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Sessantaquattro anni fa nacqui nella mia isola, piantagioni di zucchero,
infiniti fiori, sabbia, e la mia insostituibile famiglia, allora non avrei mai immaginato l’esplosione di gioie e dolori
che guidano la mia mano, disegnando le parole per comunicare con chi vuole ascoltare.
Vivevo in una città dove molte vie erano ancora di terra, con marciapiedi interminabili dove miei pattini a rotelle e il mio monopattino erano l’espressione dei miei liberi
sogni. Ogni pomeriggio alle quattro, ora del caffè, nella sala da pranzo gli adulti della mia famiglia e chi lo desiderasse gustavano quell’inconfondibile delizia aromatica, conversando con voce pacata.
Una sera mi fu presentato “l’italiano”, era così che lo chiamavamo con grande simpatia, lui
s’insinuò ed io accettai il suo invito. Dopo tre mesi mi chiese di sposarlo, era così bello che non volli rinunciare alla favola, ed un pomeriggio di aprile dissi
‘SI’.
Il viaggio verso l’Italia, non facile per me, lasciando un oceano di lacrime nella stazione del treno, scena che ancora non
dimentico. Una extraterrestre catapultata in un paesino inghiottito dalla Pianura
Padana, Cuba pianeta sconosciuto, due persone mi domandarono umilmente se Cuba era in Spagna, il resto della popolazione si limitò a sbalordirsi delle mie “ normali ” esuberanze.
Avevo portato con me dei fousoux elasticizzati neri con la staffa larga,
mia suocera mi disse terrorizzata di non indossarli che qui le donne portano le gonne, compresi la sua perplessità e la sua angoscia di trasgredire un’eternità di cultura.
IL COMPROMESSO DELLA STORIA, li indossavo quando andavo in moto.
Poi la cicogna aggiunse ramificazioni alle mie lunghissime radici, lunghe quanto i chilometri dell’oceano che mi dividevano dalla mia terra.
Un’alba di dicembre nacque Pablito e anni dopo Mayte. Loro sono la mia parte italiana, il mio interesse di cogliere le cose che ogni popolo insegna a chi lo vive rispettandosi e
rispettando. Adesso le mie radici credo tocchino l’universo quando guardo e sfioro i capelli dei miei nipotini Andrea Paolo, Alberto e Alice.
Loro mie infinite emozioni in questa autentica passeggiata sulla terra.
Bertha Elvira Viqueira Martìnez
Provincia di Milano
E-mail: rakevi@tin.it - bertha.1939@inwindi.it
-rakevi@libero.it
POEMI
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Cuba
Quanta carne al fuoco nell’immensa grigliata
aerei che arrivano con mille fochisti
per ben cucinare la carne affannata
La droga insaporisce il succulento finale
in questo ansimante essere di moda.
Nel libro Da Camaguey al mare - pag.15
E la terra s’aprì
E la terra s’aprì
e poi si richiuse
sull’uomo che fiori seminò
distruggendoli
perché anche lui incompreso rimase
E la terra s’aprì
e poi si richiuse
e l’uomo svanì agli sguardi
apparendo nella notte
coccolato dalla sua stella.
Nel libro Da Camaguey al mare - pag. 17
Buenos dias.
Buenos dias
passando sui marciapiedi
e dalle finestre sinfonie di caffè latte
prima di spalancare le porte
Buenos dias bambini sudati
solleticando i seni gorgoglianti
d’incondizionato amare
Madri cantanti di ninne nanne
ascoltate dalle sirene
riportate dalla brezza
dove inizia ogni viaggio d’amore.
Nel libro Da Camaguey al mare - pag.43
Se le mie labbra.
Se le mie labbra
duolessero di tanto baciarti
sotto l`eclisse della luna rosa
e dopo che lei ritornerà
splendida di sole
le mie labbra duolessero ancora
saprò che m`amerai.
Gennaio 2001
Nel libro Da Camaguey al mare - pag.32 Celia Cruz
Là
nelle nuvole d’orizzonte
dove si soffermò quel che eravamo
Là,
lei c’è
fazzoletto rosso sui fianchi
e “azucar”
Nostalgica come me
del nutrirsi d’ogni granello
che isolane ci concepirono.
Bertha gennaio 2004.
Continua
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