FORMA E SOSTANZA
di
Giulio Cancelliere
 

Sarà perché sono nato in una famiglia convenzionale, sarà perché sono cresciuto in un’epoca in cui le convenzioni venivano messe in discussione, sarà perché l’una e l’altra condizione sono entrate inevitabilmente in conflitto, ma ho sempre fatto fatica a comportarmi secondo le regole di “ciò che sta bene fare e non fare” o “ciò che sta bene dire e non dire”. Intendiamoci, non sono asociale e ritengo la forma in cui sono presentate le cose, importante quasi quanto le cose stesse.

La forma è sostanza in molti casi. La forma è spesso alla base delle regole di civile convivenza, così come la cortesia e la buona educazione. Ma la forma è diversa dal formalismo, che è quella serie di convenzioni falsamente educate dietro le quali si nasconde semplicemente l’ipocrisia. La forma, invece, attiene più propriamente ai rapporti umani semplici e quotidiani. Rivolgersi ad una persona educatamente non significa essere convenzionali, ma gentili. Parlare con un volume di voce medio facendosi capire senza mangiarsi le parole non significa essere convenzionali, ma comunicare. Atteggiare i muscoli del volto in un’espressione aperta e minimamente sorridente non significa essere convenzionali, ma accoglienti.

Ora, quante volte ci capita durante il giorno di incontrare gente che si comporta così? E chi sono? E dove? Fortunatamente ce n’è ancora e la si trova un po’ dappertutto, ma talvolta non dove ci aspetteremmo. Certo, non si può generalizzare, soprattutto in questo campo, ma personalmente mi succede sempre più spesso di trovare atteggiamento accogliente tra gli stranieri. In fondo, mi dico, è quasi naturale: vuoi essere accolto gentilmente? Comincia tu ad essere gentile. Quasi naturale, appunto, perché non è una regola che vale sempre: talvolta la gentilezza è unilaterale, mentre dall’altra parte ci si scontra con la chiusura a doppia mandata. Perché succede questo? In realtà è un fenomeno iniziato in Italia ben prima del periodo delle grandi immigrazioni degli anni ‘90, ma sembra essersi accentuato ultimamente.

Col lavoro che faccio, sento sempre più spesso testimonianze di persone che lamentano la mancanza di educazione da parte di molti giovani italiani, mentre gli elogi vanno frequentemente a giovani immigrati che cedono il posto alle persone anziane sui mezzi pubblici, tengono aperte le porte a chi viene dietro di loro, non fanno certamente i furbi in fila alla posta o negli uffici pubblici cercando di guadagnare prima lo sportello, mentre torme di nostri connazionali svolgono questa ignobile attività come fosse un mestiere. Personalmente mi succede più spesso di chiacchierare e sorridere in ascensore con i miei vicini cinesi o peruviani piuttosto che con i miei connazionali sempre così lamentosi. Eppure la diffidenza verso chi veste in maniera diversa da noi, parla con un accento curioso, ha un colore di pelle che non è il risultato di un mese passato in spiaggia, permane.

Ne approfittano quegli individui, scaltri e sciacalli, che, ostentando modi e atteggiamenti più che convenzionali, carpiscono la buona fede degli anziani e li depredano dei loro risparmi. Sono formali, gentili, rassicuranti, hanno il colore della pelle giusto, l’accento giusto, l’abito giusto, ma le peggiori intenzioni.
Come si vede, dietro le false convenzioni, si può nascondere non solo l’ipocrita, ma anche il predatore.

Giulio Cancelliere

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