 |
Giulio Cancelliere
intervistato da Sergio Garcia |
Di Giulio Cancelliere è difficile parlare, perché è molto
riservato e non racconta troppo i fatti suoi, ma se glielo chiedono con
cortesia, come in questo caso, un po’ si sbottona.
Chi è Giulio Cancelliere e perché la gente dovrebbe
compare il tuo libro?
"Chi è interessato a sapere chi sono, cosa faccio e,
soprattutto, cosa penso, non deve fare altro che comprare il libro e
leggerlo. Quest’ultima azione è determinante, anche perché non è un
volume grosso che “arreda” la libreria e vi fa fare bella figura anche
se non lo avete aperto. È agile, pratico, si può leggere anche dalla
fine e in qualsiasi luogo, tram e bagno compresi."
Come definiresti il tuo stile?
Da fondista, nel senso del podismo. Vengo fuori alla distanza. Non sono
uno sprinter da cento metri piani. Parto da lontano e ci vuole un po’
prima di arrivare al punto.
Chi sono stati i tuoi maestri se ci sono stati , oppure preferisci
definirti autodidatta?
Nessun maestro diretto dal punto di vista letterario, anche se riconosco
molte influenze: Woody Allen, Calvino, Guareschi, tra i vari. Una
collega fin troppo buona ha identificato persino tracce del Pirandello
dell’Uomo dal Fiore in Bocca nel racconto dei tortelli, per via dei
dettagli sulla masticazione e la degustazione. Ma sono residui.
Raccontaci
un po' sulla scelta singolare dei personaggi cito Attila,Rossini ecc?
I racconti sono autobiografici, ne consegue che i personaggi di cui
parlo sono quelli che conosco. Attila e Rossini sono i miei gatti e in
fondo è la loro allegria che mi ha spinto a scrivere le prime cose. Gli
animali sono felici di vivere e lo fanno giorno per giorno. La loro
spensieratezza è comunicativa. Se sono arrabbiato, mi basta guardarli
per provare un moto di tenerezza e il mio umore cambia. Be’, non è così
automatico, ma aiuta.
Forse si può comunicare di più con gli animali che con gli esseri umani?
Non direi, sono comunicazioni a livelli diversi. Con gli animali si può
essere più spontanei, come lo sono loro, mentre con gli umani ci sono
mille convenzioni giustamente da rispettare e altre diecimila che
intralciano.
Sotto la lente ironica e di leggerezza trapela un po' di malinconica
solitudine?
Certo, ovviamente, l’ironia serve a contrastare la malinconia. Sono un
tipo riservato, come dicevo prima e questo mi porta a stare bene anche
da solo. Non ho paura della solitudine. Quando scrivo sono spesso solo,
aiuta la concentrazione. Il silenzio mi piace, lo cerco, non lo temo.
Cosa significa per te la metamorfosi nella gente, in noi in ciascuno?
Bisogna avere il coraggio di cambiare: idea, stile di vita, amicizie,
abitudini, lavoro. Non è facile, anzi, è una delle cose più difficili da
fare. A volte abbiamo difficoltà a cambiare persino se la situazione in
cui siamo ci fa stare male, ma aspettiamo sempre che qualcuno la cambi
per noi e, invece, siamo noi a dover cambiare.
Una notevole e lunga carriera come conduttore e poi giornalista, apre i programmi del
mattino alle
sette con la rassegna stampa e il dibattito con gli ascoltatori nella
rubrica Parole, Parole di Radio Meneghina; cosa
ci puoi raccontare di questa esperienza?
Un trauma nei primi anni. Alzarsi ogni giorno alle sei del mattino non è
umano e, infatti, credo di avere perso una certa porzione di umanità. Ci
sono dei vantaggi a svegliarsi presto perché si hanno molte più ore a
disposizione, tuttavia se si esagera la salute ne risente. Se dormo meno
di cinque ore, prima o poi la pago. L’esperienza dell’apertura e del
dialogo con gli ascoltatori l’ho apprezzata nel tempo. In questi anni è
molto cambiato il mio modo di condurre, una volta ero parecchio più
aggressivo, non risparmiavo nessuno. Poi ho imparato ad ascoltare di più
e ho scoperto che esistono realtà personali che neanche mi sognavo.
Quando una persona ha sulle spalle settanta o ottant’anni di vita e di
esperienza, tu puoi anche non crederci, ma ne sa di cose, ne ha viste di
tutti i colori, magari è passata attraverso due guerre, ha conosciuto la
fame e la miseria e sono cose che non si dimenticano. È vero che alcune
di queste persone riducono il mondo alla loro unica realtà, ma starle ad
ascoltare insegna molto.
Come ha influito in te i notiziari del mattino? Di solito le notizie non
sono belle o buone di buona mattina... raccontaci come le vivi.
Io ho il mio modo di raccontare la realtà: da una parte c’è il
linguaggio dei giornali, abbastanza stereotipato, soprattutto nei
titoli, che sono quelli più in evidenza per il lettore; dall’altra cerco
di spiegare cosa c’è dietro un titolo, cosa vuole intendere o
nascondere. Il confronto tra le varie testate aiuta a capire meglio le
notizie, a seconda di come sono proposte. Poi ho una discreta memoria
per nomi e fatti e, se capita, cerco di riassumere qualche notizia sul
personaggio di cui si parla sui giornali, magari le dichiarazioni
contraddittorie di cui la gente si dimentica facilmente. In questo il
mio direttore Tullio Barbato è un maestro.
Parlaci dei tuoi varietà radiofonici che hai realizzato ?
La collaborazione con Osvaldo Perelli è iniziata moltissimi anni fa un
mattina in cui lui stava facendo la parodia di Ambrogio Fogar, lo
sfortunato esploratore scomparso qualche tempo fa, all’epoca in cui
stava attraversando il Polo Nord a piedi, ma fece un tratto di viaggio
in aereo. In quella “diretta” c’era bisogno di una foca e io mi proposi
di imitarla. Così iniziò l’amicizia e i lavori realizzati assieme. Sono
decine di cicli di decine di puntate. Quello più longevo è I Fusibili,
giunto alla decima stagione. Ma a volte ci bastavano un paio di dischi
per mettere assieme un programma in diretta completamente improvvisato,
dove si parlava a braccio di qualsiasi cosa cercando di fare ridere la
gente. Una volta ci siamo improvvisati interpreti di sogni, la gente ci
telefonava, ci raccontava cosa aveva sognato e noi fornivamo spiegazioni
strampalate, ma alcuni ci credevano davvero.
Ci puoi raccontare un aneddoto curioso da quando hai iniziato a scrivere
questo libro?
Il libro è nato dal blog che ho aperto nell’agosto del 2005. Da allora
ho cominciato a scrivere questi raccontini che mettevo on line senza
alcuna velleità. Poi ho visto che la gente si divertiva, mi lasciavano
commenti simpatici e questo mi ha incoraggiato ad andare avanti e a
riunire i raccontini più simpatici in un volume. Come aneddoto posso
dire che mi è capitato di svegliarmi di notte con un’idea da sviluppare
e, per non perderla, mi sono alzato a prendere un appunto che al mattino
dopo era veramente difficile da decifrare. Credo che capiti a molti gli
scrittori.
Quale sono le parole più belle che ti hanno detto di questo tuo libro e
magari qualche critica...
A me piace quando mi dicono che si sono divertiti a leggerlo. Qualcuno
mi ha anche detto di averlo letto più di una volta per capirlo meglio e
questo è decisamente il massimo. In effetti è un libro con diverse
chiavi di interpretazione. Non voglio passare per quello che non sono,
non ho scritto I Promessi Sposi, ma se, al di là del divertimento dei
racconti, traspare qualcosa d’altro, mi fa piacere. Si è divertito
persino il mio assicuratore che ho preso un po’ in giro nel racconto Il
Genio delle Polizze. Dopo avergli regalato il libro mi ha telefonato per
ringraziarmi delle risate che si è fatto. Sulle critiche: Perelli mi ha
subito trovato un errore: quando parlo del dottor Welby, l’attore non
era Robert Taylor, ma Robert Young. Poi qualcuno non ha gradito certe
mie prese di posizione sulla religione, ma pazienza.
Quanto tempo ci hai messo per scrivere questo libro?
Ho raccolto materiale per circa un anno.
Cosa ti piace e cosa non ti piace del mondo dell'editoria c'è spazio per
i nuovi scrittori secondo te?
Sono due cose collegate: per i nuovi autori non c’è molto spazio, girare
per editori se non sei conosciuto è abbastanza frustrante, fanno di
tutto per scoraggiarti. Questo, però, porta ad una prima selezione
naturale: se sei fermamente convinto della tua opera non demordi e
insisti. Se riesci a finire sugli scaffali di una libreria e il tuo
libro piace ai lettori è fatta, perchè alla fine è chi legge che decide.
Ci puoi dire tre titoli che consiglieresti a tutti di leggere e tre che
sconsiglieresti e perché...
Contrariamente a quel che si può pensare, non leggo abitualmente
scrittori umoristici, con qualche eccezione, tanto meno i comici. Le mie
letture sono problematiche. Vado matto per Philip Roth, Pastorale
Americana è un capolavoro. Ho appena finito di leggere A sangue Freddo
di Truman Capote, un romanzo scritto con la freddezza della cronaca
giornalistica o un lunghissimo articolo di cronaca nera scritto come un
romanzo, fate voi. E poi la magìa di Garcia Marquez: Cent’anni di
solitudine mi ha cullato per settimane.
Non so sconsigliare dei libri, ma nel mio ci sono un paio di
indicazioni. Sono quei libri che evidenziano il dettaglio sanguinoso
solo per il gusto di scioccare il lettore. Non sono contrario al genere
noir o splatter, ma c’è modo e modo, come al cinema: un giallo girato
oggi da Dario Argento (che un tempo è stato grande) è molto diverso da
uno girato da Brian De Palma.
Fra le interviste ai musicisti quale è quello che ti ha colpito o
impressionato di più e perché?
Se proprio devo fare una selezione severissima scelgo il più stralunato
di tutti: Bobby McFerrin, un vero maestro della voce. Lo intervistai a
Torino prima di un concerto al Lingotto. Eravamo nei sotterranei dove
c’erano i camerini e lui arrivò scendendo con l’ascensore. Capimmo che
era lui perché canticchiava e non smise neppure durante l’intervista.
Rispondeva a tono e non era un atteggiamento snob il suo, ma non sa
stare senza cantare e tra una domanda e l’altra improvvisava dei
motivetti. Una personalità unica.
Ci puoi parlare di Juan Diego Florez.
Ho conosciuto Juan Diego Florez diversi anni fa, quando mi occupavo di
musica classica per la rivista Alta Fedeltà. Erano usciti dei cd di arie
rossiniane con l’orchestra Verdi diretta da Riccardo Chailly e lui stava
facendo promozione qui in Italia. Era molto giovane, ma già noto per le
sue doti vocali da belcantista. Il suo manager, il tenore Ernesto
Palacio, stava facendo un ottimo lavoro. Lo ricordo simpatico,
moderatamente umile, con tanta voglia di sfondare. Un giovane con le
passioni dei giovani: ragazze, divertimento, ma molto serio
professionalmente.
Parlaci del tuo blog...(www.gcanc.blog.kataweb.it)
Il blog è stata un’idea della mia compagna. Io non sapevo quasi che cosa
fosse e una sera l’ho messo in piedi. Se non fosse stato per lei non ci
sarebbe il blog e senza il blog non ci sarebbe il libro. Ci tengo al
blog, scrivo le mie impressioni sulla realtà, le rendo pubbliche, leggo
quelle degli altri e si è creata una bella rete di persone che hanno
voglia di comunicare. Potrà sembrare un po’ fredda come comunicazione,
ma ha un suo senso.
Ci vuoi dare un messaggio per il pubblico di Peruan-ita italiani e
peruviani?
Il messaggio è: parlarsi, comunicare, conoscersi. Presumere di sapere
senza avere verificato porta sempre a conclusioni errate. Il dialogo è
la base della civiltà, quando si smette di dialogare si comincia a
picchiare.
Hai viaggiato molto che paesi hai visitato?
Non sono un gran viaggiatore, il posto più lontano in cui sono stato
credo sia stato il
nord della Norvegia, oltre il Circolo Polare Artico a
vedere le balene. Sono stato in Turchia, Irlanda, Grecia, Creta e ho
girato abbastanza la Francia, Bretagna, Normandia, Camargue, Provenza.
E quando il Peru'?
...Ti aspettiamo!
In Perù avete montagne altissime e io soffro di vertigini, ma mi
piacerebbe visitarlo. Prima o poi...
Ringraziamo Giulio Cancelliere per la disponibilità e simpatia e
gli auguriamo il successo che merita con i suoi scritti.
Sergio F Garcia Rodriguez
Biografia
Giulio Cancelliere nasce a Milano il 6 gennaio del 1962. La sua carriera
scolastica si conclude al liceo scientifico e a 19 anni inizia a
lavorare a Radio Meneghina come conduttore e poi giornalista.
Da molti anni apre i programmi del mattino alle sette con la rassegna
stampa e il dibattito con gli ascoltatori nella
rubrica Parole, Parole (circa 250 puntate all'anno) su argomenti di
attualità e cronaca.
È responsabile dei notiziari del mattino.
In radio, oltre all’attività giornalistica, si è divertito a scrivere e
ad interpretare numerosissimi varietà radiofonici, soprattutto con il
collega Osvaldo Perelli, ex cronista di spettacolo de La Notte, memoria
storica del cinema, dell’avanspettacolo e del teatro di varietà dagli
anni ’50 ad oggi. Con lui ha spesso ripercorso la storia del varietà
radiofonico interpretando storici sketch di Metz, Terzoli, Vaime,
Bramieri, Chiari, Marchesi, Corbucci, Verde, Campanile, Silva e molti
altri.
Nel frattempo comincia a scrivere per diversi periodici tra i quali Alta
Fedeltà, New Age and New Sounds, Jazz Magazine, Audiophile Sound,
Monografie, Acid Jazz, Media World Magazine, Strumenti Musicali.
Lunghissimo l’elenco dei musicisti intervistati in questi ultimi
vent’anni. Giusto per fare qualche nome: Herbie Hancock, Trilok Gurtu,
Chick Corea, Philip Glass, Manhattan Transfer, Charlie Haden, Don Was,
Pat Metheny, John McLaughlin, Carlos Santana, Tangerine Dream, Riccardo
Chailly, John Eliot Gardiner, Jean-Yves Thibaudet, Joe Zawinul, Maurizio
Pollini, Krystian Zimerman, Placido Domingo, Juan Diego Florez, Gilberto
Gil, Cassandra Wilson, Djavan, Wayne Shorter, Billy Cobham, Paolo Fresu,
Giorgio Gaslini, David Lanz, Ottmar Liebert, Michael Jones, Gilberto Gil,
Dee Dee Bridgewater, Giovanni Tommaso, Ludovico Einaudi, Giovanni
Allevi, Aziza Mustapha Zadeh.
Nel 2005 ha aperto il blog What A Wonderful World
( www.gcanc.blog.kataweb.it ), dal quale è nato il suo primo volume di
racconti: Gatto Capra e Bonsai Suicidi, pubblicato dalle edizioni Il
Filo di Roma.
In agosto ha completato il suo primo romanzo in cerca di un editore,
Silenziosa(mente), la cui co-protagonista è una ragazza peruviana
laureanda in musicologia all’università di Rio de Janeiro, che incappa
in un giornalista di Milano e con lui inizia una ricerca che la porterà
in Francia, dalla Camargue a Chartres.
Le foto a corredo dell'articolo sono state fornite da
G.Cancelliere e sono riferite alla presentazione del libro Gatto Capra e Bonsai Suicidi
alla libreria Rizzoli
PERUAN-ITÀ
2007 © Copyright
No part of this site may be reproduced or stored in a retrieval system.
All rights reserved liberatiarts©
|