I Chimù
di Alessandra Guigoni ( http://www.etnografia.it )

La regione costiera del Perù è formata da una fascia di terre basse, larga al massimo 150 Km, aridissima e d'aspetto prevalentemente desertico. La canalizzazione ha permesso fin da tempi antichi il fiorire di oasi coltivate. Chan Chan, capitale dell'antico regno Chimù, si trova a 550 Km da Lima, nel cuore della costa settentrionale, nella valle di Moche, a 2 miglia circa dalla città di Trujillo. Il fiume Moche, che la percorre per intero, dà appunto nome alla valle. La valle è circondata da poderose montagne colore bruno rossastro, molto suggestive, screziate di basalto (spia immediata dell'antica e lunga attività vulcanica in zona). La regione costiera ha un peculiare clima desertico oceanico, caratterizzato da forte umidità relativa dell'aria (83% circa), precipitazioni molto scarse e temperature piuttosto uniformi e relativamente basse, che oscillano tra i 17E e i 25 E circa
Causa principale di questo clima bizzarro è la Corrente di Humboldt che scorre dalle coste meridionali del Cile fino al golfo di Guayaquil, in Ecuador, lambendo le coste cilene e peruviane, per poi dirigersi al largo, all'altezza del golfo suddetto. E' una corrente fredda, assai ricca di micro e macro fauna, il che rende quel tratto di oceano naturalmente uno dei più pescosi del mondo. Rende altresì più fresca la temperatura di quanto non comporterebbe la latitudine e inoltre la corrente, con la sua bassa temperatura, non permette una evaporazione dell'acqua oceanica tale da permettere la formazione di pioggia e agisce anche come una barriera montuosa nei confronti di eventuali venti forieri di pioggia. La siccità è una norma in tutto il Perù costiero: la flora locale infatti è essenzialmente composta da cactus, carrubi e acacie. Ogni 25-50 anni pero' si verifica un fenomeno particolarmente temibile: la corrente calda del Niño, proveniente dal golfo di Guayaquil, si scontra con quella di Humboldt riscaldandola. Quando ciò accade le nuvole sovrastanti la zona possono raggiungere (grazie al maggior calore) il punto di saturazione e iniziano a cadere piogge torrenziali, rovinose, che provocano ingenti danni a uomini e cose.

Chan Chan

A 2 miglia da Trujillo, in direzione NO, sono situate le rovine di Chan Chan, capitale del regno Chimù, fiorito tra veduta aerea della città di CHAN CHANil XII e il XV secolo d.C., che pare si estendesse per ben 500 km lungo la costa, eCHAN CHAN conquistato dall'Inca Topa Yupanqui nel 1473 circa. La città copre oltre 9 miglia quadrate; mura, edifici cultuali e amministrativi, abitazioni, sono interamente di adobe, cioè di mattoni di argilla cruda seccata al sole: è considerata la città precolombiana più estesa in tutto il Sud America. Chan Chan sorse tra il XII e il XIII secolo d.C. e conobbe il suo apogeo nel XIV secolo, ma nel 1470 fu conquistata finendo così i suoi giorni nella decadenza: la città fu fatta abbandonare dagli Inca e il nuovo centro amministrativo e politico divennne Chicuitoy, nella vicina valle di Chicama. Durante la dominazione spagnola Chan Chan fu semplicemente lasciata cadere a pezzi, in mano all'incuria o peggio agli huaqueros (i cercatori di oggetti preziosi precolombiani), fin quando, agli inizi del XIX secolo, divenne protagonista di un generico interesse da parte di esploratori e archeologi. I primi e ultimi restauri avvennero negli anni '60. Ancor oggi l'unica cittadella aperta al pubblico è la "Tschudi", così chiamata dal nome del suo scopritore. Le altre cittadelle sono ancora ai nostri giorni oggetto di scempio da parte degli huaqueros che pare trovino ancora, tra le macerie di quella che fu un tempo una città meravigliosa, ori e ceramiche da contrabbandare.CHAN CHANLe rovine della citta' comprendono 10 cittadelle, quattro Huacas, vale a dire templi di forma tronco-piramidale, la maggiore delle quali misura ben 100 m diCHAN CHAN base per 15 m d'altezza, diversi quartieri abitativi piuttosto poveri e un grande cimitero. Le cittadelle sono tutte orientate secondo un asse nord-sud. A nord e a ovest del nucleo delle rovine vi era una larga pianura coltivata e irrigata tramite canalizzazione. Lo stesso sistema di canali, che si estendevano per diverse decine di chilometri, trasportava l'acqua nella città, fin dentro le cittadelle. Due soli canali provenienti dal rio Moche sono tuttora funzionanti: tutti gli altri sono fuori uso, interrotti in diversi punti. Dando credito al cronista spagnolo del '500 F.Montesinos, i canali chimù furono distrutti di proposito dagli Inca per ottenere senza spargimento di sangue la loro resa. Le 10 cittadelle sono caratterizzate dal fatto che tutte, ad eccezione di una, recano all'interno una grande piramide tronca usata come piattaforma funeraria, con una grande cella principale in cui presumibilmente veniva sepolto il re, e tante celle secondarie in cui erano sepolti adolescenti e giovani donne insieme ad offerte preziose. CHAN CHANAll'estremo sud di ogni cittadella erano i cosiddetti wachaques, terreni coltivati piuttosto piccoli, probabilmente giardini con funzione ornamentale. Nelle cittadelle si distinguono bene le stanze adibite al culto e alle sacre danze, gli stanzoni regali per il re e la sua famiglia, numerosi magazzini e infine molte piccole stanze destinate ai numerosissimi funzionari, cortigiani e servitori di palazzo che occupavano naturalmente la parte più periferica e le stanze più piccole ed informali del palazzo. Le mura che circondanoCHAN CHAN ciascuna cittadella sono alte fino a 12 m e rastremate verso l'alto (misurano 5 m alla base e appena 1 m in cima), edificate secondo una tecnica tale da essere piuttosto resistenti a inondazioni e terremoti; gli ingressi alle cittadelle sono molto stretti e sempre rivolti a nord. Tutt'intorno ai bordi delle cittadelle, a sud e nord ovest, sono i quartieri residenziali della gente comune. Essi superano in estensione complessivamente 1 Km5 e si è calcolato che potessero ospitare più di 20000 persone. Dopo diverse ricerche ci si e' convinti che le mura non avessero funzione difensiva ma servissero da limen fisico, ideologico, nei confronti delle classi inferiori che così erano di fatto segregate ed escluse dalla gestione del potere. Presso i Chimù era invalso l'uso che ciascun capo del panaqa (cioè della famiglia regale), una volta morto si facesse seppellire all'interno del suo palazzo e lasciasse all'erede non solo l'arduo compito di governare il regno ma anche di costruirsi una nuova residenza, per lui e per la sua corte. Si può affermare allora che la dinastia Chimù fu il susseguirsi di 10 re (cosa che trova corrispondenza nelle notizie lasciateci dai primi cronisti spagnoli), ciascuno dei quali volle essere sepolto nel suo palazzo insieme ai suoi ori, ai suoi preziosi tessuti, alle sue concubine e a tanti giovani sacrificati perchè accompagnassero il loro signore nel regno dei morti e gli facessero compagnia. Abbiamo inoltre visto che v'erano moltissime stanze-abitazione sia per i funzionari che per il personale di servizio del re Chimù: rimaniamo stupiti nel leggere che possedesse un tale apparato attorno a se', che comprendeva suonatori, preparatori di cammino (cioè incaricati di cospargere la terra dove sarebbe passato il re di polvere di conchiglia, ritenuta beneaugurante), maestri di camera e di trono, maestri della pittura facciale, molto usata dai Chimù, maestri del bagno incaricati del vestiario e infine cuochi. Il colore predominante dellaAbito di Sipan (BIT 2006) ceramica Chimù é nero brillante tipo bucchero toscano; la decorazione Chimù é ad altorilievo o addirittura a tutto tondo, oppure, nel caso di decorazione geometrica, incisa . I temi sono vari, molti ad imitazione di quella mochica, ma con meno perizia e fantasia. La ceramica era prodotta in serie, a mezzo di stampi, e nella fase finale levigata accuratamente. Le forme piu' usuali comprendono vasi globulari, vasi fischiatori doppi intercomunicanti , vasi a tutto tondo rappresentanti frutta, vegetali, personaggi, la cui base è di solito a forma di parallelepipedo. I Chimù erano anche ottimi orafi, forse i migliori del sud America precolombiano. Usavano lavorare con raffinatezza oro (per lo piu' in lega con una modica quantita' di rame, cosa che dava origine alla lega chiamata tumbaga ), argento, rame e il bronzo. Un mistero avvolge il luogo di provenienza dell'oro e dell'argento impiegati; il monaco spagnolo del '600 A. De La Calancha narra che ben 6000 indios lavoravano per il re gran Chimu', estraendo dalle montagne oro, argento e rame. I rari lapislazzuli incastonati nei gioielli provenivano dal Cile, non doveva essere invece difficile reperire in situ le turchesi; gli smeraldi provenivano dalla Colombia, attraverso l'Ecuador. Perle e madreperla, specialmente quella arancio brillante del mullu (Spondylus), provenivano dall'Ecuador. La produzione comprende sia coltelli, punteruoli, punte di lancia, insomma oggetti d'uso quotidiano, sia splendidi oggetti d'arte come tumi (coltelli sacrificali), narigueras (orecchini nasali), spille, collane, bracciali, maschere funerarie molto belle e giustamente famose, scettri, coppe, calici, tazze, piatti a doppio fondo affinche' i convitati non si scottassero le dita, e ornamenti d'ogni tipo come corone , pettorali di Il signore di Sipan (BIT 2006)sottili lamine o foglie d'oro cucite alla tuniche di cotone, orecchini, pinze depilatorie. Gli Inca , la cui arte orafa non brilla ne' per fantasia ne' per capacita' tecnica, si entusiasmarono di fronte all'oreficeria Chimù. Depredarono quanto piu' poterono i Chimù e, secondo il cronista spagnolo Cieza de Leon, l'Inca in persona volle che alcuni orafi lo seguissero a Cuzco, a lavorare per lui e per la sua corte. Assai caratteristiche sono le lussuose borse in oro per contenere la coca, di cui i Chimù facevano moderato uso, provviste di cucchiaini in cui si versava un po' di calce grazie alla quale la coca esaltava il suo effetto di stupefacente. I pezzi ritenuti migliori dell'oreficeria Chimù, tra cui 5 bicchieri d'oro di cui 2 incastonati di turchesi e 3 lavorati a sbalzo, e tre tumi strepitosi, sono stati trafugati dal Museo Archeologico Nazionale del Perù con un furto memorabile nel 1981 e purtroppo forse non li potremo ammirare piu'. Essi erano stati portati alla luce a Batan Grande, tra il 1936 e il 1938, dall'archeologo L.Varcarcel. Uno dei tumi d'oro era particolmente bello, decorato a bassorilievo e ricco di turchesi: era alto 45 cm e pesava ben 1 kg. I Chimù furono anche eccellenti tessitori; i loro capi d'abbigliamento e i loro tessuti venivano esportati largamente in tutta la costa centrale e meridionale. Il tessuto, in tutta l'area andina, aveva molteplici funzioni: ad esempio in politica era un simbolo di potere, di prestigio e come tale era spesso usato. Racconta Vaca de Castro che il re Chimu' ricevette da Tupac Yupanqui, in segno di pace ma anche di chiara superiorita', alcuni tessuti; in cambio gli volle mandare tessuti , conchiglie marine e 20 "vergini".
Sappiamo che i Chimù erano molto temuti e obbediti e che si servivano di un grande apparato di corte, avendo con se' sempre suonatori e danzatori. Ogni signore, nella sua valle, aveva un suo palazzo con molti pilastri di adobes, terrazze e grandi atri dove si danzava e si facevano cerimonie, e possedeva molte donne. I Chimù avevano una propria lingua di cui purtroppo sappiamo pochissimo e la maggior parte non imparo' mai la lingua ufficiale incaica, il quechua. Tutti facevano molte feste che duravano per diverse notti, e bevevano largamente la chicha, una sorta di birra di mais fermentato.
Il re era anche il capo supremo della religione; i curanderos (chiamati oquetlupuc) erano stipendiati da lui e avevano molti privilegi. Curavano con erbe, liquidi e polveri e utilizzando come "capro espiatorio" dei mali spirituali e fisici del paziente un cuy, cioe' un porcellino d'India (ancor oggi possiamo trovare curanderos tradizionali). Se per caso o per colpa un loro paziente moriva venivano lapidati e il loro cadavere, lasciato insepolto, era dato in pasto agli uccelli. Tenevano molte vergini dedicate alla luna, che spesso venivano sacrificate durante le cerimonie; chi veniva scoperto ad abusare di loro o di qualsivoglia altra donna veniva ucciso. Anche ai fedifraghi non toccava sorte migliore: uomo e donna venivano lapidati. Uomini e donne indulgevano spesso alla sodomia, vizio che Tupac Yupanqui estirpo' bruciando le sostanze di chi veniva colto in fallo e trucidando, nel caso di recidivi, l'intera famiglia di peccatori . La punizione che colpiva chi non onorava la divinita', il re o il curaca locale era dura: il trasgressore veniva interrato vivo in un luogo dove giacevano altri rei confessi dello stesso crimine e animali considerati dalla comunita' immondi, essi erano chiamati kamar. Adoravano la luna, Si, come suprema divinita', perche' predomina sugli elementi, genera il cibo e causa le tempeste del mare, i fulmini e i tuoni. Il suo tempio era chiamato Sian, cioe' "casa della luna". Essa veniva ritenuta piu' potente del sole perche' egli non appariva di notte, mentre lei era visibile di giorno e di notte. Festeggiavano le eclissi di sole mentre le eclissi di luna erano accolte con lugubri festini, durante i quali digiunavano e battevano i cani perche' ululassero richiamandola indietro. Quando la luna scompariva per due giorni dicevano che era andata nel mondo dei tomba di uno sciamano  scoperta recentemente (2000)morti a punire i ladri. Alla luna sacrificavano bimbi di 5 anni, abbelliti da fiocchi di cotone colorati e a parte facevano offerte di chicha e frutta . Adoravano il dio del mare Ni, offrendogli farina di mais bianco e pesce, affinche' non li facesse affogare; non adoravano nessun pesce tranne la balena, che con la sua grandezza ricordava le divinita' . Adoravano anche una pietra chiamata aleepong, che significa divinita' in pietra. Credevano anche che i progenitori di ciascuna famiglia fossero pietre o scogli costieri, trasformati cosi' dal sole a causa della morte della sua adorata moglie, che gli aveva dato un figlio. Il cronista Cieza de Leon infine riporta che, credendo essi in un regno oltremondano dove la vita continuava in modo simile a quella terrena, i signori venivano sepolti con servitori, donne e alimenti, perche' non mancasse loro nulla nell'altra vita.

Note geografiche
Il continente americano é formato da due sub-continenti: l'America settentrionale e l'America meridionale, unite da un lungo sistema di istmi penisole e arcipelaghi (Antille) che formano l'America centrale. I due sub-continenti si estendono dal mar glaciale artico allo stretto di Magellano. Il continente é bagnato dal mar glaciale artico a nord, dall'oceano Pacifico a ovest dall'oceano Atlantico a est. La superficie é di 42.080.474 kmq.

Popolazione
In America settentrionale vi sono oltre 350 milioni di abitanti, in rapido accrescimento, naturale e a causa delle migrazioni; gli indigeni sono ridotti a circa 1 milione in U.S.A. e Canada e poco più di 12 milioni negli altri stati; solo nel Guatemala costituiscono ancora la maggioranza della popolazione. Più numerosi sono i meticci, nucleo della popolazione messicana e di altri paesi dell'America centrale continentale (circa 30 milioni). Esiguo il numero di eschimesi e aleuti. I neri, discendenti dalla popolazione di schiavi importati nei secoli XVI-XIX sono molto consistenti negli USA, insieme ai mulatti e a Cuba e Portorico, nelle altre isole Caribiche, dove rappresentano la quasi totalità della popolazione. La popolazione dell'America meridionale ammonta a circa 300 milioni di abitanti: è costituita per circa la metà da bianchi, creoli discendenti dei coloni spagnoli, portoghesi e dei recenti immigrati (tra cui italiani). Gli amerindi sono meno di 20 milioni, concentrati in Paraguay, Bolivia, Perù; in nuclei modesti in Ecuador, Guiane, Amazzonia. Assai più consistenti i meticci. Quasi un terzo della popolazione é formato poi da neri, mulatti e zambos (incroci tra neri e amerindi) specialmente in Brasile e Venezuela.

Lingua ed etnia
Per ciò che concerne lingua ed etnia degli amerindi, è valida la classificazione in 8 gruppi etnici: eschimo-aleuti, dakota o pellirosse, californiani o sonoriani, appalacidi o margidi, pueblo-andini, amazzonici, patagonici o pampidi, fuegini. Lingue e dialetti sono tradizionalmente suddivisi in più di 150 famiglie.

(Dati tratti dall'Enciclopedia Universale Garzanti)
 

Breve storia delle civiltà precolombiane

Il popolamento dell'America è abbastanza recente; esso si fa risalire a circa 40000-30000 anni fa, da parte di cacciatori nord-siberiani, che attraversarono a piedi lo stretto di Bering. L'agricoltura risale all'incirca a 6000-5000 a.C., la ceramica è assai più recente (3000 a.C.). Nel 2000 a.C. in Perù sono state rinvenute tracce d'oro, lapislazzuli e oggetti litici martellati. I veri e propri primi oggetti in oro risalgono al IX-VIII secolo a.C. e appartengono alla cultura di Chavin de Huantar. I manufatti in oro in Colombia si trovano dal I sec. a.C, in America centrale dal III sec. d.c., in mesoamerica dal 700d.C..
Nella I Fase (litica, 30000 a.C. - 6000 a.C.) avvenne il popolamento globale dell'America tramite lo stretto di Bering, avanzando a piedi dall'Alaska alla terra del Fuoco, in un tempo presumibile di circa 15000-20000 anni. L'America era popolata da cacciatori, l'industria litica ricordava quella nord-asiatica.

La fine fluttuante della II fase (arcaica, 6000 a.c 3000/2000/1800 a.C.) dipende della presenza o meno di una economia agricola ben sviluppata e della ceramica. Ad esempio in Perù già alla fine del IV millennio ci sono centri monumentali di adobes. Manca la ceramica ma l'agricoltura è embrionale. L'agricoltura in mesoamerica si data prima dal 6000 a.c al 2500 a.C.; la formidabile triade fagiolo-zucca-mais, giusto equilibrio di carboidrati e proteine, ha permesso la crescita della popolazione e di conseguenza il mutamento della società da agricola a urbana in tempi brevi. In sudamerica, nella fase arcaica si coltiva la patata e il mais; si pesca con piroghe fatte di canne o leggero legno di balsa nell'oceano, si addomesticano i lama, si coltiva e si filano il cotone e la lana ricavata da lama, guanaco e alpaca.

La III fase (formativa, 2000 a.C. circa 200-300 d.C. circa) e' caratterizzata dalla nascita di culture più complesse, stratificate, da una relativa abbondanza delle scorte alimentari, dall'edificazione di templi e piramidi. Va detto che l'architettura monumentale è concentrata in un territorio relativamente ristretto: Mesoamerica (Guatemala e Messico), Ande centrali (Bolivia e Perù), in tono minore il sud est e il sud ovest degli USA.

Due le civilta' madre nella III fase:
l'Olmeca, nel golfo del Messico, e Chavin de Huantar, nel Perù centro-settentrionale.

La civiltà madre olmeca nasce nel Golfo messicano, negli stati del Veracruz e del Tabasco, nei bassopiani caldo-umidi paludosi. Caratteristici dell'architettura sono i centri cultuali dotati di piattaforme sopraelevate e di strutture piramidali in argilla ricoperte di pietre piatte, oltre alle magnifiche teste (cabezones) alte fino a 2.5 m e pesanti sino a 14 tonnellate, rappresentanti in modo realistico individui tipologicamente diversi. Nella scultura a tutto tondo prevalgono divinità antropomorfe con tratti felinoidi, realizzate in basalto, giada, pietra vulcanica e calcarea, oppure nani, deformi, obesi o bimbi, giocatori di pelota, spesso felinoidi. Sono stati rinvenuti anche specie di giocattoli con ruote, segno che sebbene la ruota fosse conosciuta presso i mesoamericani non veniva usata, forse per la mancanza di bestie da soma. L'edificazione di centri cerimoniali, l'uso delle piramidi come base templare, la classe sacerdotale organizzata, il sacrificio umano, la scrittura e il calendario glifico passarono dagli Olmechi ai Maya e agli altri popoli mesoamericani. A la Venta, capitale degli Olmechi (il termine deriva dalla lingua azteca che denominava questa regione olman, ossia terra del caucciù) vi sono molte di queste teste colossali. Altri centri sono Tres Zapotes e S.Lorenzo, dove gli edifici sono orientati e sorgono molti monoliti.

Sugli altopiani andini, a 3177 m, c'è l'area monumentale di Chavin de Huantar (1300 a.C.-500 a. C.). L'unico punto di contatto tra le due civiltà é il culto preminente accordato al felino, rappresentato nelle iconografie. Il centro di Chavin diede l'impulso a molte opere di terrazzamenti, canalizzazioni agricole, indispensabili in un territorio così accidentato. Il complesso è costruito in un luogo ideale per osservare il movimento degli astri; inoltre è alla confluenza tra due fiumi, per chiari motivi di culto e liturgia delle acque. La divinità maggiore è raffigurata nel tempio vecchio, seminterrato, sul Lanzon (lancia) di 4 m d'altezza, conficcato nel suolo: il volto è quello di un essere antropo-felinoide corrucciato, con crini di serpente. Gli edifici erano orientati verso est; il sito è composto da diverse piazze e templi, risalenti a epoche successive. Una divinità molto importante era il "dio degli scettri", riprodotto in molti monumenti, tra cui la stele Raimondi, che prima di essere trasportata al Museo Archeologico di Lima serviva da tavolo ad un contadino del luogo; su di essa è raffigurato un dio con due scettri culminanti in teste di serpente. Le ceramiche comprendono vasi globulari, coppe, bottiglie, che ritroveremo, come forme e colori, un po' in tutto il sud America.

Va ricordata a questo punto anche la cultura di Tiahuanaco,che influenzò le civiltà classiche andine (600 d.C. - 1000 d.C.). La divinita' principale di Tiahuanaco, il "dio della porta del sole", ricorda molto da vicino il dio degli scettri di Chavin, sebbene le due civiltà siano separate da quasi due millenni di storia.
La IV fase (classica, I sec. d.C. - X sec. d.C. circa) segnò lo sbocciare delle maggiori civilta' amerinde tra i quali Teotihuacan e Maya, in area mesoamericana e la cultura di Tiahuanaco (Bolivia) in area andina. In Mesoamerica c'è la civiltà di Teotihuacan (il cui nome significa "luogo in cui si diventa dei") che ci ha lasciato la più grande città amerinda, ben 22 Km quadrati a circa 50 Km da Città del Messico, dotata di due splendide piramidi: della Luna e del Sole, quest'ultima alta ben 60 metri; la civiltà maya, la più alta di tutta l'America precolombiana, che si estendeva dal Messico meridionale al Guatemala, al Belize, all'Honduras, al Salvador occidentali. Nelle Ande centrali è l'apogeo della cultura di Tiwanaku o Tiahuanaco, che influenzò come abbiamo detto le altre civiltà classiche andine dal punto di vista culturale fino al 1000 d.C.. Nella zona sud est USA fiorì la civiltà classica dei Mounds, giganteschi cumuli di terra, della "cultura delle foreste orientali". All'arrivo degli europei però questa civilta' era già in declino e c'era la cultura dei Natchez, presso la foce del Missisipi , che ne perpetuava in tono minore le caratteristiche.
Nella zona sud-ovest USA c'era la civiltà dei Pueblos, antica e longeva: costruivano grandi edifici a più piani con accesso dal tetto o dalla terrazza tramite scalette, in adobe, mattoni d'argilla cotti al sole, in posizione difensiva o fortificati. Coltivavano mais, fagioli, zucche e adoravano il dio sole come i mesoamericani. Questa cultura era solo parzialmente in vita all'arrivo degli Europei (1600).
Nella V fase postclassica (X sec. d.C. circa - prima metà XVI sec. d.C. circa) c' e' la testimonianza di uno stato di guerra un po' dovunque: alcune città appaiono fortificate. Scendono in Messico dal nord America i Chichimeca, barbari che portano guerra e distruzione ma, a contatto con i più evoluti popoli mesoamericani, danno impulso a nuove civiltà: l'azteca, la mixteca la huaxteca. Ascendono in meno di 2 secoli le civiltà azteca in Mesoamerica e incaica in Perù, conquistando territori vastissimi, in pochi decenni.



Breve storia della scoperta dell'America
I Vichinghi furono i primi Europei a sbarcare in America Settentrionale. Gli uomini di Leif Eriksson, giunti in Groenlandia nel X secolo, occuparono il territorio a nord-est di Terranova, "Vinland". I rapporti con gli indiani degenerarono rapidamente (gli indiani sono forse gli "skralling" di cui parlano le saghe nordiche) e si scatenò la violenza: lo testimoniano le numerose punte di freccia d'osso lasciate sul luogo in cui si erano insediati i Vichinghi.
L'America venne riscoperta nel 1492 da C.Colombo, il quale giungendo alle Bahamas ritenne di essere giunto a Cipango, antico nome dato al Giappone. Egli non riconobbe mai apertamente l'autonomia geografica del continente. Il fiorentino Amerigo Vespucci, agente dei Medici alla corte spagnola, esplorò il Brasile e tornò costeggiando l'Africa, affermò che l'America era una terra nuova. Perciò ebbe l'onore del nome, su proposta di un cartografo tedesco nel 1507 .
I portoghesi, che avevano intuito la portata della scoperta, convinsero il papa a concedere loro preziose leghe americane col trattato di Tordesillas. La bolla papale di Alessandro VI, Borgia e spagnolo di nascita, la famosa "Inter caetera", fissava una linea immaginaria che andava da Polo a Polo, una sorta di meridiano che doveva segnare il confine d'influenza tra terre scoperte da Spagnoli e da Portoghesi, rispettivamente a ovest e a est di essa (370 leghe verso ovest, a partire dalle Isole di CapoVerde). Nel frattempo si esplorava il nord America ad opera di Francia, Olanda e Inghilterra grazie a G. Caboto, nato a Genova ma naturalizzato veneziano (1497-98) che fu il primo a raggiungere il nord America, scoprendo Labrador e Terranova e toccando l'attuale costa di Boston e New York. Si andava delineando la vastità del continente, che molti ritenevano doppio, ma il passaggio all'oceano Pacifico, che metteva in contatto con l'Asia, non si trovava.
Il primo ad affacciarsi sul Pacifico fu Vasco Nunez de Balboa che nel 1513, accompagnato da un indigeno, attraversò l'Istmo di Darien e vide l'immenso oceano. Il canale di Panama verrà aperto solo nel 1915, dopo trent'anni di lavori.
Chi scoprì il passaggio a sud-ovest fu Ferdinando Magellano, un portoghese tenace che pagò con la vita l'ardita missione, morendo a causa di un tafferuglio alle Molucche (Filippine). La cronaca del viaggio fu fatta da Pigafetta, uno dei pochi sopravvissuti. Magellano doppiò anche il Capo di Buona Speranza in sud Africa, e fu il primo a circumnavigare il mondo.


La conquista

A) la conquista in America settentrionale
Agli inizi del XVI secolo Caboto, J. Fernandez, G. da Verrazzano e J. Cartier scandagliarono le coste, perlustrarono le baie e risalirono i fiumi. La ricchezza di pesce, al largo di Terranova, affascinò Francesi e Inglesi. Gli indiani barattarono pellicce di lontra e castoro con coltelli, vestiti usati, acquavite e pane specialmente con i Francesi.
Nel 1539 gli indiani della Florida videro sbarcare gli Spagnoli, comandati da Hernando de Soto, che con i suoi uomini trasmise loro il vaiolo. Nel 1534 gli Irochesi incontrarono il francese J. Cartier che aprì la via nel golfo S. Lorenzo agli insediamenti della monarchia francese; Quebec sorse nel territorio di Algonchini e Uroni.
Più a sud nel 1607 venne fondata dagli Inglesi la prima città, Jamestown. Nel 1609 H. Hudson risalì il fiume che porta il suo nome e sotto l'egida olandese fondo' la futura Albany, sull'isola di Manhattan. Nel 1620 200 puritani inglesi fondarono il primo centro nel New England, mentre poveri coloni olandesi affollavano New Amsterdam (New York).
Nel 1608 a Jamestown in Virginia, Wahusonacock, capo della confederazione Powhaton, offri' in moglie la propria figlia Pocahontas (12 anni) a John Smith, condannato a morte dagli indiani, e gli salvo' così la vita; non è che uno dei tanti tentativi di convivenza pacifica.
Si scatenarono guerre a causa del fanatismo religioso e dell'avidità dei bianchi che erano sicuri del loro diritto di possedere la terra su cui coltivavano e abitavano. Per gli indiani invece la terra non era di nessuno. Per tutto il 1600 si combatte' e si fecero tregue, deboli alleanze che duravano poco.
Dal 1730 le tribù Natchez del basso Mississipi, Fox e Sioux dei Grandi Laghi si ribellarono, vistisi minacciati dall'avanzata inesorabile dei coloni verso il Far West. Nel 1763 Luigi XV abbandono' alla Corona britannica i possedimenti francesi d'oltre mare dopo sette anni di guerra, ma le tredici colonie erano ancora più avide di terra e dopo la guerra contro la sovranità inglese e il trattato di Versailles (1783) che sanciva l'indipendenza degli Stati Uniti d'America, l'espansione verso ovest (il mitico Far West) fu irresistibile. In poco più di un secolo tutti gli indiani persero le loro terre e furono rinchiusi e ghettizzati nelle riserve.

B) La conquista spagnola nei territori dei Maya e degli Aztechi

La conquista e la distruzione della cultura maya fu veloce e spietata. Molti codici su cui erano scritti storia, miti e letteratura, furono bruciati dalle autorità religiose, in quanto opera del diavolo: ci rimangono preziosi frammenti, ma nulla più.
Già nel 1502 Colombo durante il suo 4° viaggio aveva incontrato un'imbarcazione dei Maya del Peten ed era stato il primo europeo ad entrare in contatto con i Maya. Nel 1511 dodici naufraghi spagnoli raggiunsero con una scialuppa le coste dello Yucatàn: caduti prigionieri dei Maya alcuni furono sacrificati, altri si ammalarono e morirono. Strana la vita. Solo due sopravvissero: erano il marinaio Gonzalo Guerrero, che in seguito divenne acerrimo nemico degli Spagnoli, e il frate Geronimo de Aguilar, interprete di Cortes. Al 1517 risale la prima spedizione ufficiale in terra Maya, che riportò all'Avana (Cuba) una cassetta di splendidi gioielli. Giunse infine Cortes all'isola di Cozumel e li proclamò sudditi del re di Spagna. Di lì a poco iniziò il progressivo smantellamento della cultura indigena; bruciare i loro scritti, distruggere i loro idoli significava "deculturarli", operando una sorta di violento lavaggio del cervello; seguirono le stragi gratuite, le malattie e gli stenti che decimarono questo popolo .Oggi i discendenti dei Maya sono mal tollerati sia dal governo messicano che da quello guatemalteco.
La conquista azteca fu rapidissima. Vuoi per la superiorità delle armi spagnole, vuoi perché molti regni sudditi degli Aztechi si ribellarono e diedero man forte ai conquistadores, vuoi perché uccidere Moctezuma fu come uccidere lo spirito del popolo azteco. Infatti quando Cortes entrò a Tenochtitlan e uccise il re divino atzeco Moctezuma nel 1521, gli Aztechi subirono un tracollo psicologico: Monteczuma era il simbolo del regno, dei loro dei e morendo lui venivano a morire tutte le divinità, il loro universo.

C) La conquista in Perù
In Perù la conquista fu più difficile. All'arrivo degli Spagnoli era appena terminata una guerra civile tra i due figli di Huaina Capac (1493-1527): l'Inca Huascar e l'Inca Atahualpa. Per circa 40 anni i discendenti degli Inca opposero una resistenza fatta di guerriglia e azioni di disturbo. Pizarro dopo l'assassinio di Huascar per ordine di Atahualpa, catturò l'Inca e lo uccise. Il 15 novembre 1533 gli Spagnoli fecero il loro ingresso al Cuzco e misero sul trono Manco Capac, fratello di Atahualpa. Per tre anni sopportò le angherie degli Spagnoli e di essere capo di un governo fantoccio, ma nel 1536, esasperato, incendiò la capitale (Cuzco) e si rifugiò nelle montagne di Vilcabamba, dove rifondò l'impero Inca, in piccolo. Assassinato dagli Spagnoli nel 1545 gli successe il figlio Sairi Tupac, cui successe Titu Cusi (1560-71).
Nel 1572 fu conquistato anche il piccolo regno e catturato e decapitato l'ultimo Inca peruviano, Tupac Amaru. Finiva così la gloriosa resistenza degli indios, in un bagno di sangue; ma il nome e le gesta di Tupac Amaru non sono state dimenticate e ancor oggi hanno un sapore leggendario ed eroico sulla bocca degli indios.
Di lì a poco sarebbero giunto in Europa l'oro di Aztechi e Inca, pronto per essere fuso e reso moneta suonante; il cacao, il tabacco, il mais, la patata, i fagioli e i fagiolini, l'ananas, l'avocado e il pomodoro, artefici di una silenziosa rivoluzione alimentare e culturale. Sarebbero giunte le parole amare del frate Bartolomeo de Las Casas, primo grande amico degli amerindi, e le menzogne dei conquistadores, intenti a giustificare e santificare un genocidio senza precedenti (soprattutto per lo sfruttamento degli indios, impiegati in modo disumano prima delle miniere d'argento di Zacotesas e Guanajuato in Messico e del Potosì in Bolivia, poi nei campi di cacao e cotone, infine nelle obraje, i tristemente famosi laboratori tessili)
Quando fu decimata la popolazione indigena iniziò a proliferare il mercato degli schiavi neri, che andavano a rimpiazzare gli indigeni nelle miniere e nei campi dei latifondisti europei, ma questa è un'altra storia.
(Questo seminario è stato tenuto all'Università Regionale della III Età di Cagliari nel Novembre 1995)
Alessandra Guigoni

Bibliografia generale consigliata
J.Parry, Le grandi scoperte geografiche. Il Saggiatore economici,1994.
C.W.Ceram, Civiltà sepolte, Einaudi, 1970.
AAVV, Le grandi scoperte dell'archeologia. De Agostini, 1981.
H.C. Puech, Le religioni dei popoli senza scrittura. Laterza, 1987.
E.Cerulli, Le culture arcaiche oggi. Utet, 1986.

Ringraziamo Alessandra per averci concesso di pubblicare integralmente i suoi scritti e vi invitiamo a visitare http://www.etnografia.it da cui abbiamo tratto l'articolo. Pietro Liberati webmaster

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