Lima: sale la protesta verso gli organi Consolari italiani

 In seguito all'articolo pubblicato in America Latina dalla Voce ( sotto), abbiamo richiesto all'Incaricato d'Affari dell'Ambasciata Italiana a Lima precisazioni che per un disguido ci sono giunte solamente in questi giorni. Spenta almeno in apparenza la polemica si aspettano fatti . Fatti che dovrebbero risolvere i numerosi problemi che affliggono le nostre rappresentanze estere.  Purtroppo, dall'Italia non si ha una chiara e reale visione di quello che accade nelle sedi distaccate  che "dovrebbero salvaguardare i diritti di tutti i nostri connazionali, specialmente quelli meno fortunati". Le notizie che ci arrivano, a volte inesatte, a volte faziose e di parte, prevaricano le nostre intenzioni per una informazione seria. Per tali motivi ci limitiamo, per ora, a trascrivere le varie prese di posizione. Invitiamo a scriverci i Vostri punti di vista, suggerimenti o quello che ritenete auspicabile sia fatto per migliorare la situazione attuale. Noi da parte nostra faremo di tutto perché le Vostre richieste abbiano voce anche in Italia.
 Lo staff di
Peruanita® 

 


 Original Message
From: "M. Alessio / Amb. Italia Lima"


Cittadinanza: basta con le strumentalizzazioni,
 intervengano i Ministri!

Le sciocche maldicenze contro di me pubblicate giorni fa dal rappresentante del Venezuela nel CGIE Vitaliano Vita sulla sua rivista telematica "Pagine", meritano risposta? Penso di si, e per due motivi:
1) nonostante i suoi discussi inizi, e il misterioso contributo ottenuto chissà come dal fugace Ambasciatore Pennarola quando ancora sulla rete non se ne trovavano tracce, "Pagine" é ormai cresciuta divenendo un organo abbastanza bene informato, ricco e di piacevole lettura; quindi, merita di essere aiutato, anche a non pubblicare articoli troppo squalificanti;
2) se da una parte la pubblicazione del testo, firmato da un sedicente "Piccone", rappresenta un atto di scorrettezza e disinformazione ai danni dei suoi lettori, bisogna anche ammettere che Vita in qualche modo lo ha bilanciato con una iniziativa di corretta informazione, indirizzando - non a tutti i suoi lettori, ma ai molti che sono anche iscritti alla sua "Mailing List" - il testo integrale della lettera da me inviata ai membri del Comites di  Lima,quella di cui "Piccone" ha completamente stravolto il significato.
L'essenza di questo stravolgimento, e il suo carattere deliberato, sta tutta in due parole: laddove io avevo parlato di innovazioni legislative e amministrative riguardanti il diritto di cittadinanza "iure sanguinis" dei  discendenti di italiani all'estero, "che non si potevano escludere, anzi si dovevano auspicare", avevo anche avvertito che tali innovazioni "potrebbero andare in direzioni opposte". Il significato mi pare inequivocabile: tali innovazioni potrebbero andare o in una direzione più permissiva e favorevole agli oriundi - come io, quasi da solo, ho sempre pubblicamente sostenuto e proposto (e solo Piccone forse non lo sa) - oppure in una direzione piú restrittiva, come sostengono, più o meno a bassa voce, quasi tutti i miei colleghi, e come é nello spirito delle complicatissime Circolari con cui il Ministero dell'Interno ha trasformato, da anni, la procedura di accertamento della cittadinanza in una vera e propria corsa a ostacoli: per i connazionali stessi ancor prima che per i Consolati.
Ebbene, che ha fatto Piccone, il falsario? Ha saltato un paio di parole ("potrebbero andare") e ha sostituito il plurale "direzioni opposte" col singolare "direzione opposta"; alla fine, perché al lettore non restassero dubbi, ha completato il crimine col velenoso commento: "cioè...dirette a estinguere il diritto di cittadinanza....iure sanguinis". Come se fosse appunto questa la soluzione che io "mi auspico"...
Ora, io capisco che in giro per il mondo ci possano essere connazionali  seriamente e fondatamente preoccupati di una simile possibilità, ma se non imparano a leggere, se non imparano a riconoscere quei (pochi) che difendono a viso aperto la loro causa dai molti che la combattono, l'esito della battaglia é compromesso in partenza. E  Vitaliano Vita, che é persona  intelligente, farebbe bene a liberarsi al piú presto dai Picconi e dal Picconismo, che lo portano su una cattiva strada.
Vi sono tuttavia, nell'articolo di "Pagine", altri accenni che non si possono ridurre a semplici equivoci sul significato della mia lettera al Comites di Lima.
Vi é, in primo luogo, un goffo tentativo di minimizzare la gravità della situazione consolare nel Perù, laddove il subdolo Piccone scrive che tale situazione "rispetto alle altre certamente non é la piú disastrata": sarebbe interessante sapere su quali basi egli ha effettuato i suoi confronti: i risultati della "Indagine sulla situazione della rete
consolare in America Latina", lanciata dalla DG Italiani nel Mondo l'11 settembre 2001 su espresso invito del Ministero per gli Italiani nel Mondo, anche se si basava sulla pedissequa riproposizione di parametri che erano stati concepiti per la rete in Brasile e sono male applicabili a una sede come Lima, dovrebbe comunque essersi conclusa da un pezzo (la nostra Ambasciata ha inviato i suoi dati il 4 ottobre), ma non risulta che siano stati resi noti a chicchessia: il buon Consigliere Calogero, che si era  occupato della faccenda, ormai sta a Melbourne, ma comunque cercherò di trovare
qualcuno alla DGIT in grado di darmene notizia. Per ora, sulla base del solo confronto possibile - cioè quello con la situazione in Brasile - saltano all'occhio alcuni dati che parlano da soli: nell'anno 2000 gli accertamenti di cittadinanza in Perú sono stati 2.695, e cioè alcune centinaia in piú rispetto a quei consolati del Brasile (Curitiba e porto Alegre) che vantano collettività di analoga consistenza numerica; ma se si confronta il numero totale di atti prodotti dall'ufficio consolare, la differenza diventa abissale: a Lima esso é stato superiore a 25.000, e cioé addirittura superiore a quello del Consolato Generale a S. Paolo con i suoi 43 impiegati e i suoi 170.000 italiani iscritti. Come si spiega? Anzitutto, perché non tutte le collettività danno la stessa quantità di lavoro: basti pensare che ai 42.000 connazionali iscritti a Rio de Janeiro, corrispondono appena 7.000 atti consolari, con una media di 1/6; a S. Paolo questa media é ancora più bassa, di 1/8, mentre a Curitiba già balza a 1/4. Nel caso di Lima, però, é presente, anzi dominante un fattore che in Brasile é del tutto marginale, e cioè l'utenza locale. I peruviani residenti in Italia a diverso titolo sono almeno 60.000; ad essi vanno aggiunti un numero imprecisato, ma crescente, di italo-peruviani  che hanno ottenuto l'accertamento e si trasferiscono in Italia, mantenendo ovviamente la loro cittadinanza peruviana e tutti i relativi legami; entrambe le categorie, generano un continua domanda di certificazioni, legalizzazioni, autenticazioni e atti notarili di ogni sorta, sia in vista di ricongiungimenti familiari, sia per i numerosissimi matrimoni misti, sia per lavoro, per studio, per affari ecc.. Nell'insieme, questo movimento si traduce in circa 7-8.000 atti consolari (genericamente  "notarili") all'anno, che costituiscono una costante del tutto indipendente dall'entità della "collettività italiana". 
Solo per svolgere decentemente questo lavoro, ci vorrebbero cinque o sei persone; noi ne abbiamo sei in tutto, che dovrebbero occuparsi anche di tutta la collettività italiana di 35.000 persone con la sua domanda annua (per limitarsi a questo) di circa 4000 fra rilasci e rinnovi di passaporti! In piú, si pretenderebbe - giustamente e sacrosantamente - che continuassimo a sfornare nuovi cittadini, magari al ritmo di 2500 l'anno, come si faceva fino al 2001! Se questa non é una situazione "disastrata", vuol proprio dire che Piccone per le questioni consolari é  irrimediabilmente negato.
In secondo luogo, nell'articolo di Piccone abbondano allusioni di stampo politico-mafioso che sembrerebbero attribuire alla mia persona ruoli e ambizioni nettamente smentiti da trent'anni di impegno professionale - e anche politico - sempre molto chiaro e lineare. Si comincia coll'insinuare una potenziale contrapposizione fra me e l'Ambasciatore Busetto, che non ha il benché minimo fondamento, anche e proprio perché entrambi abbiamo una vasta esperienza consolare. Si parla del "rifiorire di certe polemiche" (peraltro del tutto inesistenti!) quale mezzo per "polarizzare attenzioni che diversamente non ci sarebbero": attenzioni su che? Sulla urgente necessità di personale per l'Ambasciata a Lima? Magari riuscissimo a polarizzarle! Se ci riusciremo, forse ne potremo ringraziare anche  Piccone, che ci sta facendo pubblicità. Sembra peró che egli abbia in mente  qualcos'altra, quando parla dell'intento di "regolare situazioni personali o interne", e, alla fine, conclude con un misterioso accenno a "aggiustare la propria carriera o svezzare qualche complesso".
Sappia, lo sciocco Piccone, che la mia carriera va benissimo com'é, cioè immutabilmente ferma e senza alcuna progressione da moltissimi anni. Più  precisamente, da quando mi sono accorto che nella struttura diplomatico consolare, quel poco o tanto che funziona, e mantiene ancora in piedi un minimo di servizio pubblico, lo si deve esclusivamente all'abnegazione e al senso del dovere dei singoli: mai e in nessun caso a impulsi, direttive o incentivi che vengano "dall'alto": né dalla c.d. "dirigenza politica" (che non ha mai diretto un bel nulla, ma ha solo elemosinato pubblicitá e consensi), né tanto meno dalla dirigenza amministrativa, che é sempre stata succube della dirigenza politica, assecondandone sistematicamente i capricci e le debolezze per ricavarne vantaggi immediati. Nello Stato italiano, il senso dello stato esiste, ma negli strati bassi, o comunque a livello individuale, dei singoli: piú ci si avvicina ai i vertici delle strutture, a quelli che dovrebbero essere i centri nevralgici da cui tutto si irradia, e piú si incontrano invece compromessi, cinismo, irresponsabilità, individualismo e confusione. Per questo sono così fiero del mio grado "iniziale" nella carriera diplomatica, che mi tiene a prudente distanza dai giochetti e dalle velleitá dei "governanti", e vicino invece ai luoghi in cui davvero si lavora e si cerca di mandare avanti la baracca.
Se poi Piccone (o chi per lui) crede che adesso, grazie a Berlusconi e a Tremaglia, le cose cambieranno e il governo comincerà davvero ad assumersi le sue responsabilità, bene: non posso che augurare, a lui, a me e a tutti, che abbia ragione. Peraltro, avendo lavorato a stretto contatto con uno dei Sottosegretari del precedente governo Berlusconi, e avendo visto per cosí dire dall'interno come (non) funzionava anche quel governo, non mi pare che ci siano particolari motivi per sperare in cambiamenti da quel lato. E quindi concludo rivolgendomi di nuovo a Vitaliano Vita, e agli altri che abbiano davvero a cuore le giuste cause degli italiani all'estero: lasciamo perdere le Picconate, e cerchiamo invece di lavorare di piú insieme, noi che siamo a contatto con la realtà. Marcello Alessio



 

 


Anagrafe degli italiani all'estero? Cittadinanza? 
Non sono vero lavoro consolare: aboliamole! 

di Franco Piccone
italianiestero@unete.com.ve

É quanto sembra auspicarsi un funzionario dell'Ambasciata di Lima in una lettera indirizzata ai membri del Comites ed al rappresentante locale del Cgie... nella quale ammette, a proposito delle domande di cittadinanza, che sarebbero 4500 quelle ricevute e 1200 le domande prenotate, che attualmente si trovano collocate nei depositi... dell'Ambasciata "tra le scatole ammucchiate sul pavimento ed in cima ai mobili di ufficio... con il rischio assai alto di smarrimento, mescolanze, perdite e distruzione..." domande che continuano "...a riempire l'Ambasciata, occupando ogni giorno ore preziose che vengono sottratte al lavoro vero del servizio consolare...!" E poi ancora un avvertimento: "chi presentasse oggi una domanda (sappia) che la relativa documentazione giacerà presumibilmente per anni ed anni (senza seguiti nda)... perciò si devono auspicare innovazioni legislative o amministrative... ma in direzione opposta " (ossia dirette ad estinguere il diritto di cittadinanza, come dire, togliamo dal nostro ordinamento lo jus sanguinis... che dà un sacco di lavoro! Una lettera in cui Aire e cittadinanza vengono volutamente mescolati, che certo non convince chi conosce questi problemi - nda)
Stiano tranquilli i nostri connazionali perché a Lima l'Ambasciatore è Sergio Busetto, che conosce a fondo i problemi dell'Emigrazione, è stato Segretario generale del Cgie, e sa bene che il rifiorire di certe polemiche è un modo per polarizzare attenzioni che diversamente non ci sarebbero... altrimenti dovremmo prendercela sul serio... Comunque non è ammissibile, e ce ne doliamo, che per "regolare" situazioni personali o interne... si prendano a prestito i problemi della collettività, esasperando situazioni delicate, considerato che quella del Perù, rispetto alle tante altre, certamente non è la più disastrata... ma che potrebbe diventarlo se certe intenzioni si affermassero!
Una lettera che ha dell'incredibile, dopo le assicurazioni date dal Mae al Cgie soltanto un mese fa, quando, in pompa magna, si celebrò nel salone dei congressi la festa dell'Aire... e fu assicurato che con l'arrivo dei digitatori, in quattro e quattr'otto si sarebbe messo tutto a posto... che a giugno del prossimo anno avremmo finalmente affrontato le elezioni dei Comites e quindi quelle europee su basi anagrafiche dignitose... 
Il tono e la forma impiegate nella lettera indirizzata ai consiglieri del Comites e Cgie di Lima è sintomatica di come vengano tenuti in conto i rappresentanti della comunità e quale considerazione si abbia per i diritti dei cittadini... e come questi possano rimanere coinvolti in questioni che non li interessano... a dimostrazione che certe proteste avanzate dai nostri rappresentanti nei Comites e nel Cgie non sono infondate... che non è difficile incontrare personaggi, (certamente non è questo il caso...) che nel disimpegno delle proprie funzioni, si convincono di poter riformare il mondo, e con esso quei poveri italiani all'estero che vengono affidati alle loro cure.
Abusi di vario genere sono stati denunciati ripetutamente, basti ricordare quelli più recenti segnalati dai Consiglieri Conte (Germania) e Bucchino (Canada) e prima ancora da tanti altri... basti ricordare le persecuzioni denunziate dai rappresentanti della comunità italiana di Caracas... rispecchiate in modo penalizzante nella tenuta dell'Anagrafe Consolare... ove, in Caracas, su 113mila iscritti all'Aire, oggi soltanto 5-6 mila potrebbero votare. Infatti 83 mila hanno indirizzo incompleto, 25 mila non si sa a quale comune appartengano... Su 206 sedi quella di Caracas è al primo posto nel mondo per irregolarità, gli errori riscontrati nelle registrazioni di quella anagrafe consolare, da sole rappresentano il 60% degli indirizzi incompleti di tutto il mondo! (v.pag. 6 dell'Anagrafe integrata degli italiani nel Mondo edizione DGIEPM Mae). Si tratta di coincidenze? E le proteste della comunità? Il richiamo a Roma anzitempo di Consoli ed Ambasciatori ? Ma poi nella sostanza tutto è rimasto come prima. Rimarrà così anche ora che alla guida dei Ministeri competenti ci sono Berlusconi e Tremaglia ...?
Diceva il presidente Ciampi qualche giorno fa che il potere deve essere utilizzato solo per servire il cittadino... non per aggiustare la propria carriera o svezzare qualche complesso... (aggiungiamo noi).



Ecco la lettera indirizzata ai membri del Comites e del Cgie

 


 


Lima, 2.3.2002

Al Sig. Rappresentante nel CGIE per il Peru
Ai Sigg. Consiglieri del Comites del Peru
Loro Sedi

Gentili Consiglieri del Comites e del CGIE,

a seguito del mancato rinnovo dei contratti dei "digitatori", dal novembre dello scorso anno 2001 l'Ambasciata si è vista costretta a sospendere quasi completamente l'esame e quindi l'invio ai comuni italiani - ai fini della trascrizione all'AIRE - delle domande di accertamento della cittadinanza italiana. Le ultime domande giunte a buon fine, erano state presentate verso la fine dell'anno 2000, e portavano una numerazione vicina al 25.000. La maggior parte delle domande presentate dopo - con l'allegata, voluminosa documentazione di rito - sono andate accumulandosi: dapprima ne entravano 4 al giorno; dal gennaio del 2001, l'Ambasciata ha iniziato a programmare due appuntamenti al giorno, poi uno al giorno, ma questa riduzione del ritmo non è stata sufficiente a bilanciare la ben più drastica riduzione delle uscite. La massa di domande giacenti, con i relativi allegati, nei depositi dell'Ambasciata, ha così raggiunto una mole considerevole e insostenibile: si tratta di oltre 4500 fascicoli (gli ultimi entrati hanno una numerazione intorno al 29.500, corrispondenti alle domande complessivamente presentate dalla fine del 2000 a tutt'oggi; ogni giorno, questa massa si accresce di una unità, mentre le uscite si riducono a poche unità a settimana, riguardanti in genere casi eccezionali, anche questi peraltro sempre più difficili persino da reperire fisicamente fra le scatole ammucchiate sul pavimento o in cima ai mobili degli uffici.
Molti utenti continuano a illudersi, anche in base alla impostazione della corrispondente pagina web dell'Ambasciata, che il fatto di avere consegnato la domanda e i documenti "completi, perfetti e corretti", costituisca la premessa di una imminente conclusione della pratica stessa, o, almeno, costituisca un importante titolo di priorità. In effetti, non è così: le pratiche sono inesorabilmente ferme, e quando, auspicabilmente, il Ministero dovesse nuovamente autorizzarci nuovi contratti per digitatori, sappiamo già che per almeno sei mesi il loro tempo sarebbe assorbito esclusivamente dal lavoro detto "di bonifica", che costituisce una priorità in vista dei preparativi per il prossimo censimento, per le elezioni del Comites e del CGIE del 2003, forse per le elezioni Europee e in prospettiva per le politiche.
Il buon senso, a questo punto, suggerirebbe di sospendere anche l'accettazione della documentazione da parte di coloro che hanno ottenuto, fino ad oggi, un appuntamento per la consegna della domanda. Si tratta di circa 1200 rappresentanti di altrettanti nuclei familiari: già nei prossimi mesi, con l'incremento di un fascicolo al giorno, la gestione di questa massa di carte diventerà impossibile, e i rischi di smarrimenti, mescolanze, perdite e ditruzione saranno assai alti; chi presentasse oggi una domanda, sa che la relativa documentazione giacerà "presumibilmente" per anni e anni; non si possono escludere, anzi si devono auspicare, innovazioni legislative o amministrative, ma queste potrebbero andare in direzioni opposte.
In una situazione del genere, qual'è, oggi, l'interesse dei connazionali, o almeno di coloro che ritengono di esserlo in base allo "ius sanguinis"? Continuare a riempire l'Ambasciata di pratiche, la cui semplice gestione materiale occupa ogni giorno ore preziose, sottraendole al lavoro corrente del "vero" servizio consolare, sembra del tutto controproducente. Il primo interesse del cittadino, che desideri vedere prima o poi riconosciuto il suo "status civitatis", sembra essere piuttosto quello di poter manifestare nel modo più formale la sua volontà di ottenere l'accertamento, indipendentemente dal possesso o meno, oggi, della relativa documentazione. In tal modo, egli salvaguarda il valore più importante, perchè manifestando, oggi che la legge gli riconosce la cittadinanza, la volontà di accertarla, anche un eventuale, futura riforma restrittiva non potrebbe retroagire su tale manifestazione, una volta che questa fosse stata resa in modo formale davanti all'Autorità consolare; d'altra parte, attraverso una semplice ricevuta, da cui risulta la data di tale manifestazione, egli si vedrebbe garantito anche l'ordine di precedenza acquisito; e se la lista delle richieste, divise per giorno di presentazione, venisse immediatamente pubblicata su Internet, ne verrebbe anche garantito da ogni eventuale "scavalcamento" che non sia giustificato da eccezionali circostanze.
Bisognerebbe, insomma, far comprendere ai connazionali, che invece di perder tempo a raccogliere e perfezionare una documentazione che poi non si sa quando e se potrà servire, sarebbe assai più utile istituire una sorta di "prenotazione", che può essere concessa in tempo reale o quasi, e sarebbe in grado di consolidare il diritto alla cittadinanza in attesa del momento in cui esso potrà essere accertato.
Per discutere questa o eventuali altre proposte alternative, abbiamo organizzato per lunedi prossimo, 4 marzo alle ore 15, una riunione aperta a tutti gli interessati nel cortile dell'Ambasciata: alla quale sembrerebbe non solo opportuna, ma quasi indispensabile la partecipazione di una qualificata rappresentanza del COMITES e del rappresentante del CGIE.
Nella speranza di incontrarci in tale occasione, porgo i miei migliori saluti

L'incaricato d'Affari 

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