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Cari amici, ho ricevuto da Marisa Chiodo questa bella e accorata lettera in
ricordo di Corelli, che diventa uno sfogo sulla constatazione che, sostanzialmente, si è perso il senso della bellezza, della cultura,
dell'arte. Leggete e fate i vostri commenti, se volete! Pensiamo di inserire questa
lettera e le vostre in risposta nel sito della nostra associazione aperto nel portale della provincia di Milano (rubrica LD = linea diretta)
http://forum.associazioni.milano.it/Abbadiani%20Itineranti/abbadiani-LD/
Date: Fri, 31 Oct 2003 01:40:50 +0200 Subject: Corelli, interprete di bellezza.From:
Marisa Chiodo
Ieri sera, 29 ottobre 2003, a Milano, s'è spenta la voce uno dei massimi
interpreti del Teatro d'Opera del Novecento: il tenore Franco Corelli.
Sfoglio i quotidiani, cerco in prima pagina, arrisfoglio...che mi sia
sfuggita la notizia? Ma no, nessuno ne parla. A parte due miserrimi trafiletti, zona
"spettacolonimeltingpottoni " nei nostri due maggiori fogli, e un pezzo di
Arruga sul Giorno. Poi qualche amico, anche lui assai sorpreso, mi dice che nemmeno i nostri
fantasiosi e patinati telegiornaloni hanno dato notizia della morte di
Franco Corelli. Uno spropositato, immenso silenzio dei nostri liberissimi,
intelligentissimi, coltissimi, al passo coi tempi (che tempi!)
sensibilissimi mezzi d'informazione (diccché?) nazionali. Meno male che su
Rai Radio Tre sopravvive "La Barcaccia" che a Corelli ha dedicato l'intera trasmissione di oggi.
Forse che dare spazio alle cose belle della nostra storia nazionale è
troppo provinciale, che sappia troppo di brutta, vecchia Italietta? Che, forse, parlare di musica lirica, sia troppo da vecchi tromboni?
Che parlare di armonia, di bellezza possa far male alle nostre classi
dirigenti, delicatissime d'occhi, fragilissime d'orecchi, affaticatissime
nelle brevi zone cerebrali? Che parlare di armonia, di bellezza, di Opera possa far bene alle nostre
classi inferiori, che le renda un poco più consapevoli di sè, più istruite,
più sensibili, più colte, più libere?
Fa paura dare spazio a qualcosa che non si conosce, e non si vuole far
conoscere, e l'Italia non conosce più, se mai l'ha conosciuta, "la
bellezza". Per questa nostra terra "la bellezza" era ed è rimasta gioia e fatica per
pochi, custodita nei piccoli scrigni delle memorie individuali, fatti non
di metalli e pietre preziose ma di affetti, amori, passioni, emozioni e
rispetto e conoscenza di quel che è stato per fare del futuro un mondo
possibile. Sì forse è per questo che un fragoroso silenzio, ha accolto amorevolmente
la morte di Franco Corelli, interprete di bellezza. Della somma bellezza della
musica e del canto. Nessun compianto per lui, nessun suono, perchè il pianto vuole il canto,
così come l'amore per chi c'è e per chi se ne va, lo vuole. Ma il mio paese non sa piangere perchè non sa cantare, non sa amare perchè
non sa compiangere, non sa traslare il suo ristretto spazio quotidiano nel
tempo eterno dell' arte, della musica, della poesia. Il mio paese non sa e non vuole sapere, e chi sa e vorrebbe dire viene
zittito, deriso, escluso. Oh mia bella Italia! Ma perchè non ti smentisci mai?
Ma perchè almeno una volta non provi a onorare e a voler bene a te stessa?
Ma perchè, oppressa patria, qua e là non ti lasci andare alla "tua"
bellezza? Dai tuoi sassi, dalle tue pianure (ora inquinatissime), dalle tue montagne
(sbrisolone), dai tuoi mari azzurri (nauseabonde discariche) e dalle
relative amate sponde, la bellezza è nata, certo suo malgrado. Quella bellezza, panacea universale, che benignamente ha inondato di
emozioni il mondo ma così estranea, ignorata, se non avversata dalla gran
parte degli abitatori dello stivaletto. Siccome, poi, va di moda, questa aberrazione si spalma in modo trasversale
dalla destra alla sinistra, dai poveracci che si credono ricchi, ai ricchi
che cercano di farsi credere dei poveracci - perseguitati (dicono loro) da
qualche magistrato, magari appassionato d'Opera lirica!!! - Dagli intellettualoni di radice crociana, a quelli d'origine oggi non si
sa, meglio non dire, tutti tengono famiglia. Dai bottegai che si atteggiano a "magnanimi" Agnelli ma poi scadono sempre
a far come i poveri "feroci" lupi della Domenica del Corriere e si avventano
sullo strafatto portafoglio del cittadino che ora altro non è che un
"consumatore" ovvero un prodotto del marketing, senza più una mamma e un
padre - almeno probabile -. Dagli operai che si credono presidenti, ai presidenti che si fan credere
O-Pera-I, spingendo milionate di fragili cittadini sull'orlo dell'abisso
confusionale. Ahimè, questo è Il mio paese. Il mio paese è proprio estraneo alla bellezza, i suoi cittadini sono
stranieri a loro stessi. Il mio paese è una replica di bruttezze autoctone e d'importazione
Il mio paese è schiavo della sua mediocrità e della sua arroganza. Il mio paese non sa di essere perchè non sa di essere stato.
Il mio paese nega la parte migliore di sé, e poi va dallo psicoanalista, nel
migliore dei casi, oppure prono e ubbidiente alla superstizione (certo non
alla tanto strombazzata radice cristiana) da uno dei tanti, bruttissimi
maghi magò, nei casi peggiori. E i risultati si vedono. Il mio paese è un replicante di un non paese, è una virtualità di cattivo
gusto. Un abbraccio all'anima di Franco Corelli e a tutti quelli come lui che ci
hanno tramandato la storia di bellezza più bella d'Italia, che ci hanno
permesso di riempire di preziose armonie il nostro cuore, che ci hanno
permesso di emozionarci fino a farci venire le pelle d'oca e per mille e
mille volte versare lacrime di gioia e di dolore, che ci hanno curato e
sanato le malattie del corpo e dello spirito, che hanno contribuito a
rendere la vita degna di essere vissuta, al di là del conto in banca, con il
rigore dell'onestà e del duro lavoro, a testa alta.
Marisa Chiodo
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