La scomparsa del senatore Agnelli

Uno degli ultimi "Grandi Italiani " 

Il presidente onorario della Fiat è morto a 81 anni dopo una lunga malattia, un cancro che aveva provato a combattere anche con frequenti viaggi per curarsi negli Stati Uniti. Gianni Agnelli si è spento questa mattina nella sua casa nelle colline torinesi. Il funerale sarà celebrato in Duomo dall'arcivescovo di Torino, cardinale Severino Poletto, domenica alle 10:30.  " L'Avvocato " come era comunemente chiamato è stato, a giudizio unanime,  Uno dei più grandi interpreti  della storia del Novecento italiano. Capitano d'industria, gentiluomo, play boy, ereditiere. Lo hanno chiamato in mille modi a seconda dei ruoli svolti nella sua intensa esistenza. Per molti è stato il sovrano che ha regnato sull'ultimo grande impero industriale privato italiano. Per tutti è stato e sarà sempre l'Avvocato, il nipote del fondatore della Fiat: Giovanni, di nome, come lui. E come lui, presidente e padrone della Fiat e senatore a vita. Ha goduto di una fama nel mondo che gli hanno invidiati in tanti. In parecchi momenti della sua vita ha rappresentato l'Italia più e meglio di molti leader politici e di governo.  Giovanni Agnelli nasce a Torino il 12 marzo 1921.  Secondo di sette figli nati da Edoardo e Virginia Bourbon del Monte, frequenta il liceo Massimo d'Azeglio per poi laurearsi in giurisprudenza, ufficiale dell'esercito viene ferito in Africa.  Gianni, come lo chiamano in famiglia, manifesta sin da ragazzo le doti del "capo" inteso come punto di riferimento per le sorelle e i due fratelli più giovani di lui.  Per il fondatore della Fiat Gianni è stato il vero delfino, il successore per antonomasia. E al nonno è legato fin da bambino da un rapporto di affetto e di grande rispetto e devozione. Prima di morire il vecchio senatore gli consiglia di "girare il mondo, divertirsi un poco, far conoscenze utili" lasciando temporaneamente la guida dell'azienda al professor Vittorio Valletta. Gianni lo prende in parola e si tuffa nel bel mondo internazionale diventando una sorta di mito delle notti brave della Costa Azzurra dove nel 1952 un grave incidente automobilistico gli costa una menomazione alla gamba destra. Nel novembre del 1953 sposa Marella Caracciolo di Castagneto e dal matrimonio nascono Edoardo e Margherita.
Vicepresidente della Fiat dal 1946, vent'anni dopo, assume il comando dell'azienda di famiglia ed è come la svolta, il passaggio dalla vecchia alla nuova Fiat. Nel '76 al rientro dalla Confindustria pilota l'ingresso nel capitale Fiat dei libici di Gheddafi. In quegli anni fronteggia, assieme ai suoi manager, due fatti, diversi tra loro ma entrambi duri per la Fiat. Il terrorismo e il grande scontro con il sindacato culminato nell'autunno dell'80 con la marcia dei quarantamila.
Il fenomeno terroristico, al quale l'azienda paga un pesante tributo di morti e feriti, lo preoccupa. Dicono che in quegli anni ha meditato seriamente di portare via la Fiat dall'Italia. Negli ani Ottanta lui regna sulla Fiat governata da Romiti. Annette Ferrari, l'Alfa Romeo e Lancia, manca l'alleanza con la Ford, liquida il socio scomodo Gheddafi. A metà di quel decennio indica come suo successore alla presidenza di Fiat il fratello Umberto. Ma le cose andranno diversamente. L'Avvocato deve mandare giù un boccone amaro, ma lo fa con classe. Cerca di rifarsi nel 1996 indicando come successore, almeno sul fronte della famiglia, Giovanni Alberto, figlio di Umberto. Ma Giovannino morirà giovanissimo tre anni dopo. E per lui è un colpo durissimo perché avverte l'interruzione di una continuità della famiglia sulla quale ha fatto affidamento dal momento in cui si è reso conto che il suo diretto discendente, Edoardo, non è adeguato al ruolo di guida del gruppo. Quando, settantacinquenne, lascia il comando della Fiat gli succede Cesare Romiti. La morte prematura del nipote sul quale ha fatto affidamento e il suicidio di Edoardo segnano il vecchio patriarca che è costretto, quasi ottuagenario, a riprendere in mano il comando, per lo meno della famiglia. Adesso più che mai è un punto di riferimento per tutto il clan Agnelli. Riversa affetto e attenzioni su un altro nipote, John, Iaki per i familiari, figlio di Margherita e di Alain Elkann, un ragazzo poco più che ventenne che si laurea a Torino e viene mandato in America a "farsi le ossa". Ma la possibilità per questo giovane erede di assumere le redini del gruppo di famiglia è ancora lontana.  L'ultimo anno, discreto sul piano privato non altrettanto su quello societario e aziendale, descrivono un Avvocato ormai fuori dalla scena e tuttavia attento alle vicende della famiglia. Ha voluto recitare il ruolo di capitano d'industria fino in fondo.
Non vogliamo farne una celebrazione, ma sicuramente è stato nel bene e nel male, una figura, un  simbolo invidiato dagli italiani e non solo. Emblema  della ricchezza e del capitalismo era osannato dagli operai quando vestiva i panni del Presidente e primo tifoso della Juventus, cultore e grande esperto di calcio. Non credo ci sia italiano che non abbia fatto una battuta in cui vi era la figura di "Agnelli"  dai  meno abbienti che per evidenziare un modesto cambiamento di vita di qualche amico  usavano apostrofarlo " mi sembri Agnelli !"  Ai V.I.P. che cercavano di copiarne lo stile, l'orologio sopra al polsino ha fatto cult . . .

Un altro lutto nel pomeriggio per la famiglia Agnelli. E' morta nel pomeriggio per un malore Violante Caracciolo, sorella di Allegra, moglie di Umberto Agnelli. Violante Caracciolo, che era sposata con Gianmaria Visconti di Modrone, tra l'altro ex dirigente dell'Inter, è deceduta nella propria abitazione a Grazzano Visconti, il paese a una ventina di chilometri da Piacenza cui una ristrutturazione globale voluta dalla famiglia ha ridato l'aspetto medievale

liberamente tratto dal testo di Salvatore Tropea su Repubblica


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