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dell'arrivo di genitori e figli al deserto di Leoncio Prado. Da questo si
spiega il fatto che in quasi tutte le strofe appaiono nomi molto precisi,e anche
se ciò potrebbe dar luogo ad una visione del tema dell'identità, non è questo
l'obbiettivo del libro.
Ci sono immagini di Tacna molto dure...
Credo che Tacna sia una città piena di iperboli, "la città
eroica", di un passato molto grande, e che il presente non le renda
merito.Credo che questa sia una visione parziale.
E' un'immagine troppo eroica, non è vero?
Certo; poichè Tacna è una città di contrabbandieri, di piccoli
commercianti, di prostitute, di preti, di professori, di professionisti, una
città dove esistono rivolte popolari, una città di tutti i giorni, io non vedo
l'altra espressione.
E manca la speranza in questa raccolta poetica, nelle immagini della
polvere che entra nelle case che invecchiano...
E' un po' quello che succede con noi che abbiamo 50, 60 anni: vediamo la
vita diversamente e riflettiamo su ciò che Washington Delgado dice, notiamo che
molti dei nostri ideali degli anni ' 60 e ' 70 , quando la
rivoluzione e la speranza di cambiare erano dietro l'angolo, adesso vanno bene
come utopia, e che le utopie devono esistere sempre, solo che con il tempo, con
la maturità, si vede tutto ciò con maggiore scetticismo.
Crede che "Alto del Sol" chiuda un ciclo per Tacna, nella poesia
di Cancino? Io personalmente credo che questo libro sia l'immagine poetica più
nitida che vedo di Tacna, o per lo meno la voce maggiore di Tacna nel deserto...
Non saprei, a volte si può fare un giro di parole sullo stesso
linguaggio, e questo appare in molti libri anteriori, la visione dell'abitante
della costa, il problema della sierra che si sta riequilibrando.
Conosco "Alto de la Luna", una via di Arequipa, piena di
prostitute storpie e invecchiate, e adesso conosco "Alto del Sol" ; ha
una particolare connotazione?
"Alto del Sol" si chiama così perchè mi da l'idea dell'Intiorko nella
parte alta, dove il sole dimora, e dell'immagine del Sole lassù.
ALCUNI VERSI, SOLO ALCUNI.
Strofa degli oblii
In pieno viale col suo colore di tabacco e di monologo vuoto
è serpente di arenaria e fuoco.
Divora gli spettri moribondi
di quegli anonimi ubriachi a la certezza e i segreti
trasformati in un ago freddo dopo la pioggerella.
Senza mala fede mordendosi la coda
comprova che può impazzire ingabbiato nell'addome
desolato e fragile dei grilli, e nella dentatura
coperta di polvere e sabbia ossidata.
Inizia a disegnarsi
perplesso nelle impronte e nel portavasi dei gerani.
Dentro casa saluta e dorme
ormai finissima fiamma d'alcol
è lingua incommensurabile di un solo miraggio.
Lontano dal maggiore verde dirupo
puro sole -più occhiaie- si assottiglia
e irrompe tra il guardiano del fuoco e il vino aspro e duro.
Prima silenzio, dopo silenzio, sopra il silenzio
immenso vuoto mezzogiorno
scivolando sull'interminabile marea di sabbia
Zenit del Sole
come se non esistessero le confidenze senza ostacoli
schiva il sussurro obliquo
e il profetico istante
murato di cieche maschere e formiche nere.
Prima silenzio, dopo silenzio, dentro al silenzio
immenso vuoto mezzogiorno
scivolando sull'interminabile marea di sabbia.
Instancabile corrugato così sicuro di sé
continua tra un miraggio e l'altro.
A mezzogiorno non ci sono più echi che lo fermino
puro sole -più occhiaie- più ostile finisce di illuminare
evocativo il lontano sfuggente verde nero dirupo.
Il sole cammina per le colline
come un cane col muso incollato al deserto.
In lungo e in largo
il silenzio circondato di spettri filosi.
Un'immensa onda di sabbia
avanza, retrocede, dà ordini al cielo che riposa.
Un'altra orologeria
un altro scandaloso guardingo nitrito
un'altra flaccida piccola ombra
che brucia paurosa solatia nella Pampa degli Oblii.
Ognuno alluso dal monologo
di una vita anteriore
cerca di riparare le fessure dove si annidano gli enigmi
la sua demenza o il suo ventre.
Solo e con i nudi minuti
strofinando vie e nascondigli
evapora nei residui scarcerati che gli anni lasciano.
Il sole come un cane
fa un paio di capriole sulle colline
lentamente divaga infiammato ulula senza la velenosa storia
protetto dalla pioggia preserva le semprevive
nella pianura il sole sembra ristagnare
(...)
Il Caramolle nasce dalla notte
dopo la timida luna dalle occhiaie.
Trascorre sotterraneo
la storia screpolata negli specchi dei suoi tre bordelli
segno provocatore di rospo e biscia
e nel piacere dei cadaveri
bulbi sottratti alla sabbia
(...)
Dal fondo della Fenditura del Diavolo
il rito distante e ripetuto delle stelle
un vento di sospiri corrugati
la verità mischiata nel fango
il Roto Lira e una stupida moltitudine di antenne.
Nella città
qualcuno imbruttito ricorda lo splendore della luna piena.
(...)
JUAN MIRANDA SANCHEZ, in esclusiva per
Peruan-Ità copyright 2002©
traduzione di Alba Ortu & Maria P. Ballore
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