Jorge Eduardo Eielson

Cielo alto

  

Il 4 dicembre è stato commemorato l'illustre peruviano Jorge Eielson, artista, poeta e collezionista (1924-2006) Eielson è considerato un grande un Artista Integrale. L'omaggio è stato realizzato presso l'istituto Cervantes di Milano ed hanno partecipato all'incontro la Prof.ssa Martha Canfield, Università degli Studi di Firenze, il Prof. Antonio Aimi, Università degli Studi di Milano,il Console Aggiunte del Perù Jorge Leòn Collantes.

Durante il colloquio è stato presentato un video di 6 minuti che ha riasunto  alcune trace della vita del personaggio.
Jorge Eduardo Eielson non ha mai abbandonato la sua cittadinanza peruviana fatto curioso che l'ho tenuto legato sempre al paese d'origine. L'artista nato a Lima è diventato una grande scoperta per molti poichè non amava i riflettori della rivalta. Sulla sua vita ed opera possiamo citare che a soli 21 anni e con la prima raccolta di versi pubblicati, Reinos, vinse il premio nazionale di poesia del Perù successivamente inizio a pubblicare i primi disegni su riviste e giornali di Lima.

In quegli anni insieme ad altri illustri amici peruviani Javier Sologuren e Sebastián Salazar Bondy pubblico una antologia di poesia peruviana con illustrazioni di Fernando de Szyszlo. La sua prima mostra personale con opere grafiche, dipinti e oggetti  scultorici risale al 1948,nel 49 era già a Parigi con una Borsa di studi, fa  parte del movimento Madì, e realizza la prima mostra europea, nel Salon des Réalités Nouvelles con lavori astratti e geometrici e di mobils. Nel 1950 ottenne una seconda borsa, questa volta dell'UNESCO, e si trasferì a Ginevra.

Nel 1951 a Roma e inizia a pubblicare articoli su arte e letteratura su diversi giornali e riviste latinoamericane. Entrò a far parte del gruppo L'Obelisco e stabilisce rapporti di amicizia con Dorazio e Rotella. Fa diverse mostre, ma tra il '54 e il '58 si  concentra nell'attività letteraria. Sono gli anni delle raccolte dedicate  alla città di Roma e della sua poesia più sperimentale. Conosce Michele Mulas, giovanissimo artista sardo che sarà da questo momento  e fino alla sua morte il suo compagno di vita e la sua unica famiglia.

Durante gli anni '60 i due artisti si muovono spesso tra Parigi e diverse  città italiane. Eielson viene invitato alla Biennale di Venezia nel '64, nel '66 e nel '72; alla Mostra d'Arte Latinoamericana del Festival dei Due Mondi  di Spoleto, alla Biennale di Parigi, dove realizza inoltre diverse mostre.  

Nel 1967 viaggia a New York e frequenta l'ambiente dell'Hotel Chelsea; poco  dopo va a Lima dove fa una grande mostra nella Galleria Moncloa. Gli anni '70 lo vedono ugualmente attivo nel campo artistico e nel campo letterario (il suo romanzo El cuerpo de Giulia-no viene pubblicato in Messico dalla  prestigiosa casa editrice Joaquín Mortiz). Negli anni '70 ritorna spesso a  Parigi dove conosce Taisen Deshimaru, che lo guiderà nella scoperta del  buddismo zen. Di ritorno in Italia, Eielson e Mulas si stabiliscono  definitivamente a Milano, che lasceranno soltanto per brevi viaggi di  lavoro, e regolarmente d'estate per trascorrere le vacanze estive in Sardegna, nella loro casa di campagna della provincia di Nuoro.

Negli anni '80 Eielson pubblica ancora poesia e narrativa: nel 1983 esce a Parigi il suo capolavoro poetico Noche oscura del cuerpo, in traduzione francese di Claude Couffon e con  testo a fronte; e nel 1988 il suo secondo romanzo, Primera muerte de María, pubblicato in Messico dal Fondo de Cultura Económica. Il lavoro letterario e il lavoro artistico seguono strade parallele, con ritmi ugualmente intensi,  ma di lì a poco si produrrà - o almeno risulterà evidente - la congiunzione  tra i due. E tale congiunzione passa sicuramente attraverso la configurazione del nodo/kipu. Nel 1988 partecipa alla Terza Biennale de L'Avana. Gli anni '90  lo vedono molto presente in Gallerie e manifestazioni di varie città italiane: Roma, Bologna, Milano, Brescia, etc.  Nel 1993 esce l'edizione italiana delle sue poesie,
Poesia scritta, a cura di Martha Canfield,  pubblicata da Le Lettere di Firenze. Nel 1998 un convegno internazionale  sulla sua opera artistica e letteraria viene organizzato dal King's College  di Londra e il collezionista e mecenate Giuliano Gori lo invita a fare un'installazione nella Fattoria di Celle (Pistoia).

In una preziosa e accuratissima edizione lo stesso Giuliano Gori pubblicherà la poesia visiva di Eielson con il titolo Canto visibile. A partire dal 2000 il nome di Eielson si diffonde sempre di più e la sua  opera viene fatta conoscere in numerose antologie, cataloghi e volumi critici. Inoltre lui riprende a scrivere poesia, dando alle stampe nuove  raccolte: Sin título, Valencia (Spagna), 2000; Celebración, Lima, 2001; De materia verbalis, México, 2002; Nudos, Tenerife, 2002; Del absoluto amor y  otros poemas sin título, Valencia (Spagna), 2005. La casa editrice Ave del Paraíso del poeta-artista spagnolo José Miguel Ullán pubblica una vastissima e aggiornata antologia poetica sotto il titolo Vivir es una obra maestra (Madrid 2003), parafrasi di una sua vecchia famosa installazione, "Dormir es  una obra maestra".  Michele Mulas è mancato il 19 dicembre 2002 e da allora la malattia che lentamente andava consumando l'organismo di Eielson si fece evidente e dolorosa, riducendo notevolmente la sua autonomia. Malgrado ciò egli  continuò a produrre, a scrivere, a tenere numerosi rapporti di lavoro e i  contatti con gli amici. Si è spento definitivamente l'8 marzo 2006.
Attualmente le sue ceneri riposano nel piccolo cimitero di Barisardo, in Sardegna, come era il suo desiderio.

SERGIO F GARCIA RODRIGUEZ

FONTE : www.centroeielson.com  
 


 

Jorge Eduardo Eielson  (Lima - Perú 1924  )

Nacido en lima (perú) en 1924, desde hace casi cincuenta años, vive en italia. considerado como uno de los mayores poetas y artistas latinoamericanos del siglo, ha participado en varias bienales de venecia, en documenta, de kassel (alemania), ha expuesto en algunos museos de europa y américa latina, y en colectivas en el moma de nueva york. sus libros, escasos pero determinantes, han sido publicados por prestigiosas editoriales, entre las cuales «vuelta» dirigida por octavio paz, en méxico. entre los reconocimientos a sus libros y trabajos visuales (pinturas, esculturas, ensamblajes, instalaciones, performances) cabe mencionar el premio nacional de poesía, obtenido a los 21 años en su país natal, bolsas de investigación y estudios otorgadas por el gobierno francés, la unesco y la fundación guggenheim de nueva york, además de importantes adquisiciones de sus obras por parte del museo de arte moderno de nueva york y de la colección nelson rockefeller, de la misma ciudad. recientemente, el king's college de la universidad de londres ha dedicado un congreso internacional al conjunto de su obra. algunas otras realizaciones del autor en el próximo futuro: la publicación, en italia y en méxico, de algunos textos recientes, con dibujos del artista italiano michele mulas; la publicación de una antología de su obra poética en versión inglesa; una nueva edición de el cuerpo de giulia-no en méxico. http://eielson.perucultural.org.pe/jee.htm



NOTIZIE BIOGRAFICHE
Martha L. Canfield

Jorge Eduardo Eielson è nato a Lima (Perù) nel 1924: sua madre apparteneva a una famiglia della capitale e il padre era di origine scandinava, (il nonno era arrivato in Perù verso la fine del secolo precedente e vi si era stabilito).
Scomparso prematuramente il padre, quando Jorge ha appena sette anni di età, gli viene impartita un’educazione alquanto liberale.
Cresciuto tra la madre, le sorelle e un fratello, anche lui morto prematuramente, fin da bambino manifesta spiccate tendenze artistiche che si estrinsecano in varia maniera, esercitandosi al piano forte (tutta la famiglia amava la musica), disegnando copiosamente, recitando parte dei suoi autori prediletti, inventando oggetti con qualsiasi cosa gli capiti sotto mano. Eielson stesso, nel corso di qualche intervista, individuerà un nesso tra le sue composite origini etnico-culturali (le mie quattro culture dice lui spagnola, italiana, svedese, nazca, riferendosi in quest’ultimo caso, all’antica civiltà preispanica della costa del Perù) e la varietà dei suoi interessi creativi, non esclusa la curiosità scientifica, filosofica e religiosa.
A quell’epoca la capitale peruviana non è ancora intaccata dall’inarrestabile degrado dei tempi più recenti (degrado che Eielson descriverà con visionaria fantasia nel romanzo Primera muerte de Maria verso la fine degli anni Cinquanta). C’è una relativa stabilità economica, ci sono fermenti culturali ricchi ed aperti alle influenze provenienti dai grandi centri internazionali. Il giovane si nutre quindi e soprattutto di cultura europea. Impara l’inglese e il francese, legge Rimbaud, Mallarmé, Shelley, Eliot e altri autori nelle lingue originali, oltre ai mistici e ai classici spagnoli del secolo d’oro e ai poeti iberici del Novecento. Legge anche i grandi poeti d’America, Poe eWhitman, Dario, Vallejo, Neruda e Borges.
Sempre irrequieto, cambia scuola diverse volte finché, verso la fine degli studi secondari, ha come professore di lingua spagnola l’allora esordiente Jose Maria Arguedas, che, colpito dal talento dell’adolescente, stringe con lui una fraterna amicizia e lo introduce, giovanissimo, nei circoli artistici e letterari della capitale. Ed è sempre Arguedas che lo inizia alla conoscenza delle antiche culture peruviane, quasi sconosciute al giovane a causa di un insegnamento di stampo coloniale.
Nel 1945, a ventuno anni, Eielson vince il Premio nazionale di poesia e l’anno dopo un Premio nazionale di teatro. Da quegli anni datano anche le sue prime tele dove è evidente l’influenza di due artisti molto importanti nella sua formazione: Klee e Mirò. Eielson, che già allora non crede nell’insegnamento accademico fa una sorta di concessione a se stesso quando, grazie all’amicizia col direttore dell’Accademia di Belle Arti di Lima, il noto artista peruviano Ricardo Grau, frequenta per un certo periodo alcune classi di disegno e pittura. Ma ben presto lo stesso Grau uomo colto e moderno, formatosi a Parigi nell’atelier di André Lothe lo dissuade dalla frequentazione accademica, ritenendo quegli studi inadeguati per lui.
Nel 1948 Eielson espone per la prima volta in una galleria della capitale, unica allora esistente, un gruppo di opere che già testimoniano la sua naturale versatilità. La mostra comprende disegni, acquarelli, oli, costruzioni con legni colorati e bruciati, oggetti di impronta surreale e movils di metallo a forma di spirali appesi al soffitto.
Contemporaneamente scrive per diverse pubblicazioni locali e, in collaborazione con Jean Supervielle, figlio del grande poeta francese Jules Supervielle, dirige una rivista d’arte e letteratura dal titolo premonitorio: El Correo de Ultramar. Sempre nel 1948 compie un viaggio a Parigi grazie ad una borsa di studio offertagli dal governo francese. Nella grande metropoli europea il giovane latinoamericano si sente a suo agio. Frequenta subito il Quartiere Latino, allora in piena effervescenza esistenzialista, passe le giornate e le notti nelle caves di Saint-Germain des Près insieme con altri scrittori e artisti provenienti da tutto il mondo, in quello straordinario fulcro di creatività che è la Parigi del dopoguerra.
E’ allora che scopre l’arte di Piet Mondrian e poco dopo, insieme al gruppo Madi (capeggiato da Arden Quin e che a Buenos Aires annovera aderenti come Lucio Fontana, Tomás Maldonado, G. Kosice e altri), è invitato alla prima manifestazione d’arte astratta, il Salon des Réalités Nouvelles, fondato da Andrè Bloc. In seguito a questa partecipazione espone anche da Colette Allendy, una delle galleria d’avanguardia più interessanti di Parigi.
E’ questo il momento del suo avvicinamento a Raymond Hains, al quale rimarrà legato da una lunga amicizia, tuttora intatta. Più tardi, attraverso Hains, conosce gli altri membri del gruppo del nouveaux réalistes, con Pierre Restany come mentore spirituale e lucido teorico.
Eielson conclude allora la sua fase geometrica, costruttivista, neoplastica e si reca in Svizzera usufruendo di una borsa di studio dell’Unesco, assegnatagli per i suoi articoli giornalistici. Qui incontra Max Bill. A Ginevra ritorna alla scrittura e nel 1951 compie il viaggio forse più importante della sua vita, venendo in Italia per una vacanza estiva di qualche settimana in compagnia del poeta Javier Sologuren. Non appena mette piede nella penisola capisce che ha trovato la sua terre d’elezione. Arrivato a Roma, decide di rimanervi, prega il suo amico di fargli mandare alcuni libri ed effetti personali e inizia così la sua lunga e intensa esplorazione delle radici latine.
Ancora una volta vince un concorso, indetto dal centro sperimentale di Cinecittà di Roma, per seguire un corso di regia cinematografica il cinema è una delle sue grandi passioni ma non rimane a lungo nell’ambiente disgustato da certi aspetti. Nel 1953 espone i suoi movils alla Galleria dell’Obelisco, allora il più importante spazio di ricerca della capitale, e in questa occasione conosce Emilio Villa che scriverà un’acuta recensione sulla sua opera per la rivista Arti Visive, da lui diretta. Tra gli altri Villa gli presenta Alberto Burri e Ettore Colla, col primo dei quali Eielson intavolerà uno stimolante rapporto durante il periodo dei sacchi, eseguiti nell’atelier di Via Aurora. Anche Giuseppe Capogrossi s’interessa ai suoi movils e gli presenta Carlo Cardazzo, in procinto di aprire una galleria a Roma, ma Eielson deciso a continuare la sua strada, declina l’invito del gallerista e interrompe proprio allora la fase dei movils.
In attesa di riprendere la ricerca visuale, si reca quasi tutte le sere nello studio di Corrado Cagli, in via del Circo Massimo, dove l’artista marchigiano lo accoglie con grande simpatia e gli presenta Afro, Mirko, Salvatore Scarpitta, Richard Serra e altri. In quegli anni conosce anche alcuni dei cosiddetti artisti di piazza del Popolo, come Piero Dorazio, Achille Perilli, Mimmo Rotella, Antonio Sanfilippo, Carla Accardi, Cy Twombly, Matta, prima ancora dell’avvento della pop art italiana, per la quale Eielson non prova particolare interesse. E’ in questo stesso periodo che scrive una della sue più importanti raccolte di poesie, Habitación en Roma, e i suoi due romanzi, El cuerpo de Giulia-no e Primiera muerte de María. E’ anche il momento della scoperta del buddismo zen e del suo rifiuto della letteratura, con l’approdo a una scrittura iconica, visuale e concettuale che finirà per riavvicinarlo alle arti figurative.
Nel 1959 Eielson riprende il lavoro visuale, intento ora a esplorare le sue remote radici americane. Abbandonata l’avanguardia estrema, adotta materiali eterogenei, come terre, sabbie (qualche volta fatte arrivare appositamente dal Perù), argille, escrementi animali, polvere di marmo e di ferro, oltre al cemento con il quale scolpisce la superficie del quadro, e con queste materie costruisce un paesaggio austero, desolato, astratto, quasi metafisico, come è effettivamente quello della costa peruviana. (E’ con queste opere che Eielson inizia un lungo e contrastato rapporto con la Galleria Lorenzelli di Milano e Bergamo, rapporto più volte interrotto e ripreso, ma che significherà per lui un buon appoggio sulla scena artistica italiana prima dl suo ritorno a Parigi e quindi nelle Americhe.)
In seguito i suoi paesaggi si popolano gradualmente dell’immagine umana, ricavata attraverso indumenti di ogni sorta: camicie, giacche, blue-jeans, abiti da sera, da sposa, calze, scarpe, cravatte, guanti, cappelli ecc. Questo suo interesse per la simbologia e la funzione sociale del vestiario è ugualmente presente nei già citati romanzi e nel poema Noche oscura del cuerpo, scritto allora, e lo sarà anche più tardi nelle sue performances e installazioni. Attraverso la manipolazione dei vestiti raggrinziti, strappati, bruciati, attorcigliati e finalmente annodati Eielson scopre la sua particolare sensibilità per i tessuti.
Ben presto individua la grande energia e bellezza racchiusa nel nodo peraltro usato come un vero e proprio linguaggio dei suoi avi precolombiani e inizia, nel 1963, la prima serie dei suoi quipus utilizzando tessuti dai colori vivaci, annodati e tesi sul telaio. Approda in questo modo a una vera e propria sintesi culturale, plastica, magica e simbolica allo stesso tempo, e cioè al linguaggio degli antichi amerindi inteso nel suo aspetto più visuale in stretta armonia con uno degli elementi fondamentali dell’arte occidentale: il telaio europeo. La dualità tela-telaio, così ricomposta dall’artista, diventa ora un oggetto estetico nuovo che coincide, anche se con segno diverso, col concetto spaziale di Fontana, nel quale pure la dualità tela-telaio è messa in evidenza come un'unica protagonista dell’opera. Ma il nodo in quanto tale si riscontra a ogni stadio di civiltà e va dalla semplice funzione utilitaria alla più sofisticate concezioni mitiche, magiche e sacrali. Eielson è consapevole di questo e non pretende di rielaborare nessun linguaggio, ma piuttosto di mettere a fuoco un’entità plastica e cromatica provvista di un contenuto archetipico quasi inesplorato.
Il luogo preponderante che Eielson attribuisce al nodo nel suo codice espressivo è sicuramente dovuto al complesso insieme di significati che esso implica. Il nodo è per lui segno grafico, fondamento estetico, nucleo del colore. Ed è il punto di saldatura fra il passato precolombiano del suo paese e il suo presente storico e artistico. Altri artisti latinoamericani hanno cercato nei codici maya e atzechi o in altre forme dell’arte preispanica un segno che venisse a modulare il loro linguaggio contemporaneo con la suggestione e la profondità delle radici storiche: così hanno fatto il cileno Matta, il cubano Lam, l’uruguaiano Torres-Garcia e altri. Ma solo Eielson ha saputo trovare un fondamento artistico e antropologico nel quipus peruviano e ha saputo trasformare l’antico segno quechua nel nucleo estetico e semantico di un linguaggio squisitamente attuale.
Il nodo di Eielson però è anche il momento di incontro fra i suoi vari codici espressivi, dalla pittura alle tele, agli oggetti, alla poesia, nonché fra le due aree in cui si svolge la sua ricerca materiale e metafisica. Esso è visibilmente testimoniato da due quadri dai titoli emblematici: Nodi come stelle / Stelle come nodi. Quindi il nodo lega anche il cielo con la terra, il corpo con il cielo, l’anima con le viscere. Da qui le infinite variazioni dello stesso nodo che esercita molteplici tensioni creando spazi dinamici, diagonali, triangolari o romboidali che spesso conducono a oasi circolari dove l’energia sprigionata dagli annodamenti si distende più serenamente. Altre volte, al posto del nodo con le sue varie tensioni, compaiono fasci di tessuti attorcigliati, che talora sono bandiere, talora indumenti, o puri giochi di tessuti colorati o neutri (iuta, cotone, panno, velluto, ecc.), ma che possono anche presentarsi come oggetti scultorei, tridimensionali, liberati da ogni tipo di superficie o telaio.
A partire dalla Biennale di Venezia del 1964, dove espone i suoi primi nodi, Eielson ottiene prestigiosi riconoscimenti internazionali, partecipando a grandi mostre in musei come il MOMA o nell’ambito della collezione Nelson Rockefeller di New York, accogliendo ripetuti inviti al Salon des Comparaisons di Parigi, esponendo in gallerie private. Nel 1967 è a New York e frequenta l’ambiente del Chelsea Hotel dove incontra i maggiori artisti americani della pop art e della nascente arte concettuale. Di ritorno a Parigi, in pieno maggio 1968, partecipa attivamente a quel particolare periodo che segnerà così profondamente la sua creatività. Nel 1969 è invitato alla storica mostra Plans and Projects as Art alla Kunsthalle di Zurigo, dove presenta un lavoro dal titolo Scultura sotterranea, una serie di cinque oggetti immaginari e irrealizzabili da seppellire in diverse città del pianeta da lui frequentate (Parigi, Roma, New York, Eningen e Lima). Alla mezzanotte del 16 dicembre 1969, nello spazio della Galerie Sonnabend di Parigi, si tiene l’inaugurazione della Scultura sotterranea alla presenza di Eielson, mentre nelle altre città prescelte si svolgono contemporaneamente le sepolture.
Lo stesso anno Eielson propone all’ente spaziale americano la collocazione di una sua scultura sulla Luna. La NASA risponde suggerendogli una data futura, giacché per il momento l’evento è irrealizzabile nell’ambito del Progetto Apollo. In seguito Eielson proporrà la disseminazione delle sue ceneri sulla superficie della Luna, ritenendo che da sempre il satellite della Terra non è stato altro che un ideale cimitero di poeti.
Seguono altri lavori simili: il Balletto sotterraneo su un vagone in movimento della metropolitana di Parigi; la performance Nage nella campagna parigina; il Concerto della Pace a Documenta 5 di Kassel, su invito di Harald Szeemann; la performance El cuerpo de Giulia-no, tratta dal romanzo omonimo, alla Biennale di Venezia del 1972; la performance Grande Quipus delle nazioni alle Olimpiadi di Monaco di Baviera, interrotta da noti fatti terroristici; la performance Paracas-Pyramid alla Kunstakademie di Dusseldorf, già diretta da Joseph Beuys. Nel 1976 il romanzo El cuerpo de Giulia-no, già pubblicato in Messico nel 1971 per interessamento di Octavio Paz, che Eielson conosce fin dagli anni parigini, esce in francese per i tipi dell’editore Albin Michel ottenendo una calda accoglienza dalla critica. Nello stesso anno Eielson compie un viaggio in Venezuela, dove presenta Paracas-Pyramid e una mostra di fotografie al Museo de Arte Contemporáneo di Caracas. Prosegue quindi per il Perù, dove l’Instituto de Cultura dà alle stampe la maggior parte della sua opera poetica con il titolo Poesía escrita. Espone in gallerie private e si dedica con fervore allo studio dell’arte precolombiana, con particolare riguardo ai tessuti preispanici, da lui considerati tra i prodotti più straordinari dell’arte tessile di ogni tempo, dotati di una freschezza e modernità che non cessano di stupire, come dimostra la suggestione da esercitata su artisti come Klee, Miró, Picasso, Mondrian, Torres García, Matta, fino a Keith Haring e altri ancora. Nel 1978 gli viene accordata la Guggenheim Fellowship per la letteratura a New York e nel 1979 espone nel Museo de Arte Moderno di Città del Messico. Seguono saggi sull’arte precolombiana, come Puruchuco, El arte y la religión Chavín, Escultura precolombiana de cuarzo, Luce e trasparenza nei tessuti dell’antico Perù, oltre ad articoli vari.
La sua attività nel campo delle arti visive prosegue con mostre personali al Museo de Bellas Artes di Caracas nel 1986, alla III Bienal de Trujillo in Perù nell’87, al Centro Cultural de la Municipalidad de Miraflores a Lima e alla Biennale di Venezia nell’88.
Nel 1987 viene pubblicato il suo romanzo Primera muerte de María dal Fondo de Cultura Económica in Messico e nel ’90 esce una cospicua antologia delle sue poesie presso la casa editrice Vuelta di Città del Messico, diretta da Octavio Paz; ancora nel ’90, invitato da Paz, partecipa alla mostra Los privilegios de la vista al Centro Internacional de Arte Contemporáneo della stessa città e tiene una personale all’istituto Italo Latinoamericano di Roma che segna il suo ritorno all’attività artistica in Italia e mette fine forse a un nomadismo geografico e culturale che ha arricchito e diversificato i suoi modi espressione ma che gli ha anche procurato qualche incomprensione, in campo letterario come in quello artistico. Basti pensare alla varietà delle sue proposte visuali: sebbene il quipus sia la sua invenzione centrale, Eielson pratica anche una personalissima pittura che è una brillante rivisitazione dell’arte tessile preispanica. Realizza oggetti e installazioni ispirandosi per lo più ai propri scritti, ma anche a testi altrui. Sul piano letterario Eielson è oggi considerato uno dei maggiori poeti di lingua spagnola (le sue poesie sono tradotte in dodici lingue), anche se lui non accetta tale definizione, preferendo essere ritenuto, a seconda del lavoro che fa, semplicemente come un lavoratore della parola, un lavoratore dell’immagine, un lavoratore del colore, un lavoratore dello spazio e via dicendo.
A tale proposito, in varie occasioni Eielson ha cercato di chiarire la sua posizione, che non è semplicisticamente contestataria nei confronti di un sistema il quale richiede sempre lo stesso prodotto, ma che corrisponde piuttosto alla sua libertà interiore. Una libertà che gli ha permesso di muoversi da un campo all’altro dell’espressione artistica contemporanea con estrema naturalezza e che gli ha dato modo di sviluppare una visione globale, cosmopolita, planetaria.
L’attualità della sua ricerca risiede proprio in questo continuo spostamento al fine di creare una sorta di rete di relazioni interattive tra razionalità e magia, tra sacro e profano, tra affettività e concetto, tra visuale e verbale, tra arcaico e moderno. Un universo gemello di quello che ci rivela la fisica contemporanea, che non ammette nessuna gerarchia, nessun punto fermo, nessun mattone fondamentale.
Per rimanere nel campo delle arti visuali, rispondendo a una domanda su quali tra gli artisti di tutti i tempi consideri più affini a lui, Eielson ha risposto: Che domanda enorme! Potrei distinguere tra artisti-padri, artisti-madri, e così via. Vorrei semplicemente dire che amo molto la mia grandissima famiglia, la quale comprende gli artisti cicladici greci, gli artisti preispanici d’America, gli artisti zen di Kioto, gli scultori dell’Africa nera, i pittori del Quattrocento fiorentino e fiammingo. E poi Leonardo, Goya, Van Gogh, Cézanne, Picasso, Miró, Malevich, Mondrian, Klee, Schwitters, Torres García, Duchamp, Pollock, Burri, Calder, Brancusi, Rothko, Fontana, Klein, Hains, Manzoni, Beuys, alcuni artisti concettuali e dell’arte povera italiana. Che famiglia migliore si può desiderare?

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