|
Una nomade sedicenne al quartiere
Ponticelli di Napoli tenta di rapire una neonata in un appartamento.
Viene arrestata. La rappresaglia non si fa attendere, come nella
migliore tradizione bellica: un commando di coraggiosi cittadini armati
di bottiglie molotov devasta quattro bunker nemici (quattro baracche),
peraltro già abbandonati. Rabbiosi per lo smacco, in un altro
campo, un gruppo di giovani partigiani a bordo di scooter dà l’assalto
ad ulteriori postazioni nemiche, questa volta abitate da una famiglia
con due pericolosissimi bambini, noti per la perfidia delle loro azioni.
Uno sventurato romeno, incontra alcuni difensori dell’ordine pubblico e
della razza, gli chiedono se sia rom e alla risposta affermativa lo
ripagano con fendenti ad una gamba.
Bravi, è così che si fa. Sicurezza, sicurezza, sicurezza. È quello che
ci vuole. Ma…..mi viene un dubbio: tutti questi coraggiosissimi tutori
delle istituzioni, dell’ordine, della sicurezza, della salvaguardia del
prossimo, della civilissima italica stirpe, dove sono quando i killer
della camorra ingaggiano una sparatoria in mezzo alla gente e a farne le
spese sono bambini e ragazzini innocenti che restano feriti o ammazzati?
Perché non si organizzano e non vanno in forze ad incendiare le ville
dei boss, note a tutti, ma inviolabili, perché non lanciano bottiglie
molotov sulle loro lussuose macchine, perché non organizzano cordoni
sanitari e di solidarietà attorno ai negozi taglieggiati dal pizzo?
Perché non imitano i ragazzi di Locri e non mettono i loro corpi a
fermare le pallottole? Perché fanno male? Perché il piombo avvelena il
sangue? E le molotov cosa sono, bevande rigeneranti? E i coltelli
attrezzatura per un picnic? In realtà si tratta di sciacalli dal “cuor
di leone”, ma solo quando l’occasione è propizia. Si devono solo
vergognare.
Giulio Cancelliere
PERUAN-ITÀ
2008 © Copyright
No part of this site may be reproduced or stored in a retrieval system.
All rights reserved liberatiarts©
|