IL RISVEGLIO DEL DRAGO   -   DESPERTÓ EL DRAGÓN      
di Fredy Gambetta
traduzione:Sergio Garcia, Armando Pace, Pietro Liberati

 

Una leggenda popolare cinese che ho letto quando ero piccolo, raccontava che nel ventre della terra viveva un drago addormentato che, quando si svegliava provocava terribili maremoti e terremoti. Nella sua testa, suppongo, si trovava l'epicentro del movimento del suo corpo che terminava nella coda che muoveva furiosamente.
Coloro che non hanno avuto mai l'esperienza di vivere i drammatici momenti provocati da un terremoto possono credere ai cinesi, avevano ragione. 
Quel pomeriggio del 23 giugno di quest'anno del Signore, la terra sollevò la sua schiena che ondeggiando non smetteva di muoversi facendo sì che noi poveri e tristi mortali ci sentissimo inutili e indifese marionette all'interno di un grande palcoscenico mobile.
Tacna nel XIX secolo era una piccola città con un tragico destino. Dopo trent' anni dall'inizio del secolo, un terremoto, nel 1833, la distrusse. Successivamente nel 1868 e 1877 soffrì ancora le stragi provocate dal dragone che abita nelle viscere della terra. In quegli anni mentre curava le sue ferite, la peste della "febbre gialla" decimò la sua popolazione. Nel 1869, come se non bastasse, successivamente alla battaglia del Campo dell'Alleanza, durante la Guerra del Pacifico, il 26 maggio 1880 iniziò la sua prigionia
(il Cile occupò Tacna n.d.r.).
E' molto difficile che esista un'altra città così martoriata dal terremoto, dalla peste e dalla guerra in un solo secolo, almeno, leggendo la storia del mio paese, non risulta.
Durante il Ventesimo secolo la furia degli Dei si placò. Tacna, visse bene la sua prigionia, grazie all'indistruttibile ed indomabile patriottismo ritornò alla Patria Peruviana nel 1929. Da allora non sopportò altre tragedie salvo una forte scossa nel luglio del 1948 che, come ora, colpì il sud e, tra le città, specialmente Moquegua.

Finito il secolo con un inquietante silenzio sismico, gli scienziati, che conoscono queste cose, affermano che i terremoti del XIX secolo hanno un ciclo di ritorno. Alcuni dicono dopo cent'anni, altri sostengono dopo 150 anni ed altri ancora 200 anni. Però se ci sarà un enorme sisma, l'epicentro sarà ubicato nella falla geologica sul fondo marino,  di fronte alle coste di Tacna e Arica.

Ossia si tratta di un terremoto annunciato. Per questo, sabato 23 giugno alle 15.03, osservando e soffrendo questo inarcamento della superficie, come se realmente il Drago di cui parlano i cinesi si fosse risvegliato. La gente di Tacna ha creduto che si fosse compiuta la profezia dei saggi.

Però, che tristezza! Non era così. Perchè credevamo, sollevati, che questo sfogo della terra fosse avvenuto in quel luogo, ma sapere che l'epicentro del sisma era ubicato molto più a nord, di fronte alle coste di Ocoña, è stata per noi una grande delusione.

Tirando le somme, la spada di Damocle pende ancora sulle nostre teste, minacciosa come tutte le spade. Possiamo solamente aspettare.

Ma attendere preparati . La cruda e viva esperienza ci impone di essere più attenti soprattutto nel costruire le abitazioni. Non si continui tollerare la disobbedienza degli immigrati, specialmente quelli provenienti da Puno, che abitano nella zona denominata "Cono Norte". Costoro che malgrado gli avvertimenti, costruirono le abitazioni su di un terreno precario, alzarono dove non si poteva rialzare, edificando più di un piano.
Di questo argomento l'ultima parola spetta sicuramente, come credo sia successo, ai signori ingegneri. Che per risparmiare si costruisca con meno cemento e ferro più sottile . Tutti quelli che lavorano nelle costruzioni edificate per lo Stato costruendo principalmente Scuole, Università, Ambulatori Medici siano coscienti di utilizzare i materiali nella giusta quantità. 
Abbiamo visto in questi giorni, come alcuni edifici nuovi dello Stato presentano crepe. Quelli che costruirono, utilizzando meno materiale e chiedendo più soldi, avranno nella loro coscienza, giorno e notte, il marchio infame di ladro e truffatore. Perché sono loro quelli che approfittano della buona fede della gente.

Bene faceva il Generale Manuel A. Odria prima di inagurare un'opera. Cosa faceva? Prendeva un picone sferrando un colpo su un muro a caso. Così fece nella fiammante caserma Gregorio Albarracin, come risultato si rifiutò d'inaugurarla. Avvertiti di ciò gli ingegneri utilizzarono le giuste tecniche e oggi nel quartiere 28 d'agosto, chiamato "200 Case", la Catedrale, l'Università, l'Ospedale resistono al peso inesorabile del tempo e presto compiranno 50 anni.

Un'altro argomento sono le casette antiche che ancora sono in piedi nel perimetro urbano, su questo c'è una polemica. C'è chi dice che si devono preservare perché monumenti storici. Bene, bisogna conservarle, però lo Stato dovrebbe incaricarsi del restauro senza danni economici per i proprietari. D'altro canto queste antiche costruzioni per quanto belle, si trasformano giorno dopo giorno in rovine storiche, oltre ad essere un pericolo latente per coloro che le abitano e per i pedoni, in una città come la nostra dove ancora vi sono anguste stradine.

Fin qui le disquisizioni motivate dal drago che si risvegliò sabato 23 giugno in questo anno del Signore. Faccio voti, come sicuramente fate voi cari e spaventati lettori, affinché presto si riaddormenti e che sia per un lungo tempo. Amen.

 2001-07-10

 

 

Una leyenda popular china, que leí en mi infancia, decía que en las entrañas de la tierra vivía un dragón dormido que, cuando se despertaba, provocaba terribles maremotos y terremotos. En su cabeza, supongo, estaría el epicentro y los movimientos de su cuerpo terminaban en la cola que movía con furia.

Quienes nunca habíamos tenido la experiencia de pasar dramáticos momentos provocados por un terremoto podríamos dar fe que los chinos tenían razón. 
Aquella tarde, del 23 de junio, de este año del Señor, la tierra levantaba su lomo, se ondulaba, no cesaba de moverse, haciendo que nosotros, pobres y tristes mortales, nos sintiéramos vulgares e indefensas marionetas sobre un gran escenario móvil.

Tacna, en el siglo XIX, era una pequeña ciudad con un trágico destino. Después de treinta años, de iniciarse aquel siglo, un terremoto, en 1833, la destruyó. Posteriormente en 1868 y 1877 volvió a sufrir los estragos que el dragón que mora en las entrañas de la tierra provoca. Entre esos años, cuando curaba sus heridas, la peste de la fiebre amarilla diezmó su población. En 1869 y, como si fuera poco, después de la batalla del Campo de la Alianza, en la Guerra del Pacífico, el 26 de mayo de 1880 empieza su cautiverio.

Muy difícil que haya otra ciudad tan castigada por los terremotos, la peste y la guerra, en un siglo. Por lo menos, no la encuentro leyendo la historia de mi país. 

Durante el siglo XX se aplacó la furia de los dioses. Tacna, si bien vivió su cautiverio, gracias a su inquebrantable e indoblegable patriotismo, retornó a la patria peruana, en 1929. Desde entonces no soportó mayores tragedias salvo un fuerte temblor, en julio de 1948 que, como ahora, afectó el sur y, entre las ciudades, a Moquegua especialmente.

Acabó el siglo con un inquietante silencio sísmico. Los científicos, que saben de estas cosas, afirman que los terremotos del siglo XIX tienen un ciclo de retorno. Unos dicen que después de cien, otros de ciento cincuenta y aquellos de doscientos años. Pero que de haber, habrá un gran sismo cuyo epicentro estará ubicado en una falla geológica, en el lecho marino, que se encuentra frente a las costas de Tacna y Arica.

O sea, es un terremoto anunciado. Por eso, el sábado 23 de junio, a las 3 y minutos de la tarde, al observar y sufrir aquel encabritamiento súbito de la superficie, como si realmente el dragón que decían los chinos se hubiera despertado, los tacneños creíamos que se cumplía la profecía de los sabios.

Pero, ¡oh, tristeza! No era así. Grande fue nuestra decepción para nosotros, que nos creíamos aliviados por aquel desfogue de la tierra, al saber que el epicentro del sismo estaba mucho más al norte, frente a las costas de Ocoña.

En resumidas cuentas, la espada de Damocles pende todavía sobre nuestras cabezas, amenazante, como toda espada. Solamente nos queda esperar.

Pero esperar, preparados. La cruda experiencia vivida nos hace ser más cuidadosos sobre todo al construir las viviendas. Que no se vuelva a repetir la desobediencia de los inmigrantes, especialmente puneños, que viven en el denominado Cono Norte quienes, pese a ser advertidos, construyeron las viviendas sobre precarias bases y levantaron, donde no se podía levantar, edificaciones de más de un piso.

En este tema tienen la palabra, como estoy seguro que así lo han pensado, los señores ingenieros. Qué no por ahorrar se emplee menos cemento, fierro de menos grosor. Qué quienes trabajan en construcciones para el estado, especialmente levantando colegios, universidades, postas médicas, sean conscientes y usen los materiales en la cantidad adecuada. 

Hemos visto, en estos días, como algunas de las edificaciones nuevas, del estado, presentan grietas. Quienes las construyeron, empleando menos material, y cobrando por más, tendrán en sus conciencias la palabra ladrón, estafador, resonándoles día y noche. Porque eso son quienes se aprovechan de la buena fe de los buenos.

Bien hacía el General Manuel A. Odría antes de inaugurar una obra.  Qué hacía? Pues tomaba una comba y daba un combazo en la pared menos pensada. Así lo hizo en el flamante cuartel Gregorio Albarracín y no lo inauguró. Advertidos de ello, los ingenieros cumplían con las especificaciones técnicas y hoy, el agrupamiento 28 de Agosto, llamado 200 Casas, la Catedral, las Unidades Escolares, el Hospital, resisten el paso inexorable de los años. Y pronto van a cumplir cincuenta.

Otro asunto son las casitas viejas que aun están en pie en el casco urbano. Sobre esto hay una polémica. Unos dicen que se deben conservar, que son monumentos históricos. Bueno, hay que conservarlas pero el estado debería encargarse de su restauración, sin perjuicio económico para sus dueños. De otro modo, esas viejas construcciones, por muy bellas que sean, se convierten, día a día, en ruinas históricas y en un latente peligro para quienes las habitan y los transeúntes en una ciudad, como la nuestra, donde todavía hay calles angostas.

Hasta aquí estas disquisiciones motivadas por el dragón que se despertó el sábado 23 de junio, de este año del Señor. Hago votos, como seguramente ustedes los hacen, caros y asustados lectores, porque pronto se vuelva a dormir. Y que sea por largo tiempo. Amen.

2001-07-05

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