ALICIA MAGUIÑA

        UN INCONTRO INDIMENTICABILE CON ALICIA MAGUIÑA             

Un mito vivente 

Alicia, poetessa e compositrice. In questa intervista, a parte alcuni episodi su Arguedas, ci racconta del suo lavoro, le sue composizioni e, attraverso esse, ci parla delle Ande, della costa, della cosa umana e della spiritualità; ci offre i ricordi e le sue riflessioni; in sintesi, ci racconta sulla sua arte.
Alicia Maguiña simbolo de la cultura Popular peruana

Questo reportage è la realizzazione di un antico sogno:
incontrare ed intervistare Alicia Maguiña. 
L’ho conosciuta attraverso le sue opere, le sue canzoni, delle quali ho studiato la metrica, le strofe ed i versi, indovinando una filosofia profonda di classe…

Penso di essere un buon giudice delle mie emozioni e non è questa la prima volta che intervisto un personaggio famoso ma, quest’incontro rappresenta un’occasione speciale, interessante ed importante, perché Alicia Maguiña è davvero un mito vivente. Un’infinità di motivi di notevole spessore! Ha conosciuto Arguedas, è giunta lontano grazie alla sua tenacia, tutto questo lo scopriremo nell’esclusiva intervista. 
Detesto e mi ripugna qualsiasi tipo di fanatismo banale; non sono stato motivato unicamente dalla curiosità e dall’ammirazione, l’interesse morboso, economico e volgare non fa parte del modo di essere di chi scrive. 

Alicia è più conosciuta come cantautrice che come poetessa o studiosa. È un personaggio rispettato, ammirato in Perù e in tutto il mondo…

La grandezza della sua opera, tuttavia, non è molto conosciuta, né riconosciuta come meriterebbe, ma è ampia e la considero, senza voler usare eufemismi, monumentale. In alcuni suoi versi, la Maguiña tocca, con il suo stile inconfondibile, l’intimità profonda del Perù. Dietro a tutto ciò v’è una donna, come lei stessa più tardi ci confessa,: "che lavora da domenica a domenica, perché amo lavorare". 

Giunge il momento di lasciare Milano diretto a Lima per incontrarla e non posso dimenticare, a questo proposito, la riconoscenza che devo agli amici dell’Associazione di Residenti Peruviani a Milano che, tramite il contatto con un'altra nota artista, mi ha permesso di incontrare Alicia Maguiña. Pur non conoscendola personalmente, mi informa che Alicia non riceve telefonate a causa di alcuni problemi di salute: "Non le passano le chiamate"... tuttavia, promette di aiutarmi a fissare un appuntamento; così, anche se la mia permanenza a Lima dovrà essere necessariamente breve, decido di partire rischiando comunque. L’obiettivo è di incontrare Alicia Maguiña…anche se non sarà facile

Avevo otto anni quando, alla TV, vidi Alicia per la prima volta: una bella ragazza che cantava un "Afro" (No me Cumben) del prestigioso Dr. Nicomedes Santa Cruz. 
La ricercatezza nello scrivere e la sua polivalenza, la porteranno, in seguito, alla celebrità. 

Dopo tanti anni... finalmente eccomi qui, di fronte alla casa di Alicia Maguiña, a San Isidro. Strana coincidenza, San Isidro era anche il mio quartiere quando vivevo a Lima. E’ un luogo ricco di verde, tranquillo, nei pressi del parco El Olivar, con gli ulivi più antichi della città,  si dice che risalgano alla fondazione di Lima. 

Mi riceve una cameriera e mi invita ad accomodarmi in salotto. Un antico tavolino, un quadro, raffigurante un uomo dall’aspetto distinto che indossa una fascia bicolore, simile a quella dei presidenti o delle personalità importanti, attirano la mia attenzione. Mi chiedo se sia il padre di Alicia. La poetessa si fa attendere, sono emozionato, fatico a riordinare le idee, mi preparo a scrivere appunti. Mi guardo intorno, molti retablos (tipici altarini) di legno, decorazioni tipiche del Perù, completano l'arredamento della stanza. 
Durante l’attesa, la cameriera mi serve una birra e, dopo qualche tempo, mi invita ad entrare in un'altra sala, dove il mio sguardo è attratto da un acquerello e da alcune grandi vetrate che danno sul giardino dove cantano le tortore. 
Ecco che appare. Rimango sorpreso nello scorgere una signora d’aspetto giovanile, con i capelli corvini raccolti in una coda di cavallo. I suoi occhi sono grandi e lo sguardo è profondo, leale, disinvolto; una persona dall’aspetto fine, delicato e forte allo stesso tempo. E’ semplice, infonde tranquillità e mi accoglie senza alterigia, con amabilità:
A.M.

"Mi scusi per non averla ricevuta prima, ma dovevo rimettermi da un problema di salute. Ho dovuto sospendere anche alcune rappresentazioni, programmate nel ristorante Parra del Riego e non ho potuto parlare per un mese intero, a causa di una grave tracheite cordite ed i medici mi avevano proibito di parlare. Per questo motivo ho ritardato questo incontro che spero sia l'inizio di una amicizia perché sento che sei una persona con cui c'è molto da scambiare ed in qualche modo siamo in questo mondo per la stessa ragione..." Bene, rotto il ghiaccio iniziale e superata l'emozione iniziamo a parlare ... credo che l'ultimo CD "Alicia e Oscar Aviles insieme " sia stato il più bello, intenso…"Con questo lavoro abbiamo cercato di riappropriarci della tradizione e della classicità della musica creola, perché oggi esiste un fenomeno in espansione che ha portato alla fusione della nostra musica con il jazz e tutto ciò è moderno…questo non significa che sia un fatto 

negativo; potrebbe essere un’alternativa, un tipo di percorso, ma non l’unica via da intraprendere! Come nel caso di Atahualpa Yupanqui, il noto compositore argentino: egli non scriveva alcunché, se non era autentico e la stessa cosa abbiamo fatto Oscar ed io. Ora, con questo nuovo lavoro, assieme a Rafael Otero abbiamo registrato recentemente il suo valzer "Mis Algarrobos",una composizione molto semplice, prodotta da gente del popolo.(Rafael Otero Lopez è morto subito dopo, e questa composizione è stata dichiarata patrimonio musicale e culturale di Piura).
Ieri ho registrato una "Marinera" con Nicolas Seclèn... l'abbiamo registrata più volte finché non è venuta come la volevamo...Egli, ad esempio, possiede la voce di un uomo maturo, una voce vecchia, che forse potrebbe non piacere alla gente, una voce di un cholo o meticcio della costa nord del Perù. Lui è stato per diversi anni la prima voce del gruppo "Los Mochicas"  ed assieme abbiamo registrato la marinera "La Pacorana". Abbiamo incluso anche altri temi, come "Se va la paloma", di César Miró…, poi c'è anche un valzer di un signore del nord, morto da qualche tempo, Emilio Santisteban. Le parole di tutte queste melodie settentrionali sono di una profonda filosofia. Invece di Moquegua abbiamo incluso una composizione bellissima "Nostalgia". 
La filosofia, le parole e l'intensità sono racchiuse in un valzer creolo di una poetessa, pure lei deceduta, Amparo Baluarte. Si tratta di una poetessa raffinata… Purtroppo dal momento che vi è l’abitudine, in Perù o a Lima perlomeno, di promuovere soltanto Chabuca Granda – alla quale nessuno vuol togliere i giusti meriti – si sono cancellati in un colpo solo Felipe Pinglo, Pedro Espinel, Eduardo Marquez Talledo e molti altri compositori che hanno dato un notevole apporto ed una ricchezza al genere creolo. (Ed io aggiungo pure Alicia Maguiña).
Alicia, Lei utilizza parecchie metafore nelle sue composizioni, per esempio, "Non so che monte ti abbia nascosto ai miei occhi" (Tierra Querida), composto in Spagna.
E’ una sua caratteristica il doppio senso? 

"La metafora che racchiude la parola "monte", in questo caso possiede la connotazione di ostacolo; tuttavia, le molte possibilità di interpretazione sono una ricchezza della lingua castigliana". 
C'era stato qualche scontro con la Spagna e la Loro cultura? nella stessa composizione c'è scritto " ah Flor de labios tu acento"... 
"Sono spontanea in quello che faccio; mai mi è piaciuto lasciarmi imporre un tema…qualcosa che sia di moda…io compongo solo quello che sento veramente, che sto vivendo. Così, collaborare con Oscar Aviles è stato un avvenimento molto speciale, spirituale; lui è una persona che "sente" l’artista, capisce ciò che vuol dire e così uno si può esprimere pienamente col suo accompagnamento, in tutte le canzoni. 
C'è molta speculazione ad esempio, "Valentina" è una marinera che volli dedicare ad una signora che frequentava gli ambienti di Lima, Los callejones ( tipo case di ringhiere) le feste alle quali pure io partecipavo di nascosto...Possedeva la grazia tipica della donna di Lima, quella vivacità ed una personalità particolare, aveva il dono di divertire, pur non essendo una cantante, né una ballerina, nulla di tutto ciò che scrivono ora; era soltanto una donna del popolo… 

C'è un’altra composizione, "Augusto Dueño del Santo", è una marinera dedicata ad Augusto Asquez Villanueva. Era un personaggio nei duelli o sfide cantate in versi un grande interprete ed una voce importantissima della musica creola, della Marinera Limegna. La nostra amicizia iniziò nel ’57; morì negli anni ’80 ed io composi una serenata per il suo ultimo compleanno, ma Lui morì prima di finire questa composizione, quindi fu fatta in due periodi diversi la seconda parte della struttura della marinera si chiama "La Resbalosa", che conclusi dopo la sua morte. Essendo sua amica, non volevo comprargli una cosa qualsiasi, ma donargli qualcosa di spirituale, così composi questo pezzo che descrive la sua casa dove partecipavo alle feste creole e dice: "La mezza vetrata muta e chiusa, mi ha ricordato che non sei più qui", perché così era la sua casa, con una vetrata.
Alicia parla della sua composizione "Indio": 
"Da bambina, a Ica, vidi terribili ingiustizie contro i giovani di lingua Quechua che scendevano da Puquio e Challhuanca. Giungendo a Lima da Ica, mi identificai anch’io con quelle persone, al momento di entrare nel Collegio Santa Ursula, al primo anno delle superiori. In classe, mi trovai in mezzo ad alunne che, provenendo dal Kindergarten, seguivano la maggior parte dei corsi in tedesco. Mi sentivo una provinciale, di lingua quechua, e…capii il motivo di tutte le ingiustizie. Così nacque "Indio", il grido racchiuso in me sin da bambina

INDIO

La luce si fece ombra e nacque l’indio.
L'altopiano si fece uomo e nacque l’Indio,
prigioniero nel tuo suolo, Indio schiavo,
senza luce nello sguardo. Indio ombroso
Ieri montagna, oggi solo detrito.
Ribolle il mio animo quando ti nomino…
Sarai un’altra volta montagna.
Vi sarà fulgore nei tuoi occhi.
 Il tuo riso udirò e felice sarai e felice sarò…

Alicia ci racconta di José María Arguedas:
" Esistono alcune pagine che ho scritto riguardo a José María Arguedas (che non so se siano state ben comprese), dalle quali è nata una composizione che diventa il valzer creolo "Winaytam Kausanki José María". In verità, Arguedas fu un uomo che mi motivò parecchio, che trasmise il sentimento, l’importanza della cultura Andina, tutto ciò che egli…visse…subì. Fu trattato come un indio, in quanto il padre, che era un giudice, viaggiava molto; rimase orfano a tre anni e la matrigna, che sembrava la padrona del villaggio, lo maltrattava da piccolo.

E’ questa la realtà di alcuni paesi del Perù. Quando il padre era lontano, si assentava, la matrigna lo costringeva a dormire in una cesta, coperto da pelli, assieme alla servitù indigena di lingua quechua ed il bimbo, essendo un bianco, che ti posso dire…si nutrì della tenerezza di questa gente, dell’amore che gli donavano queste donne. Con queste persone, inoltre, condivise tutte le sofferenze…conobbe molto da vicino tutto questo inferno. Partecipava con lei (la matrigna), il figlio di lei ( il fratellastro) e la servitù alle riunioni notturne nei campi…Lì Arguedas era obbligato a guardare come frustavano un indio perché, ad esempio, affamato, aveva rubato una banana o, ad assistere alla violenza su una bimba indigena e tutto ciò non riuscì a dimenticarlo. Sua sorella Nelly, che lo amò molto, mi raccontò più tardi che il fratello viveva con un grande peso dentro e che non riusciva a colmare il vuoto di una mamma mai avuta, che mai dimenticò, nonostante avesse una madre adottiva, un’india che si occupava di lui (che nomino nella composizione chiamandola "Taitamama), che gli diede da poppare. Mi raccontò che vi era un indio, Felipe Maywa, del quale parlò come di un indigeno massiccio, di media statura, che lo proteggeva, pur essendo il servitore della matrigna e che emanava un odore particolare, forte (parla di sudore)…amava quegli odori, perché si riconosceva in questi indios con i quali crebbe. Vi sono moltissime situazioni che condivisi con Arguedas, quando era in vita ed ebbi l’opportunità di conoscerlo a Puno (sulle sponde del Lago Titicaca)…Fu quando mi elessero "Figlia illustre di Puno", durante la festa della Candelaria e noi eravamo ospitati nello stesso albergo. Lo vedevo conversare con un antropologo e con Jayme Duarte, seduto a tavola all’ora di pranzo. Arguedas era un uomo timido. 
Come vestiva? 
Arguedas?…Umilmente, non come uno straccione, ma molto semplicemente.
Quali colori preferiva? 
Colori opachi. Non vestiva all’ultima moda, come Mario Vargas Llosa…non era un vanitoso...
Ricordo, diluviava continuamente ed io dovevo tornare a Lima. Dapprima andammo in un conservatorio sempre a Puno ed un altro giorno ad un pranzo con alcuni noti poeti del luogo che leggevano dei versi. Non era una persone superba, assolutamente. Insomma, fu lì, un po' costretta, che mi fecero cantare "Indio"  .... tremavo proprio davanti a lui!

Fu una sensazione strana quella che provavo…mi sentivo inerme cantando di fronte ad Arguedas…egli conosceva tutto questo sin da bambino e sapeva molto di più, perché lo aveva vissuto. Lo feci per Lui e cantai con molta timidezza…Lui applaudì e sentì la sua totale approvazione...io invece mi sentivo abbastanza imbarazzata... comunque in quei giorni a Puno avevo notato che ogni volta che arrivava in aeroporto, si portava un qualcosa, una specie di talera... Sai cos’è una talera?
Rispondo no.... 
Beh.. E’ una specie di fagotto di carne della Sierra dissecata che si portava a Lima tutte le volte. Fu lì che Arguedas si accorse che avevo fretta d’arrivare a Lima per delle presentazioni credo... Allora, ricordo benissimo tutto...sotto la porta della mia stanza quella sera trovai un biglietto che diceva che aveva convinto due studenti affinché mi cedessero il posto e così, quel giorno riuscii ad andare a Lima.  venti novembre. 

Quel biglietto naturalmente lo conservo tuttora...questo accade in febbraio.
Trascorsero i mesi...c'è un vuoto.Comunque a novembre di quello stesso anno l’incontrai all’Ufficio Postale di Lima, però…mi parve strano, era così euforico per il nostro incontro; mi disse: "Sì, sì", non so perché… "Dobbiamo vederci, Alicia!!!" Questo fatto avvenne attorno al venti novembre. 
Cosa pensò in quel momento? 
Pensai che mi sarei incontrata con Arguedas, che avrei avuto la grande occasione di parlare un po’ con lui, che conosceva più cose di me e che, anche se non eravamo grandi amici, entrambi condividevamo le stesse idee in questo mondo. 
- Il ventotto novembre di quello stesso anno – era il mio compleanno – apparve nel giornale la notizia che al terzo tentativo di suicidio si era ridotto a vegetale…ed io non facevo altro che ascoltare la radio…tutto il giorno si susseguirono notizie, fino a che morì. Lo portarono alla Molina, presso l’Università di Agraria. Durante la notte lo vegliarono; arrivai lì e…francamente, rimasi molto scossa, che orrore!
Il comportamento di quella Sibilla... di fronte a quella gente che stava lì, ridendo; non dico che doveva strapparsi i capelli e piangere…però mi pareva una mancanza di rispetto.! C’erano pure donne che parlavano in quechua e piangevano. Non so, sinceramente, chi fossero. Si avvicinavano al feretro e lo toccavano…indossavano le polleras (gonne a più strati, tipiche delle popolazioni indigene)…mentre tutti gli studenti del campus universitario accendevano falò, durante tutta la notte. Organizzarono pure una sorta di processione. Lo scrittore Oviedo concorda con me nello scrivere che Arguedas fu eletto a simbolo della lotta armata…ma in realtà, quello non era Arguedas!! 
Arguedas e il suo suicidio: giustamente, fu dovuto in gran parte a tutte le pressioni da parte di certa gente di sinistra,e questo lo mortificava perché lui era d’accordo, chiaro che si producesse un cambiamento, però questo significava anche che gli avrebbero tolto la magia della sua cultura! E così viveva in uno stato di perenne ed orribile lotta interna. Incominciando dal fatto che non era un uomo violento, quindi non fu mai d’accordo con la violenza e questo lo comprovai in seguito… Rilessi Arguedas e decisi di dedicargli una composizione appassionata, che si tradusse in una composizione, un valzer creolo ...lavorai molto per trovare un' integrazione fra la musica della costa e quella andina ... allora scelsi come titolo la dedica che uno studente della Università Agraria impresse sulla tomba di José María, in lingua quechua: WINAYTAM KAUSANKI JOSE MARIA, "Vivrai eternamente, José María".

Fu un momento molto sentito da parte mia e in quella canzone mi offro, mi propongo come la madre che non ebbe mai. Gli offrii tutta la mia tenerezza... Ricordavo il riferimento che faceva nelle sue ultime lettere, Arguedas aveva scritto: "Che le cascate del Perù animino i miei occhi, prima di morire", perché non è morto e menzionò tutto ciò che amava e le cose o i luoghi che lo stavano attendendo…egli non è morto, ripeto... vivrai eternamente. Si tratta di un valzer nel quale la gente che lo comprende percepisce tutta l’intensità del lavoro, per ottenere un tutt’uno fra la musica andina e quella della costa; ho lavorato molto per questo e amo tanto questa composizione. 
Alicia scrisse la canzone nel 1971 e nel CD, realizzato assieme a Oscar Aviles, scrive: "A José María Arguedas, che attraverso le sue opere mi fece conoscere e capire il Perù profondo". Questo è quanto scaturì dopo la sua tragica morte: 


Alicia Maguiña simbolo de la cultura Popular peruana
WINAYTAM KAUSANKI - José María -

Vorrei sprofondare nella terra.
Per ricongiungermi con te
E sollevarti sulle mie spalle Orfano, 
bimbo addormentato.
Lungo il cammino della gola.
Profumeranno le ginestre.
Allieteranno le tortore.Il tuo sonno José María.
Più non vi sarà la matrigna
Più non tremerai di freddo.
Già le pene si placarono…
Tutte le hai sofferte
Mamay kuñay katanaway … ti attende.
Sulle sponde del rio…
ti sveglierai nel suo grembo, avvolto dal suo affetto 
Il taita Felipe maywa,  farà morire la morte.
Ai piedi delle coltivazioni di mais vivrai eternamente! 
Più non vi sarà la matrigna,
Ya no estará la madrastra, 
più non tremerai di freddo…
Già le pene si placarono.
Tutte le hai sofferte….

Il temperamento tenace, sensibile, forte di Alicia è qualcosa di acquisito o di innato?
Sono una donna molto sensibile, ho sofferto situazioni difficili…per esempio, mio padre era una persona retta e di gran fede; mia madre e le sue sorelle erano di Arequipa, donne coraggiose. Penso di aver ereditato tutto questo da loro…(A sua madre ha dedicato il Valzer creolo Achirana...ispirata alla principessa di Ica molto coraggiosa, dove è nata Alicia )

A proposito di "Ricordando mio padre", del 1973, Alicia dice: "Per la distanza tanto lunga e allo stesso tempo tanto breve che dovetti sopportare". Ogni verso è colmo di intensità emotiva e di ricchezza, con grande padronanza della lingua, che rendono il suo stile profondo, intriso di filosofia e di messaggi universali come in "Piangere ridendo", dove canta:

Delle pene io ne rido!
La vita a camminare, a camminare mi ha condannato
Rido del disprezzo
Rido dell'oblio, rido dell'amore 
camminare camminare è quello che ho avuto,
il mio pianto camminare camminare pianto che ride
di risate quasi sono morto!!!
È la mia risata in mezzo alla sua dolcezza 
tanto amara che non sento il suo sapore 
Non so piangere, solo ridere 
Ridere piangere per me la stessa cosa da 
Di notte il fiume dorme 
Di giorno ride sveglio 
Fiume di notte e di giorno

Cosa accadde con la Marinera Dale Toma? Quale fu il motivo del contrasto con Chabuca Granda? 
La verità è che Chabuca, quando ero alle prime armi ... mi sforzavo per parteciparvi, si sentì defraudata, come annotò anche Amparo Baluarte, anch’ella poetessa e compositrice, oggi ormai scomparsa. Una volta, quando entrai in scena – ero appena una ragazzina che affrontava il pubblico – ebbi molto successo, mi fu chiesto di ripetere le canzoni più volte... mentre a Chabuca no, perché ella aveva il suo stile, ma in pratica non cantava , aveva il suo stile ma parlava solo. A quel tempo, l’apprezzavo e le dedicai anche un valzer suo, "Callecitas encendidas". Mentre le passavo accanto, la sentii commentare sarcasticamente in pubblico: "Graziosetta la ragazzina! Peccato che non l’abbia ascoltata…
Un’altra volta, ad Ancón, in occasione di uno spettacolo di beneficenza, cantai per la prima volta "Negra quiero ser" e anche "Estampa limeña". Quando tornai al tavolo, ella mi corresse davanti a tutti. Mi disse: "Si dice pan, non pam e cantan, non cantam! e poi L’anticucho (Gli spiedini) non ha profumo, possiede aroma e ti manca imparare la marinera di cinque-tre!" . Era caustica nei miei confronti. Sembrava provare timore o gelosia, nonostante fosse una compositrice molto più anziana di me… Non tratteneva la sua aggressività in pubblico; credo fosse per immaturità, non saprei. Amparo Baluarte mi disse: "E’ perché tu tratti temi di una Lima diversa; Chabuca canta la Lima dei ricchi, dei personaggi famosi, come José Antonio de la Valle e quella gente lì..." Il giorno seguente, raccontai ogni cosa a Manuel Quintana, il mio maestro, ed egli mi disse: "Questa cosa della marinera cinque-tre non ha senso; potrebbe avere diversi significati. Quello che devi fare è una marinera di contro sfida, così come fanno gli anziani maestri Porfirio Vasquez, Pepe Duran, Augusto Asquez che si combattono"... Naturalmente loro erano i maestri della vecchia guardia ...I migliori della tradizione creola negra ...approvavano le mie composizioni che rispettava lo schema autentico di quel genere musicale ... ed io avevo appena finito "Bartola" e "Negra quiero ser" ed i maestri avevano approvato tutto il mio impegno ed il mio lavoro! Accadeva spesso di lanciare queste sfide, ma non era assolutamente una mancanza di rispetto era dentro alla tradizione... Ero molto giovane e parecchia gente si scandalizzò, pensava che fosse stato un insulto... Ma non era affatto così e per tale ragione le parole dicono: (Canticchia e ricorda)
´"Se tanto credi di sapere ... prendi...prendi queste battute giocose te l'ho chiesto oggi e non domani... Cantami marineras non sciocchezze... Dai, su dai ,dai... se tanto credi di sapere ... cosa succede, perché non rispondi? Te l’ho chiesto ora, non domani… 

Ormai alla tua età credo che ormai potresti… prendi...prendi..." 
Potresti cosa? 
Potresti ....comporre.! 
Poi invece viene una resbalosa ossia provocazione giocosa. 
"Credi di saper tanto e mi fai ridere, sembri una bigotta che canta in messa
Bigotta, a quel tempo, era un insulto? 

No! Assolutamente Si riferiva semplicemente al modo di cantare. Le bigotte hanno un modo di cantare monocoro".... 
Alicia ha composto molti pezzi, compenetrandosi nell’anima Andina, Aymara e Quechua, comprendendo il vero spirito della Sierra, pur essendo un’autrice di musica creola, musica della costa in valzer creoli. 
Spicca il disco "Mi terruño", che è essenzialmente Andino. Con perseveranza, studio, lavoro e passione ha realizzato quello che, forse, nessun’altra componitrice, cantante, poetessa della costa come lei (che è di Ica) ha ottenuto.

Alfonsina Barrionuevo, la giornalista di spicco e studiosa di fama, ha scritto quanto segue, a proposito di "Mi terruño": "Fare dell’arte una religione è ammirevole, soprattutto nel caso di un’arte che deve sopportare, come quella peruviana, l’aggressione dei ritmi stranieri e il disprezzo della gente di qui. Lottare come Alicia per darle importanza e autenticità merita gratitudine. In lei si avverte il grande rispetto per ciò che è Andino. Una vocazione che ha cercato con perseveranza, come se desiderasse universalizzarsi. Una curva di centottanta gradi che significa sopportare molte rinunce e abbracciare una nuova fede, generata da questo seme di indianità che tutti noi peruviani portiamo nell’anima, che un momento affiora e un altro inizia a seccare, fino a sfociare nel nulla. Alicia, col wayno, la muliza, o il waylash delle Ande centrali, acquista una signorilità, una gentilezza, una gravità sacerdotale, come se in questo momento si fondessero nella sua voce le qualità di un popolo straordinario. Vi è un’eleganza nei suoi gesti, nel suo ballo, che trascende il popolare per entrare quasi nel rituale. E’ la sublimazione del canto cholo (meticcio), che pare risuonare in un tempio, piuttosto che nel teatro". (Editorial de "El Comercio 1980")

Verresti in Italia? Parteciperesti a conferenze? 
"Chiaro! Sono disposta a partire per cantare ai miei compatrioti e, se mi inviteranno, lo farò con molto piacere, anche per divulgare la nostra cultura che possiede una notevole ricchezza, grazie all’influenza europea, spagnola in particolare". 
Siamo giunti al termine dell'intervista e all'inevitabile commiato, mentre mi accompagnava verso l'uscita, la Maguiña mi disse: Grazie ! 
Rimasi sorpreso, non capivo... chiesi perché mi ringraziasse, quando ero io che dovevo ringraziarla per la disponibilità e cortesia dimostratami. 
Aggiunse :" Parlando ho percepito la vostra sensibilità e lo sforzo che state compiendo per dare risalto e la giusta importanza a questa nostra musica e vorrei aggiungere che è pur vero che all'interno della musica Andina vi sono molte "contaminazioni", sopratutto spagnole quindi non si può parlare di "Purezza India" ma di una Autenticità. Ringrazio  Peruan-Ità e  Armando, perché nonostante la diversità della lingua, si è molto prodigato per comprendere la musica creola.
Spero di ricevere il vostro materiale per iniziare una proficua collaborazione e ... 
chissà... magari un tour in Europa! 
Riprendo la via dell'aeroporto, lungo tutto il percorso rileggo gli appunti e riascolto la sua voce, non mi sembra vero.
Ogni tanto, durante il viaggio di ritorno ricontrollo dentro la borsa, c'è tutto ! Gli appunti, la registrazione, a confermarmi di non aver vissuto un sogno. 


© Copyright  Sergio F. G. R.

Grazie a Maria Julia A. per l'adattamento in spagnolo, l'originale è stato presentato in italiano con la supervisione di Pietro Liberati e con l'aiuto dello scrittore G. Poli.

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