Giornata della Memoria degli Esuli Italiani
10 febbraio


La commemorazione vuole ricordare quei cittadini italiani che durante e principalmente al termine della seconda guerra mondiale, in virtù dei trattati di pace stipulati con la ex Jugoslavia sotto la supervisione degli alleati, furono costretti ad andarsene dalla loro terra. I più fortunati furono costretti ad abbandonare tutti i loro averi, mentre altri, il cui numero preciso non è stato mai appurato, furono "epurati" gettandoli negli anfratti e le cavità carsiche presenti nel territorio, "Le Foibe". Le Foibe, tombe sature di ossa di cui non parlare, scomode, come erano "scomodi"  i soldati morti a Cefalonia o in altri episodi della guerra. Ma la Storia vuole la Verità e questa, anche se troppi anni sono trascorsi, si sta facendo avanti sollevando veli e rimovendo le convenienze politiche che in qualche caso ancora oppongono resistenza. Anche sull'accoglienza che ebbero i profughi nella madre Patria si dovrebbe far luce, su quanti ebbero responsabilità nel rifiutare o osteggiare l'arrivo dei confratelli più sfortunati di cui molti emigrarono. Si ripeté quello che successe in Perù dopo la Guerra del Pacifico, dove territori peruviani furono annessi al Cile e successivamente, in parte, restituiti. Le popolazioni che anche qui, probabilmente sobillate ad arte, vedevano come nemici coloro che qualche anno prima erano vicini di casa. 


La conmemoración quiere recordar a aquellos ciudadanos italianos que durante y principalmente al final de la segunda guerra mundial, en virtud de los tratados de paz estipulada con ex Yugoslavia bajo la supervisión de los aliados, fueron obligados a ir de su tierra. Los más dichosos fueron obligados a abandonar todos sus haberes, mientras otros, cuyo número preciso no ha sido comprobado nunca, fueron "purgados" echándolos en las sinuosidades y las grutas presentes en el territorio", los Foibe". Usted Foibe, tumbas hartas de huesos de que no hablar, incómodas, como fueron "incómodos" los soldados muertos a Cefalonia o en otros episodios de la guerra. Pero la Historia quiere la Verdad y este, aunque demasiados años son transcurridos, está haciendo adelante levantando velos tratando de remover las conveniencias políticas que en algún caso todavía oponen resistencia. También sobre la acogida que tuvieron los prófugos en la madre Patria debería hacer luz, sobre cuánto tuvieron responsabilidad en rechazar o contrastar la llegada de los cofrades más desdichados de muchos emigraron. Se repitió lo que sucedidas en Perú después de la Guerra del Océano Pacífico, dónde territorios peruanos fueron agregados a Chile y sucesivamente, en parte, devueltos. Las poblaciones que también aquí, probablemente hostigadas a arte, vieron cómo hostiles los que algún año antes fue vecinos. 


Dalla Stampa italiana
Il 10 febbraio, in cui si ricorda la firma del Trattato di Pace del 1947, è diventato sopratutto, La Giornata della Memoria e della Testimonianza, per non dimenticare quanto accaduto. Oggi, lo Stato Italiano compie un atto di doveroso omaggio e di profonda devozione verso tutti i Caduti e tutti gli esuli che, per le vendette delle bande di Tito, hanno pagato la loro unica colpa: essere italiani.


 Intervista al PRESIDENTE DELLA FEDERAZIONE DELLE ASSOCIAZIONI DEGLI ESULI

C'era grande attesa nell'aria per la "prima" Giornata della Memoria, voluta dalle associazioni degli esuli in Italia. Il 10 febbraio vuole essere un'occasione di bilancio e di riflessione sulla vicenda di un popolo e del rapporto dello Stato italiano e dell'opinione pubblica nei confronti delle tematiche che lo riguardano. Il quotidiano edito a Fiume in lingua italiana "La Voce del Popolo" celebra oggi la Giornata della Memoria degli esuli italiani con un articolo di Rosanna Turcinovich 
all'interno del quale il Presidente della Federazione delle Associazioni degli Esuli, Guido Brazzoduro, intervistato, riflette sul valore di tale celebrazione e sul dolore degli italiani che furono esclusi, all'indomani della seconda guerra mondiale, dai confini della loro patria. Guido Brazzoduro ribadisce con forza "  ...è la prima volta della 'nostra Memoria' a due anni dall'approvazione della legge 211 del 20 luglio 2000 che stabiliva il 27 gennaio quale giorno dedicato alla memoria delle persecuzioni del popolo ebraico. In un primo momento avevamo pensato alla possibilità di condividere la medesima data, ma ci è stato detto trattarsi di situazioni diverse".
- E così, preso atto di ciò, le associazioni dell'esodo compatte, decidevano di scegliere autonomamente come Giornata della Memoria il 10 febbraio.
- "È stato celebrato per la prima volta nel 2003 - continua il Presidente - perché è la data che ricorda il Trattato di pace del 1947, che ha sancito, senza alcuna voce, parere o consultazione delle popolazioni interessate, il doloroso taglio dei confini italiani del nord-est, quale 'prezzo ai vincitori jugoslavi'. È stato l'ultimo atto formale di quanto iniziato nel 1943 (l'Italia capitola) e proseguito dal 3 maggio 1945 (finisce la guerra) a seguire". 
-Sono questi episodi di storia che si ricordano non senza una certa amarezza perché le date richiamano alla memoria episodi dolorosi che hanno coinvolto l'intero popolo dell'Adriatico Orientale. 
- "Non siamo stati solo testimoni di un passaggio amministrativo di genti e territori da uno Stato all'altro, ma soprattutto coinvolti nostro malgrado in un atroce susseguirsi di eventi che hanno conculcato cultura, lingua,tradizioni, fino all'eliminazione dell'esistenza fisica delle genti, per cancellare una presenza secolare in quei territori. Non si è trattato di una fine dell'amministrazione dello Stato italiano in Istria,  a Fiume ed in Dalmazia, ma il manifestarsi in modo violento della volontà  di eliminare i segni e la presenza di un popolo in quelle terre. Si è  voluto eliminare in particolare l'italinità di quelle terre, che non era  incollegabile soltanto al periodo di amministrazione italiana tra le due  Guerre, ma era ben più antica e radicata dai tempi della Repubblica di Venezia o ancor più fin dai tempi di Roma, che tanti segni ed opere ancora  oggi testimoniano". 
- Dopo anni di studi ed analisi degli eventi citati da Brazzoduro si è fatta strada una consapevolezza di fondo... 
- "Ricordiamo che fatti come quelli da noi vissuti sono sempre frutto non di eventi bellici, non di una maggioranza che vuole e condivide gli atti arbitrari contro popolazioni inermi, ma del disegno di una minoranza violenta, che coglie momenti di debolezza o disorientamento, per imporre con la forza una propria azione mossa da ideologie particolari e spirito di rivincita, e non per volere libero e democratico della maggioranza dei cittadini". 
-Questa la storia. Ma quale il messaggio da cogliere? 
- "Fa fede senz'altro il nostro parlarne finché avremo fiato. Consola, nello stesso tempo, l'accettazione dell'autoctonia della minoranza italiana oggi presente e riconosciuta dagli stessi successori dell'ex Jugoslavia, a confermare le profonde radici italiche, che, nonostante i fatti storici, mantengono la presenza, la realtà, l'animus ancor oggi ivi esistente, nonostante la presenza minoritaria. Ed è questo spirito, riconoscibile, che noi dobbiamo affermare e testimoniare con la maggior forza possibile, perché rappresenta il vero valore che come esuli abbiamo il dovere di ribadire e far conoscere. Ed è quanto la minoranza italiana delle terre perdute dall'Italia deve condividere e celebrare con noi, per riaffermare la nostra comune ed unica cultura come valore di verità, di democrazia, di giustizia e non di parte, perché possa diventare patrimonio condiviso delle genti, da tutte e due le parti dei confini. Credere in questi valori può vincere i rancori di quanti hanno vissuto i tristi fatti del passato, che ricordiamo proprio con il 10 febbraio". 
- L'idea di Europa unita è una occasione in più nel processo di riconciliazione? 
- "Credo che il giusto ricordo possa essere la base ed il fondamento di nuove idee condivise, su cui costruire una sintonia culturale e storica proprio nell'Europa unita, nella quale vincere le passioni e le ideologie che nel passato ci hanno governati, che sono state causa dei tristi fatti per troppo tempo sottaciuti perché scomodi ed accusatori. È questo quanto auspicavo nell'ottobre 2001, quando nel breve indirizzo ai due Capi di Stato di Croazia ed Italia a Pola, con i discorsi ufficiali a maggioranze e minoranze,sottolineavo la volontà di non dimenticare ma, nello stesso tempo, di valorizzare le esperienze vissute dalla realtà italiana nel dopoguerra in quelle terre, per farne tesoro e costruire su quei valori lo spirito europeo, che non deve ridursi a soli parametri economici e quantitativi, ma deve essere un reale condiviso modo di conoscere e giudicare la nostra storia. Ed è ancora questo che ho ricordato nel breve intervento di saluto rivolto al Ministro per gli Italiani nel mondo on. Mirko Tremaglia ed alle autorità ed al pubblico presenti, quando il 6 dicembre 2002 è stata inaugurata la rinnovata sede della Comunità degli Italiani di Fiume. Dopo aver deposto una corona al Sacrario di Cosala sulle tombe dei caduti italiani della prima guerra mondiale ivi sepolti, il Ministro ha ribadito che ogni caduto per la Patria, per un ideale, per un valore, deve avere la nostra solidarietà ed essere commemorato". 
- Questo l'indirizzo rivolto ai "rimasti" con i quali condividere una cultura comune, ma che cosa intendete dire all'Italia con la manifestazione a Roma del 10 febbraio?
- "Vogliamo far sì che la conoscenza di fatti reali, testimoniati e certificati, possa a ccomunare nella celebrazione che ci accingiamo a fare, tutte le forze democratiche del Paese, per dare un segno concreto di quanto si afferma essere alla base dell'agire politico quotidiano. Solo così sarà più facile discutere di valenza dei trattati, di interpretazione delle loro 'virgole', di sostanziali aspetti di giustizia e di riconoscimenti, prima che di freddi indici, di misurazione di valori economici, di risarcimenti, di restituzioni, di spese per questa o quella parte". 
- Ma c'è secondo lei un segno che supporti questo suo appello? 
- "Ne è stata prova la presentazione congiunta fatta prima a Zagabria e poi a Roma del libro 'Le vittime di nazionalità italiana a Fiume e dintorni 1939 -1947', ricerca congiunta della Società di Studi Fiumani di Roma e dell'Istituto Croato di Storia di Zagabria, su fatti e situazioni documentati, certi, verificati dalle parti, perché si giunga finalmente insieme a dire la verità su quanto successo"


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