Come annunciato nei giorni precedenti, sabato 22 nell'ambito del BID si è
svolta la manifestazione "Dalle Alpi alle Ande " proseguita poi la
domenica 23 con la giornata Italo-Peruviana che ha visto impegnata in prima
fila la nostra Associazione.
Durante la serata di sabato, organizzata dal S.O.C.I. del Comune di Milano,
si sono succeduti sul palco della Palazzina Liberty vari gruppi. Il Coro
C.A.I di Milano, composto da 60 elementi, ha intonato le canzoni
tradizionali delle Alpi, suscitando il consenso del folto pubblico. In
successione, in questo gemellaggio musicale, si sono esibiti il Gruppo Perù
Danza che ha dato saggio della preparazione e professionalità interpretando
alcune danze tradizionali peruviane e Ana Charun y el Grupo Canela che hanno
offerto un'interpretazione straordinaria della danza delle Lavandaie. La
serata è stata chiusa dal coro Hispano Americani di Milano che si è
esibito con canti di vari paesi sudamericani.
Alcuni momenti delle esibizioni
La giornata di domenica 23 è iniziata con la presentazione del video su
Antonio Raimondi realizzato dalla Regione Lombardia, l'apertura della
mostra fotografica sull'emigrazione italiana in Perù con foto inedite
concesse per l'occasione dal dott. Federico Croci, eminente studioso e
storiografo e la stupenda mostra di dipinti presentata dall'artista
peruviana Gabriela Bernales.Vi sono state le previste conferenze e trattati i temi
sull'emigrazione sia italiana verso il Perù che quella più recente dal
Perù in Italia. Il dott. Federico Croci ha tracciato una cronologia
sull'emigrazione Italiana dei secoli scorsi, tracciandone le motivazioni ed
i percorsi generazionali fino ai discendenti che oggi vivono in Perù.
Il dott. Giuseppe Aliprandi riallacciandosi al percorso tracciato da
Croci ha ricordato la propria esperienza nella ricerca dei propri
antenati sfociata in un breve epistolario ( pubblicato in questo
stesso sito). La dottoressa Laura Politi ha parlato della realtà odierna,
dei problemi di integrazione e di quelli legati all'applicazione delle nuove
leggi sull'immigrazione.

A conclusione della mattinata Luisa Lucato ha letto
alcune opere della poetessa italo-peruviana Giovanna Pollarolo.
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FOTO DI GRUPPO
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Nel pomeriggio un folto gruppo di bambini, guidati da alcuni
animatori, hanno riempito con canti e balli gli spazi della palazzina
liberty.
Alle 19 un pubblico composto da peruviani e da molti italiani ha accolto Luisa e
Armando che dopo i ringraziamenti rivolti agli organizzatori e al pubblico,
che con la massiccia presenza ha voluto rimarcare l'importanza dell'evento,
davano inizio allo spettacolo lasciando il palco al Gruppo
"Perù Danza".
Un gruppo che interpreta magistralmente tutti
i balli delle varie zone geografiche del Perù e che in questa esibizione ha
presentato la Tuntuna, la Danza Shipibo,
Hualylash e la Marinera. I ballerini, con i costumi dagli straordinari
colori, le movenze ed i ritmi, hanno trascinato e coinvolto il numeroso
pubblico presente che ha improvvisato balli seguendo le movenze degli
artisti sul palco. Altro successo e approvazione si è avuta con
l'esibizione di Ana Charun e "el Grupo Canela". Fantastici
interpreti del teatro nero, hanno magistralmente interpretato "
Las Lavanderas", una rappresentazione di quei contrasti, invidie,
prevaricazioni, sfottò che inevitabilmente sorgevano tra le
lavandaie. L'esibizione è proseguita interpretando brani della grande
Chabuca Granda ed una serie di Valzer. Inframmezzato dagli interventi di
Armando e Luisa lo spettacolo è proseguito con Mario Fortuna, neo vincitore
di Milano Canta, che ha dato saggio delle sue straordinarie qualità canore
interpretando alcuni brani, in italiano e in dialetto milanese, che hanno
affascinato l'attenta platea. Per terminare, il regista Sergio
Fernando Garcia, ha dato spazio a varie danze afro peruviane interpretate
insieme dai due gruppi in una amalgama di colori, suoni e balli che hanno
concluso degnamente questo spettacolo. Presenti tra gli altri, oltre ai responsabili
e Volontari del Consiglio e del Comitato di Zona 4 di Milano, il direttore
di Radio Meneghina, Tullio Barbato, la famosa cantante Noris De Stefani, la
nota pittrice Gabriela Bernales e tutte le illustri personalità intervenute
nei convegni della mattina. Unico neo, la mancanza di un rappresentante del
Consolato Peruviano ...
Pietro
Liberati |
| L'Associazione Peruan-Ità ringrazia i Relatori, gli Artisti, il
Pubblico e tutte quelle persone che hanno contributo al successo di
questa Ia "Giornata Italo-Peruviana" che ricordiamo si è avvalsa
della collaborazione di:
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GLI SHIPIBOS
Appartengono al gruppo etnico Shipibo-Conibo che popola le rive centrali e settentrionali del fiume Ucayali
(uno dei fiumi più importanti dell'Amazzonia). Le principali popolazioni si trovano nei dintorni della Città di Pucallpa.
I nativi di questo gruppo hanno una vita molto tranquilla e naturale e vivono di pesca, caccia (soprattutto gli uomini)
e agricoltura e artigianato (specialmente le donne). Le donne usano ancora i vestiti tipici tradizionali di cotone e non
usano scarpe. I prodotti in ceramica vengono confezionati esclusivamente dalle donne; gli uomini non usano toccare questo
materiale perché esiste la credenza che diventino sterili e impotenti. Si utilizza l'argilla locale resa più resistente dalla
cenere prodotta dalla corteccia di una pianta chiamata "apacharama". Gli oggetti vengono lavorati e decorati
a mano con terre colorate e resi brillanti con la ceralacca naturale. I proventi della vendita dei prodotti artigianali premette
di acquistare prodotti essenziali per la sopravvivenza come sale, zucchero e riso. Gli Shipibo-Conibo vivono in prevalenza lungo
le rive del fiume Ucayali, in un'ampia zona di foresta pluviale attorno alla cittadina di Pucallpa, non troppo lontano dal confine
con il Brasile. Molte simili ad altre etnie che abitano nella stessa regione o in aree limitrofe e che hanno subito l'influenza
della cultura Shipibo-Conibo. Sebbene con l'avvento dei missionari cristiani la religione indigena abbia talora incluso nel proprio
pantheon di divinità anche apporti cristiani, l'animo religioso amazzonico è rimasto fondamentalmente animistico. Qui si crede
all'esistenza di un numero vastissimo di spiriti che abitano principalmente i fiumi e la foresta. Con questi spiriti gli indigeni
convivono ed adeguano il proprio comportamento nella vita di tutti i giorni. Gli spiriti possono identificarsi con l'anima degli
esseri viventi o essere del tutto indipendenti da essi. Ogni animale, vegetale, luogo e struttura naturale ha un suo spirito.
Non si può parlare di spiriti buoni e cattivi in assoluto. Il loro rapporto con l'uomo è condizionato dal rispetto di certe ritualità
e regole e da come gli sciamani interagiscono con essi. Gli Shipibo-Conibo ritengono che l'uomo possieda uno spirito o anima che
si può allontanare dal corpo fisico sia nel sonno, sia in seguito all'assunzione di bevande allucinogene, oltre che, naturalmente,
al momento della morte. Questa anima può essere rubata come conseguenza delle azioni magiche di uno stregone malvagio (brujo) o dello
spirito di un defunto (antenato). Lo sciamano è il solo che può recuperare un'anima rubata o smarrita. Lo sciamano è generalmente di
sesso maschile e necessita, per raggiungere il suo particolare ruolo sociale, di un duro periodo di apprendistato seguito da un
processo di iniziazione. Egli ha imparato a riconoscere e ad usare le piante medicinali e si pone in contatto con il mondo degli
spiriti per poter avere le risposte alle domande che la gente gli pone: come ritrovare oggetti smarriti o rubati; prevedere
l'andamento della prossima battuta di caccia o l'esito del raccolto; conoscere le cause delle malattie ed il relativo rimedio; far
sì che una persona sia corrisposta in amore; etc. In lingua Shipibo-Conibo lo sciamano assume il nome di Unaya e, se di grado elevato,
il nome di Muraya.
Sergio Fernando Garcia
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