"Avilés e la Chitarra creola

"La prima chitarra del Perù"
celebra onomastico numero 81 e 66 anni di attività con serenata.


Don Oscar Guillermo Avilés Arcos segue profondamente innamorato della sua Julieta: la musica peruviana. Sig. dei che non abbondano oramai, arriva puntuale come l'ora inglese, col suo sacco e cravatta. Alto e nobile, civetta rispettoso con le giornalista. Monologa giocando col passato ed oltrepassato, ritornando ed avvolgendo con quella loquacità di conversatore di anticamente, scopando le parole col suo eterno baffo di una linea.
¿Qualche volta tirò fuori il giro alla chitarra? "Suonava un po' di piano, ma la chitarra ed io nascemmo insieme, ja, ja". "Cinese di risata", ad otto anni di età sua nonnina gli insegnò il primo accordo. Con permesso di suo papà realizzò in 1939 la sua prima gita accompagnando nel cassetto al duo La Limeñita y Ascoy. Come sarà la vita che il primo disco che registrò fu l'ultimo dello storico duo. Non domandiamo oramai il numero di dischi che porta registrati perché in 1980 il maestro smise di contarli. Sommavano allora 500, tra essi dischi con I Morochucos, Fiesta Criolla, Alicia Maguiña ed Arturo "Zambo" Cavero.

Apporti
Dottore Honoris Causa dell'Università Nazionale maggiore di San Marcos, Avilés è "causante" dello sviluppo della nostra chitarra creolo. Dicono che perché nacque sotto il segno Ariete che segna il risveglio della natura. Per i musicologi, perché la sua formazione combina la cosa empirica e la cosa accademica.
I suoi sedimenti fondamentali: conservare l'accento che deve avere ogni canzone peruviana ed innovare mettendo davanti agli insiemi la prima voce, consegnando toni acuti e giochi alla prima chitarra creolo che prima accompagnava solo. Per ciò, Chabuca Granda - con chi lavorò per quindici anni - disse: "Se Avilés non fosse nato, il valzer sarebbe morto di tundete."
"Mi rallegra che Dio si raccomandasse il compito nella Terra di riscattare il repertorio che interpretavano i miei genitori (musicisti affezionati) ed il suo ambiente", riferisce questo chalaco nato il 24 di marzo di 1924. Somma anche 65 anni di "attività professionale, musicale e culturale, poiché contemporaneamente che interpretava spiegai il come, quando e perché."

Titolo
Il maestro ammira molti chitarristi giovani; tuttavia, dice che egli non ha il diritto di dare ad un altro il titolo di "La prima chitarra del Perù". "Quello lo deciderà il pubblico", enfatizza.
In 1944, un reporter del diario La Noche, ubicato per strada La Amargura, propiziò tra gli uditori di Radio Mundial un concorso affinché attraverso i suoi voti si scegliesse a "La prima chitarra del Perù". E guadagnò Avilés.
Oggi più che ieri, Don Oscar si merita il titolo. Non si limitò mai a punteggiare le sei arco. Fu promotore di nuovi talenti, professore, produttore discografico, autista radiale e coautore di libri sul genere. È riconoscente come "Patrimonio Artistico dell'America" per l'Organizzazione di Stati Americani, tra tante palme, incroci ed altre distinzioni nella pettorina della sua longeva corsa.
Accompagnato oggi per una chitarra electroacústica Takamine, Avilés finisce l'intervista rivelando il segreto del suo successo: toccare con gusto e giungere all'orecchio gradevolmente il. ¡Che più può chiedersi!

José Vadillo Vila
Diario Ufficiale Il Peruviano

 

"La prima chitarra del Perù" celebra onomastico numero 81 e 66 anni di attività con serenata.

Don Oscar Guillermo Avilés Arcos segue profondamente innamorato della sua Julieta: la musica peruviana. Sig. dei che non abbondano oramai, arriva puntuale come l'ora inglese, col suo sacco e cravatta. Alto e nobile, civetta rispettoso con le giornalista. Monologa giocando col passato ed oltrepassato, ritornando ed avvolgendo con quella loquacità di conversatore di anticamente, scopando le parole col suo eterno baffo di una linea.
Qualche volta tirò fuori il giro alla chitarra? "Suonava un po' di piano, ma la chitarra ed io nascemmo insieme, ja, ja". "Cinese di risata", ad otto anni di età sua nonnina gli insegnò il primo accordo. Con permesso di suo papà realizzò in 1939 la sua prima gita accompagnando nel cassetto al duo La Limeñita y Ascoy. Come sarà la vita che il primo disco che registrò fu l'ultimo dello storico duo. Non domandiamo oramai il numero di dischi che porta registrati perché in 1980 il maestro smise di contarli. Sommavano allora 500, tra essi dischi con I Morochucos, Fiesta Criolla, Alicia Maguiña ed Arturo "Zambo" Cavero.

Apporti
Dottore Honoris Causa dell'Università Nazionale maggiore di San Marcos, Avilés è "causante" dello sviluppo della nostra chitarra creolo. Dicono che perché nacque sotto il segno Ariete che segna il risveglio della natura. Per i musicologi, perché la sua formazione combina la cosa empirica e la cosa accademica.
I suoi sedimenti fondamentali: conservare l'accento che deve avere ogni canzone peruviana ed innovare mettendo davanti agli insiemi la prima voce, consegnando toni acuti e giochi alla prima chitarra creolo che prima accompagnava solo. Per ciò, Chabuca Granda - con chi lavorò per quindici anni - disse: "Se Avilés non fosse nato, il valzer sarebbe morto di tundete."
"Mi rallegra che Dio si raccomandasse il compito nella Terra di riscattare il repertorio che interpretavano i miei genitori (musicisti affezionati) ed il suo ambiente", riferisce questo chalaco nato il 24 di marzo di 1924. Somma anche 65 anni di "attività professionale, musicale e culturale, poiché contemporaneamente che interpretava spiegai il come, quando e perché."

Titolo
Il maestro ammira molti chitarristi giovani; tuttavia, dice che egli non ha il diritto di dare ad un altro il titolo di "La prima chitarra del Perù". "Quello lo deciderà il pubblico", enfatizza.
In 1944, un reporter del diario La Noche, ubicato per strada La Amargura, propiziò tra gli uditori di Radio Mundial un concorso affinché attraverso i suoi voti si scegliesse a "La prima chitarra del Perù". E guadagnò Avilés.
Oggi più che ieri, Don Oscar si merita il titolo. Non si limitò mai a punteggiare le sei arco. Fu promotore di nuovi talenti, professore, produttore discografico, autista radiale e coautore di libri sul genere. È riconoscente come "Patrimonio Artistico dell'America" per l'Organizzazione di Stati Americani, tra tante palme, incroci ed altre distinzioni nella pettorina della sua longeva corsa.
Accompagnato oggi per una chitarra electroacústica Takamine, Avilés finisce l'intervista rivelando il segreto del suo successo: toccare con gusto e giungere all'orecchio gradevolmente il. Che chiedere di più

José Vadillo Vila
Diario Ufficiale Il Peruviano

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