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Sarà perché sono nato in una famiglia
convenzionale, sarà perché sono cresciuto in un’epoca in cui le
convenzioni venivano messe in discussione, sarà perché l’una e
l’altra condizione sono entrate inevitabilmente in conflitto, ma ho
sempre fatto fatica a comportarmi secondo le regole di “ciò che sta
bene fare e non fare” o “ciò che sta bene dire e non dire”.
Intendiamoci, non sono asociale e ritengo la forma in cui sono
presentate le cose, importante quasi quanto le cose stesse.
La forma è sostanza in molti casi. La forma è spesso alla base delle
regole di civile convivenza, così come la cortesia e la buona
educazione. Ma la forma è diversa dal formalismo, che è quella serie
di convenzioni falsamente educate dietro le quali si nasconde
semplicemente l’ipocrisia. La forma, invece, attiene più
propriamente ai rapporti umani semplici e quotidiani. Rivolgersi ad
una persona educatamente non significa essere convenzionali, ma
gentili. Parlare con un volume di voce medio facendosi capire senza
mangiarsi le parole non significa essere convenzionali, ma
comunicare. Atteggiare i muscoli del volto in un’espressione aperta
e minimamente sorridente non significa essere convenzionali, ma
accoglienti.
Ora, quante volte ci capita durante il giorno di incontrare gente
che si comporta così? E chi sono? E dove? Fortunatamente ce n’è
ancora e la si trova un po’ dappertutto, ma talvolta non dove ci
aspetteremmo. Certo, non si può generalizzare, soprattutto in questo
campo, ma personalmente mi succede sempre più spesso di trovare
atteggiamento accogliente tra gli stranieri. In fondo, mi dico, è
quasi naturale: vuoi essere accolto gentilmente? Comincia tu ad
essere gentile. Quasi naturale, appunto, perché non è una regola che
vale sempre: talvolta la gentilezza è unilaterale, mentre dall’altra
parte ci si scontra con la chiusura a doppia mandata. Perché succede
questo? In realtà è un fenomeno iniziato in Italia ben prima del
periodo delle grandi immigrazioni degli anni ‘90, ma sembra essersi
accentuato ultimamente.
Col lavoro che faccio, sento sempre più spesso testimonianze di
persone che lamentano la mancanza di educazione da parte di molti
giovani italiani, mentre gli elogi vanno frequentemente a giovani
immigrati che cedono il posto alle persone anziane sui mezzi
pubblici, tengono aperte le porte a chi viene dietro di loro, non
fanno certamente i furbi in fila alla posta o negli uffici pubblici
cercando di guadagnare prima lo sportello, mentre torme di nostri
connazionali svolgono questa ignobile attività come fosse un
mestiere. Personalmente mi succede più spesso di chiacchierare e
sorridere in ascensore con i miei vicini cinesi o peruviani
piuttosto che con i miei connazionali sempre così lamentosi. Eppure
la diffidenza verso chi veste in maniera diversa da noi, parla con
un accento curioso, ha un colore di pelle che non è il risultato di
un mese passato in spiaggia, permane.
Ne approfittano quegli individui, scaltri e sciacalli, che,
ostentando modi e atteggiamenti più che convenzionali, carpiscono la
buona fede degli anziani e li depredano dei loro risparmi. Sono
formali, gentili, rassicuranti, hanno il colore della pelle giusto,
l’accento giusto, l’abito giusto, ma le peggiori intenzioni.
Come si vede, dietro le false convenzioni, si può nascondere non
solo l’ipocrita, ma anche il predatore.
Giulio Cancelliere |