una parola africana? 
Sì, vuole dire mescolanza- miscela, è anche una parola bantu che viene dall'Africa Centrale. All'inizio molti africani arrivarono da quello che ora è l'Angola ed i due Congo. I portoghesi colonizzarono questa parte dell'Africa ed ebbero la "buona intenzione" di colonizzare anche il Brasile. 
- Ha parlato dell'incontro tra i neri ed i nativi, suppongo che conosce gli yungas (abitanti della costa). 
Non ci sono andata, ma so che è gente con l'aspetto africano, ma con comportamento e cultura, vestiario, lingua, andini. Ma ballano la "saya" (o tuntuna)- ballo tipico in cui le donne roteando su se stesse, per la forza centrifuga  sollevano le lunghe gonne ndr.-, e la saya è africana. 
Ci sono elementi di cultura indigena, ma quando escono a ballare, è l'Africa quella che esce. 

- Lei avrà una riunione con i neri di Sama, qui a Tacna; che programma ha? 
Sono molto felice per questo incontro, la mia missione è conoscere meglio la presenza africana nelle Americhe soprattutto, poi approfondirò l'Asia. A Sama incontro gente che mi mostra quello che considera importante nella società. Per me è meraviglioso, perché noi negli Stati Uniti se sappiamo qualcosa dei discendenti africani dell'America del Sud, diciamo che non abbiamo niente degli afro-discendenti nella costa pacifica delle Americhe. Ed il sud del Perù?, Cile?, impossibile!. Ma ho imparato che gli africani vennero in tutta l'America e lasciarono un'impronta, e che esistono ancora. L'Enciclopedia Britannica dirà che non ci sono afro- discendenti in questa parte del mondo. So che in Chincha ci sono afro-discendenti, tutto il mondo lo sa, anche se nel sud del Perù è meno conosciuto ed ancor meno nel nord del Cile. 
- Nella valle di Azapa, ad Arica, sono neri. 
Sì, hanno anche un gruppo organizzato che si chiama Oro Nero, ed il sindaco di Gamberi è la presidentessa di Oro Nero. 

con  gruppo di colonizzatori di Sama,
Insieme ad un gruppo di colonizzatori di Sama, molti di essi di origine africana che ricordano ancora che in quella valle si coltivava la canna di zucchero. 

Si ringrazia il giornalista Juan Miranda Sanchez 
che ci fornito l'articolo e le foto.
 
traduzione di  Sergio Garcia e Pietro Liberati

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