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Intervista a Willy Stevens, delegato Belga nel vertice UE-AL,
 nonchè ambasciatore in 7 paesi dell'America Latina.
di Alba Ortu

Intervista avvenuta alla presenza di Isabel Recavarren il 10 giugno 2002. 


Signor ambasciatore, durante la presidenza belga dell'UE, ha partecipato alla preparazione dell'agenda del vertice UE-AL, quali i propositi e gli obiettivi?
momento la presidenza dell'UE?

La presidenza belga aveva vari obiettivi concreti per questo vertice.
Basilare era che fosse un vertice aperto a tutti i Paesi dell'America Latina e Caraibici, oltre ai 15 dell'Unione Europea.
Il secondo obiettivo riguardava i paesi dei Caraibi che parlano inglese e che a volte non si sentono amati nè dall'A.L. nè dagli europei:abbiamo voluto dare più visibilità ed importanza a questi paesi, ed è per questo che si è organizzata nelle Barbados una riunione preparatoria proprio per sottolineare anche la loro importanza.
Un altro obiettivo importante era quello di assicurare la partecipazione della società civile e dei Parlamenti, ai quali va il merito di essere i promotori tradizionali delle relazioni con l'A.L.
La preparazione di uno studio, da parte di esperti sui sistemi, con l'obiettivo di avere un dialogo, un dibattito a livello concettuale, politico e di azione molto concreto. Un altro obiettivo era quello di preparare un programma di azione "RIO PIÙ".
A Rio è stato accettato un programma di azione nei settori politico, economico e culturale, ora si tratta di attualizzare questo programma perché dal 1999 ci sono stati notevoli cambiamenti politico-economici e dobbiamo tenerne conto. Occorre non soltanto attualizzare il programma di azione, ma anche elaborare formule di cofinanziamento perché la cooperazione bi-regionale è limitata per il fatto che fino ad oggi quasi tutti i contributi finanziari arrivano dall'Europa. 
Se parliamo di un accordo di associazione dobbiamo anche cercare di ottenere finanziamenti e maggiore partecipazione dai Paesi all'A.L. e dei Caraibi, dagli Istituti Finanziari come il Banco Interamericano de Desarrollo, della Banca Europea di investimenti, e, perchè no, dal settore privato.
Erano questi i grandi obiettivi che avevamo fissato e che avremmo potuto far accettare da tutti gli altri partecipanti a questo incontro.

Signor ambasciatore, come considera la partnership strategica UE-AL, esiste?

Credo che questa partnership esista. 
Abbiamo consulte politiche più che con qualunque altra regione del mondo. 
Anche a livello di Capi di Stato abbiamo la consulta, i vertici come quelli di
Madrid, di Rio de Janeiro ed il prossimo del Messico.
Vi sono anche vertici sub-regionali ed a Madrid ce ne sono stati 5.
Si è tenuto anche un vertice con i capi di stato del Mercosur, con la Comunità Andina, con l'America Centrale e con il Messico.
A livello dei ministri ci sono, due volte l'anno, riunioni sub-regionali; durante il primo e secondo semestre in concomitanza dell'Assemblea Generale.
A livello direttivo, abbiamo molte riunioni nell'arco dell'anno tra i più alti funzionari. Sempre nel segno della cooperazione, con ogni nazione ed ogni subregione, vi sono Commissioni Miste.
Vengono già tenute molte riunioni, 11 a livello mondiale e 6 con l'A.L., anche se non sono molto efficaci.
Il proposito del vertice di Madrid era di promuovere la partnership decisa a Rio. Presupponeva due componenti:
- prima, quella di approfondire ed ampliare le consulte nei fori internazionali e cioè nei 6 centri delle Nazioni Unite: New York, Ginevra, Parigi, Roma, Vienna e Nairobi, ed a tale proposito bisogna dire che occorrono più consulte tra i rappresentanti permanenti dell'A.L. e dell'Europa.
Nell'America Latina agiscono già tali consulte, come ad esempio nella Commissione Diritti Umani.
Purtroppo ogni volta che prepariamo una conferenza dell'ONU, i componenti dell'America Latina, che non ha un' unità politica, non trova  un accordo con chi può essere l'interlocutore. La divisione creatasi vede da un lato chi vuole il solo gruppo dei Paesi cosiddetti "latini puri" mentre dall'altra parte, chi opta, come noi, per l'apertura completa verso A.L. e Paesi caraibici.
L'altra componente è la cooperazione biregionale. Una nuovo modello di  cooperazione che non ha niente a che fare con la cooperazione bilaterale o con quella che attua l'Europa con altri paesi.
E' cooperazione da Regione a Regione dei 15 UE verso i paesi A.L.
Una cooperazione scientifica, culturale, economica che comprende altre aree e paesi. Ma se non c'è un programma, nè finanziamento questa cooperazione non si può avere. Si può lavorare su questo a fine anno, in una riunione che
prevede la presenza di alti funzionari. 
Il Belgio ha parlato chiaramente del tema e dell'elaborazione del programma di azione "RIO PIÙ", occorrerà parlare anche di formule di finanziamento.
In termini economici vedo meno problemi perché stiamo negoziando i nostri accordi di associazione economica per quanto concerne la cooperazione biregionale. Ma i problemi sono più politici che economici.

Signor ambasciatore, perché considera la convergenza di valori e di principi può essere un castello di sabbia?

Per il fatto che c'è un declino della nostra presenza in AL. 
Per quanto riguarda lo studio ormai i Latini non vengono più a studiare in Europa. Potrei citare subito 5 presidenti o ex-presidenti in AL che hanno studiato in Francia, in Germania, in Italia, in Inghilterra. Ma ormai non è più così. Ora in AL non ci sono quasi più ministri che hanno studiato in Europa. Per esempio, in Messico c'è solo Castañeda, il ministro delle relazioni estere, che ha studiato a Parigi. In Cile c'è solo il ministro del segretariato della presidenza che ha studiato in Germania. Nella maggior parte dei paesi non c'è nessuno. C'è una generazione di persone che non ha conosciuto l'Europa, che non ha i nostri principi o valori. Non siamo neppure presenti su internet. 
L'AL aveva ed ha ancora il Diritto Romano ma in tutti gli accordi internazionali o di privatizzazione di imprese è il Common Law che è il diritto di GB, USA e
Canada a prevalere.
Persino la religione si sta allontanando. L'AL ha maggioranza di cattolici romani ma ci sono vari paesi soprattutto in America Centrale dove ci sono più
praticanti delle sette pentecostali che della religione cattolica. Nel campo del commercio è lo stesso: gli USA aumentano il volume del loro commercio molto più rapidamente di noi. Quindi se non consolidiamo le nostre relazioni con
azioni nel settore dell'educazione, della cultura e di Internet entro 10 anni non potremo più parlare di convergenza perché i Latini saranno sempre più sotto l'influenza degli USA. Non ho niente contro gli USA che sono il nostro miglior socio ma credo che abbiamo tutto l'interesse ad avere un sistema internazionale multipolare.

Secondo la sua posizione, è più grave la mancanza di credibilità politica dell'UE o la difficoltà dell'AL a presentarsi sotto un'unica voce?

Credo lo siano entrambe e in entrambi i casi possiamo migliorare. Credo che noi europei dobbiamo migliorare la nostra presenza politica nel mondo, ma purtroppo non basta avere molte risorse economiche. Per esempio in AL il 62-65% di tutti gli aiuti internazionali arriva dall'Europa ma nonostante ciò non abbiamo molto peso politico. Non abbiamo credibilità agli occhi dei
Latinoamericani perché non abbiamo una vera politica.
Per fare un esempio in termini militari l'AL è out of area (fuori area): quando si è parlato del Plan Colombia, l'Europa non ha assolutamente pensato ad azioni militari in quel paese. Quindi è logico che i Latini parlino più con gli USA che con noi. Avremo un'influenza maggiore in AL se faremo in modo
che siano più uniti politicamente. Dobbiamo essere coscienti del fatto che questi due processi sono necessari.

Quanta importanza ha la società civile in questa relazione?

Questo è molto importante. Il Belgio è un paese a favore della società civile. Quando parlo della società civile mi riferisco ai partiti politici, ai sindacati, alle università, a gruppi di esperti, alle ONG. Per noi la società civile è diventata parte integrante della democrazia moderna ed anche un nuovo
elemento della scena internazionale. La società civile è la meta politica, è parte integrante del nostro sistema democratico. Ci sono ancora paesi che
non vogliono troppi contatti con le ONG perché dicono che non sono rappresentative o che non sono responsabili nel senso che quando sbagliano non ci sono sanzioni; questo per noi, è già passato. E' una realtà che non possiamo ignorare. C'è un ufficio delle ONG dove si possono ricevere informazioni. 
Quando faccio riunioni con l'amministrazione su problemi dell'AL invito le ONG e li ascoltiamo perché in generale loro sono unilaterali. Ma le informazioni che
loro hanno sono impressionanti e ci servono. Credo che dobbiamo ascoltarli. La decisione sarà sempre nostra ma dobbiamo dialogare.
I governi europei, anche al vertice di Madrid hanno seguito i passi della società civile. Sono loro i motori della cooperazione e che aprono le strade
mentre noi seguiamo. Infatti sono le ONG che implementano i nostri progetti. I progetti delle ONG sono finanziati al 75% dal governo e quando sono università o quando si tratta di progetti per risolvere o evitare conflitti finanziamo il 100%. 
La presidenza belga aveva proposto 3 riunioni:una dei capi di stato, un'altra della società civile allo stesso tempo e con la stessa agenda organizzata per loro e l'altra con i parlamenti europei e latini ma con passerelle dove le ONG potrebbero mandare
rappresentanti per comunicare messaggi al vertice dei capi di stato.
Credo che ciò darebbe più trasparenza e dobbiamo continuare a combattere per questo: avere vertici paralleli. E' l'unico modo per evitare violenza. Per
esempio il Belgio ha organizzato una riunione sul tema della globalizzazione economica e non c'è stata nessuna violenza. I partecipanti hanno offerto fiori
alla polizia, e se vogliamo evitare la violenza dobbiamo parlare, dialogare. Questa è la posizione che il Belgio cercherà di difendere anche in Messico.
Il 10 giugno 2002 a Roma c'è un vertice parallelo delle ONG ed è organizzato con le risorse dell'ONU.
L'AL non è prioritaria perché rappresenta meno del 5% del nostro commercio estero globale. E' importante per la lotta contro la droga perché questa, per noi, è un interesse geopolitico. Il vero interesse dell'AL per l'Europa sono i suoi 34 voti nei fori internazionali, perché vari problemi, anche interni, hanno bisogno di soluzioni globali mentre per le ONG la società civile non è così.
Il suo interesse è più genuino, più profondo, più sociale, più umano.
L'altro è quasi solamente politico: avere i voti. Ripeto, senza la società civile non potremo tenere vive queste eccellenti relazioni tra Europa ed AL.

Dopo la presidenza belga dell'UE cosa è successo all'entrata della presidenza di turno spagnola a proposito dell'agenda UE-AL? Cosa è successo a Madrid?

Credo che in generale si può dire che era un vertice che non ha ottenuto tutto perché costruire questa associazione con l'AL è un processo lento ed abbiamo fatto dei passi avanti; è come la formazione dell'UE: ogni passo ne rende necessario un altro.
La cosa importante di questo vertice è che c'è stato molto networking, molti contati personali tra i Capi di Stato dell'Europa e dell'AL perché nella politica
internazionale i vincoli ed i contatti faccia a faccia sono molto importanti, possono creare simpatie e interessi naturali.
Nel settore politico direi che c'è stata la discussione di vari temi: si è parlato di terrorismo ma il presidente Cardoso del Brasile ha indicato che non dobbiamo concentrarci solo su questo ma c'è anche la lotta contro la povertà, il commercio internazionale e la politica agricola. Ci sono altri temi che dobbiamo considerare.
Si è parlato dell'Argentina: abbiamo espresso molta solidarietà ed appoggi a questa nazione. Per quanto riguarda la Colombia, l'Europa ha accettato ciò che aveva chiesto il signor Pastrana, cioè che le FARC, devono stare nella lista delle organizzazioni terroriste, ciò significa che non ci saranno più visti
per loro e le risorse che hanno nelle banche europee saranno bloccate.
Nel settore economico si sono avuti miglioramenti: si è annunciata la conclusione dei negoziati con il Cile. Si tratta di un accordo molto ambizioso, più ambizioso ancora di quello che abbiamo firmato in Messico. Ora questo accordo sarà firmato quando tutti i testi legali saranno disponibili e tradotti nelle 11 lingue dell'UE e tutto ciò prende tempo. 
Per quanto riguarda il Mercosur si è presa la decisione di dare un impulso politico nuovo a questo negoziato che all'inizio doveva essere parallelo tra
Cile e Mercosur. Abbiamo già concluso con il Cile perché era più facile, è
un solo paese. Mentre per altri quattro paesi è più difficile elaborare una posizione comune perché non ci sono istituzioni sovranazionali o un'esperienza precedente. Invece in Cile sono esperti straordinari perchè hanno già negoziato 11 accordi di associazione. Quindi è normale che non si avanzi allo stesso ritmo.
Anche i temi agricoli sono molto più difficili. In Cile non ci sono gravi problemi agricoli perché tengono il mercato della frutta quando non c'è offerta in Europa per la differenza delle stagioni. Mentre con Mercosur, soprattutto Argentina, Brasile ed Uruguay, ci sono problemi più grandi perché essi hanno i nostri stessi prodotti (cereali,zucchero,carne).
I 12 paesi dell'America Centrale, che hanno un'agricoltura molto forte, entreranno in questa associazione e non potremo mantenere il nostro sistema
di sussidi. Quindi negozieremo anche con l'OMC. Il negoziato è più duro ma l'abbiamo già terminato.
Il nostro accordo ha 3 componenti: dialogo politico perché ci interessano i 33 voti dell'AL nei forum internazionali (ciò non fa parte di ALCA, che è solo una zona di libero commercio). Abbiamo anche un programma di cooperazione, una nuova forma, ed abbiamo lo stesso programma economico-commerciale di ALCA, ed è là che dobbiamo fare più cose perché il dialogo politico e la cooperazione si sono conclusi. Ma nel settore economico, per esempio, c'è un accordo che si chiama "misure di facilitazione del commercio". Occorre
negoziare negli altri punti.
I paesi del Mercosur volevano una data-limite per concludere ed hanno proposto il 2005 ma noi pensiamo che questa data non sia realista, che non sarà tecnicamente possibile ottenere un accordo; ma abbiamo fatto un compromesso, come sempre accade nella diplomazia, abbiamo accettato di concludere "as soon as possible" (il più presto possibile).
A luglio a Brasilia ci sarà una riunione a livello ministeriale per dare un nuovo impulso a questo negoziato: per noi e per il Mercosur si tratta di fare un'offerta migliore. Noi siamo stati molto felici quando loro hanno presentato l'offerta ma è molto incompleta perché era la prima. Per esempio nella
nostra offerta c'è già una proposta di liberare più del 90% dei prodotti per formule e di negoziare sul 10%, prodotto per prodotto. Mentre nell'offerta del
Mercosur la liberazione secondo i criteri di 4 tappe in 10 anni si è riferito solo al 33%,che significa che si dovrà negoziare il 67% prodotto per prodotto e
questo tarda troppo. Quindi noi ed il Mercosur siamo disposti a farlo. Ma nel caso del Cile il fron load, che è già libero dal primo giorno di applicazione del
trattato, è più del 9%. Adesso l'83% è già libero, quindi aggiungendo poco otteniamo fino al 99% ed è uguale se la nostra offerta al Mercosur è del 90%, perchè già gran parte è libera mentre loro stanno appena iniziando.
Ciò che è molto importante è che per la prima volta si è riusciti ad accettare il concetto di accordo di associazione con la Comunità andina e con l'America
Centrale. Si negozierà a partire dalla fine del 2004 e si farà per 4 anni una cooperazione intensiva: ciò che si chiama capacity building, per prepararli ad essere più uniti. Occorre aiutarli a conquistare più esperienza nel negoziato commerciale, ad aumentare la loro capacità di esportazione perchè questi paesi si trovano soprattutto nei settori agricolo e delle materie prime; devono sviluppare la loro offerta industriale e quindi abbiamo accettato di fare con
loro questo programma di cooperazione più intensiva ed abbiamo accettato il principio di un possibile negoziato includendo libero commercio.
Questo è molto importante perchè l'America Centrale e la Comunità Andina hanno bisogno, in questo momento, di SPG speciali(sistema di preferenze generalizzato). I paesi del Terzo mondo hanno diritto a SPG speciali molto
generosi. La Comunità Andina e l'America Centrale hanno diritto a SPG. Questi paesi hanno accesso quasi totalmente libero nel settore industriale; lo stesso
nel settore agricolo tranne tre prodotti che sono ancora importanti: banani, zucchero e riso.
L'SPG è un sistema che aiuta i 94 paesi del mondo con minore sviluppo (paesi con un'entrata pro capite tra 350 e 800 dollari). L'America Centrale e la Comunità Andina sono paesi che hanno un'entrata pro capite tra 1000 e 4000 dollari: quindi questi SPG speciali sono molto generosi; inoltre sono unilaterali, conferiti da noi senza contropartita da parte loro, senza reciprocità. Ma sono limitati nel tempo: 3 anni. Per un investitore che ha solo sicurezza di accedere al mercato per 3 anni questo non va bene, non può prendere una decisione se l'investimento non ha una proiezione più ampia nel tempo. Ma il problema è che in questo sistema si creano delle gelosie, alcuni paesi si sentono discriminati. Per esempio il Brasile ed il Cile affermano che anche da loro ci sono problemi di droga. Ci sono anche paesi asiatici che producono droga (Pakistan,Afghanistan ed India) e non hanno diritto a SPG. Anche loro hanno bisogno di aiuto in questa lotta. Per questo non è molto sicuro che dopo il 2004 ci saranno ancora SPG. Quindi l'America Centrale e
la Comunità Andina vogliono questo accordo con l'UE.
Il Belgio appoggia quest'idea da 2 anni perchè crediamo che l'Europa deve arrivare ad una associazione globale non con 6 subregioni Mercosur, Cile,  Messico, Comunità Andina, America Centrale e Caraibi. La nostra idea è
che queste si uniscano in una sola associazione con cui poter negoziare. Questo è il nostro concetto.
Pensiamo che America Centrale, Caraibi e Comunità Andina sono dei building blocks che devono arrivare a questa associazione globale. E se nel vertice del Messico questo sarà accettato sarebbe molto importante politicamente.
Nel campo culturale abbiamo parlato di molte cose. Vediamo che ci sono meno Latini che studiano in Europa, che l'influenza degli USA è sempre maggiore e lo capiamo perchè loro fanno tre volte più commercio con gli USA che con l'UE, tranne nel caso del Mercosur dove l'UE è prima.
L'Europa è un gigante economico ma un nano politico. E' normale che gli USA sono il potere più forte. Ma dobbiamo consolidare questa base perchè l'AL è il
nostro lontano occidente e, con gli USA, apparteniamo al triangolo transatlantico che ha 3 pilastri: UE, USA ed AL.
Dobbiamo lavorare insieme per l'unione politica dell'AL perchè questa è solo un concetto geografico ed ha un'identità culturale. E' il contrario dell'Europa.
Si sono ottenuti 4 programmi: un nuovo programma ALBAN che prevede nei prossimi 4 anni 68 milioni di euro per finanziare 4200 borse di studio post-laurea in università europee; 4200 studenti latini verranno in Europa, come accadeva prima. Poi c'è l'ALIS che è l'arma più efficace di promozione su Internet. Ora siamo totalmente assenti:l'85% degli input Internet in AL è
degli Usa, ed il 95% è in inglese. ALFA (cooperazione a livello di università) si occupa della formazione del software ed ALIS dell'hardware.
Un altro programma è lo spazio comune dell'educazione superiore.
Credo francamente che nel settore economico e culturale abbiamo ottenuto molto a Madrid.

Alba Ortu

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