News da Lima a cura di  Pompilio Inglesi

05-11-2001

Commemorazione dell' 83º anniversario di VITTORIO VENETO   

Come da molti anni nei locali della Scuola Italiana "Antonio Raimondi" si è svolta la cerimonia commemorativa dell'ottantatreesimo anniversario della Battaglia di Vittorio Veneto, alla presenza dell'ambasciatore italiano, dottor Sergio Busetto e consorte e dei rappresentanti delle Associazioni Italiane in Perù.

Il professor 
 Giancarlo FarrisIl professor Giancarlo Farris cerimoniere nell'occasione
Giovanni de Gennaro Giovanni Defendi
 e l 'Arch.Giacomo Canepa l'Arch. Giacomo Canepa rappresentate del C.G.I.E.; il sig. Giovanni Defendi presidente del COM.IT.ES; il sig. Giovanni de Gennaro dell'Associazione Combattenti e Reduci;
L'Ambasciatore
dottor Busetto 
l'Ambasciatore Italiano dottor Busetto

Presenti tra gli altri: l'Arch. Giacomo Canepa rappresentante del C.G.I.E.; il sig. Giovanni Defendi presidente del COM.IT.ES; il sig. Attilio Cogorno, presidente del Circolo Sportivo Italiano - Società Canottieri "Italia", il sig. Giovanni de Gennaro dell'Associazione Combattenti e Reduci; il sig. Antonio Simeone, presidente della Associazione Sarda; il sig. Mauro Ancherani, presidente d'ITALIA2000; la signora Clelia Turati, presidente di Italica Gens; il Dott. Roberto Crovetti rappresentante l'Associazione Educativa Antonio Raimondi; il sig. Rino Aveggio, presidente dell'Associazione Liguri; l'Ing. Pompilio Inglesi rappresentante del l'Associazione Italiani di Lambayeque e moltissimi connazionali che si sono dati appuntamento alla Cappella Santa Maria del Fiore. La ricorrenza, alle 10.30 come da programma, si è aperta con la posa delle corone, da parte dell'Ambasciata e della Collettività Italiana, deposte ai piedi della lapide che ricorda i Caduti di tutte le guerre, posta all'ingresso della Cappella mentre i presenti cantavano l'inno nazionale Italiano. Il professor Giancarlo Farris, che fungeva da Maestro di Cerimonia, ha invitato i presenti alla Santa Messa celebrata dal R.P. Galler, sacerdote triestino dell'Ordine degli Oblati di San Giuseppe. Al termine della funzione 


Il R.Padre Galler

Il R.Padre Galler

la deposizione della corona

 momento commemorativo

religiosa, ricordando i nostri eroi caduti, nel suo discorso commemorativo, padre Galler ha esaltato la figura dei numerosi fanti caduti valorosamente con onore in difesa della Patria, ricordando le motivazioni della giornata delle Forze Armate. L'ambasciatore d'Italia dottor Sergio Busetto ha messo l'accento sulla necessità attuale di ricordare i Caduti  non in nome della guerra bensì in nome della pace, che è l'obiettivo perseguito dall'Italia e dalle altre Nazioni. Ha soggiunto poi:
"Voi, italiani d'oltre Oceano, Figli di italiani, Nipoti di italiani, siete i portatori in questo Paese e nel Mondo intero, di 

quei valori democratici che i nostri padri ci hanno consegnato e che gelosamente conserviamo dentro di noi.
Cari connazionali, siate orgogliosi della vostra discendenza Italiana o di essere Italiani, ed essere o di essere stati militari italiani, di servire o di aver servito il nostro Paese nelle Forze Armate silenziosamente, faticosamente con sacrificio personale, con lealtà e senso dell'onore. Nell'ambito del territorio nazionale o nelle missioni all'estero, in Bosnia, in Macedonia, nel Kossovo, in Mozambico così come in altre aree, i nostri soldati stanno compiendo il loro dovere in maniera esemplare, e a loro e a tutte le Forze Armate guarda oggi il Paese con riconoscenza e fiducia. Anche noi salutiamo con grande rispetto e gratitudine i nostri soldati
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"
A chiudere la cerimonia il professor Farris ha invitato il professor Federico Croci, docente del MAE di Lima che, quale ricercatore storico, ha tenuto una breve rassegna storiografica dei fatti di cui riportiamo alcuni passaggi significativi:
"Perché a più di ottant'anni dalla fine della prima guerra mondiale può avere ancora un senso ricordare quella guerra? É stata la prima guerra tecnologica di massa su scala mondiale, durante la quale milioni di uomini per circa quattro anni si sono ritrovati ad ammazzare, o almeno a tentare di farlo, altri uomini, usando gli ultimi ritrovati della moderna tecnologia. Quando il 24 maggio del 1915 l'Italia inizia le ostilità contro l'Impero austro-ungarico, il mondo era già in guerra da dieci mesi. Il primo conflitto mondiale, la guerra definita "Grande" per la mobilitazione di eserciti e popoli, per la vertiginosa ascesa della produzione industriale, per il crescente numero di invenzioni e scoperte tecnologiche a fini bellici, per la ferocia e l'intensità dei combattimenti, coinvolse nella sua voragine distruttiva risorse straordinarie, segnando irreversibilmente il modo di vivere, di essere e di pensare di milioni di uomini. Neanche il paesaggio sarà più lo stesso: Mario Rigoni Stern, in un ricordo dell'altopiano di Asiago negli anni sessanta, ha scritto:
- Anche il bosco non si era ripreso dai danni della Grande Guerra. Tra gli alberi antichi si era nascosta una batteria austriaca di sei obici, ma poi, nell'estate del '18, un fuoco di controbatteria di centinaia di cannoni aveva distrutto obici alberi e uomini. Si raccontava che avevano sparato anche i gas e che per questo il bosco non si riprendeva, gli alberi giunti a una certa altezza si seccavano e morivano. Qui, poco lontano, a cento metri, ci sono ancora i ruderi dei ripari, dei camminamenti, e i segni di infinite esplosioni di bombe d'ogni calibro. Dovetti lavorare molto per spianare il terreno, levare ceppi, reticolati e cespugli. Dalla terra appena smossa uscivano pezzi di granate, palle di piombo, cartucce e anche ossa .-
La grande guerra segna in modo indelebile anche il paesaggio: é un punto di non ritorno, dopo quei quattro anni il mondo non sarà più lo stesso. Per l'Italia in particolare l'esperienza sarà ancora più straordinaria perché in realtà, al di la della retorica, dei più di seicentomila caduti la gran maggioranza non aveva la minima idea di cosa significasse la Patria. Ad esempio la lingua era patrimonio di meno del 60% della popolazione. É opinione ormai consolidata fra gli storici: gli italiani prima della guerra non esistevano. Mancava un'identità collettiva forte in cui tutti si riconoscessero. Il processo di unificazione nazionale era stato il frutto di una iniziativa fortemente elitaria ed eminentemente dinastica. La Grande Guerra é dunque stata la prima grande, fragorosa, violenta, drammatica, sanguinosa esperienza collettiva degli italiani. In questo senso é possibile trovare un significato profondo nella memoria della prima guerra mondiale.
É stato il rito di passaggio decisivo verso il tormentato processo di formazione dell'identità nazionale: una vicenda che ancora oggi offre materiali, in certo senso indispensabili, per chi volesse svolgere una riflessione non superficiale, non improvvisata, e che esca fuori dall'ambito meramente celebrativo, sul nostro essere italiani oggi." 

E con questo discorso finale certamente sono state toccate le fibre intime degli astanti, che si sono ritirati con un ricordo questa volta ancor più vivo di questi eventi trascendentali per tutti noi. 

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DISCORSO DI GIOVANNI DE GENNARO


Egregio Dott. Sergio Busetto, Ambasciatore d'Italia in Perù,
Sig.re e Sigg. Presidenti delle varie Associazioni Italiane in Perù,
Gentili Signore e Signori, Amici.
In primo luogo desidero esprimervi il mio più vivo ringraziamento per la vostra partecipazione a quest'atto commemorativo che dopo tanto tempo ci fa ritrovare in questa mistica e cara Cappella della vecchia Scuola Antonio Raimondi, che così tanti ricordi ci riporta al cuore. Ricordi di una gioventù spensierata e sognatrice.
Ancora una volta ci ritroviamo uniti, ricordando ed onorando l'anniversario della Battaglia di Vittorio Veneto, occorsa, in un giorno come oggi di 83 anni fa, in cui, dopo aver sostenuto e contenuto per vari giorni i furibondi assalti delle forze austro-ungariche, pronte ad invadere la Pianura Padana nel vano tentativo dì volgere a loro favore una guerra che già sentivano perduta, le nostre truppe passarono al contrattacco riuscendo a sbaragliare il nemico. Questa vittoria fu decisiva per la conclusione della guerra obbligando il nemico alla resa. Infiniti furono i sacrifici che il nostro popolo dovette affrontare durante la guerra giacché parte dei suo territorio divenne campo di battaglia ove ebbero luogo sanguinosi e intensi combattimenti, che, con alterne vicende, le nostre FF.AA. sostennero compiendo atti di fulgido eroismo. Ed é ad esse ed ai suoi caduti, che in questa ricorrenza, con similari cerimonie in tutta Italia ed all'estero, la Patria, grata, onora e rende perenne questi avvenimenti, mantenendoli vivi nella nostra memoria e nei nostri cuori.
Il 4 Novembre é stato proclamato Giorno delle Forze Armate, e ad esse che la Patria vuole rendere omaggio rivolgendo un doveroso ricordo a tutti coloro che, accomunati in un unico slancio d'amore, non temettero di affrontare la morte.
Finalmente la ragione ha preso il sopravvento, e l' Europa. non più suddivisa in bandi ideologicamente opposti, con saggezza ed entusiasmo, ha saputo affratellare sotto un'unica bandiera i vari Paesi che la compongono, e, nonostante le diversità di razze, idiomi e credo, ha creato la Comunità Europea che, pur concedendo ad ogni suo componente un'assoluta autonomia di auto gestione, si consolida in un Parlamento comune, nel quale ogni Nazione é rappresentata.
Tale unione, a partire dal prossimo Gennaio dei 2002 verrà rafforzata con l'entrata in vigore di una unica nuova moneta, l'EURO, che avrà corso legale in tutta Europa sostituendo poco a poco le differenti monete esistenti; per cui non più Lire, Pesetas, Marchi, Franchi, od altre, ma solamente Euro.
Questo passo é forse il più importante, verso il raggiungimento di quella Unità Europea da tanto tempo auspicata, libera e non sottomessa al giogo da un tiranno, createsi, non mediante guerre di conquista, bensì nata da un comune volenteroso accordo dei suoi popoli, che, eliminando le frontiere, preparano, il terreno per quelli che domani diverranno gli Stati Uniti d'Europa, assicurando e creando cosi un definitivo benessere per i popoli che la compongono. Le rispettive Forze Armate non sono scomparse, indipendenti, rimangono nelle loro nazioni alla difesa delle rispettive istituzioni, con le proprie bandiere e stendardi, pronte ad intervenire a richiesta dell'ONU, di cui fanno parte, in quei paesi extra comunitari sconvolti da  assurde guerre di sterminio etnico, da irrazionali lotte religiose fratricide, o da atti di orrenda inumanità e barbarie, riappacificandole ed apportando loro soccorsi ed aiuti umanitari. Purtroppo, a volte, in tali azioni, altro sangue viene versato nel compimento dei dovere, e nuovi eroi sorgono meritando dalla Patria un doveroso giusto riconoscimento di gratitudine. Oggi, purtroppo, l'orrendo fantasma della guerra si sta nuovamente presentando e minaccia seminare nel mondo intero nuovi lutti e dolori. L'atto di barbaro ed irrazionale terrorismo commesso l'undici Settembre scorso ai danni degli Stati Uniti d'America, causando oltre 6.000 vittime innocenti, ha creato nel mondo intero, un'unanime atto di ripudio, spingendo gli Stati Uniti d'America ad una giustificata azione militare di ritorsione antiterroristica.
Si é cosi dato inizio ad una spirale di rivendicazione che risvegliando odi ancestrali, inevitabilmente potrebbero coinvolgere il mondo intero in una assurda, inutile, sanguinosa ed interminabile guerra, combattuta contro un nemico implacabile ed invisibile, in cui le principali vittime saranno le popolazioni civili inermi ed indifese, obbligandoci a dover impugnare le armi ed esponendo il nostro popolo a possibili vandalici ed inumani atti di terrorismo urbano. Auguriamoci che una pronta soluzione politica riappacifichi questo grave momento, a cui, comunque, non si può e non si deve rimanere indifferenti. A noi, italiani all'estero non ci resta che stringerci in un unico indissolubile blocco, rafforzando nei nostri cuori l'amore verso la Patria lontana, e spingerci a mantenere più che mai vivo il ricordo e la venerazione per le nostre FF.AA. sempre pronte a sacrificarsi per la libertà e l'incolumità di quel meraviglioso Paese che é l'Italia di cui ci onoriamo esserne figli e parte integrante.
Onoriamole anche noi in questa gloriosa data, festeggiamole, mantenendo più che mai vivi nei nostri cuori, il ricordo dei suoi caduti che, avvolti in un sudario tricolore, ascesero con il loro sacrificio l'arduo cammino alla gloria.  Uniamoci nel doveroso e rispettoso omaggio che in tale data la Patria sempre rende loro, e soprattutto non dimentichiamo che siamo noi, italiani, residenti all'estero, più che mai fieri d'essere suoi figli, i chiamati a mantenere vivo nel cuore e nello spirito dei nostri figli quei sentimenti d'amore patrio che ci faccia sentire sempre più orgogliosi di appartenere ad un popolo che ha saputo dare all'umanità un'infinità di geni che con il loro sapere e con la loro opera hanno illuminato il cammino verso la civiltà.
VIVA LE NOSTRE FF.AA.!  VIVA L'ITALIA!

 

 

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DISCORSO DELL'AMBASCIATORE D'ITALIA 

Cari Connazionali, Amiche. Amici, 
Il 4 novembre 1918 si concludeva vittoriosamente LA GRANDE GUERRA che aveva visto l'Italia impegnata per oltre tre anni in un durissimo conflitto, in una guerra di posizione terribilmente più lunga devastatrice e sanguinosa del previsto.
Nelle trincee -sotto i bombardamenti ed il fuoco micidiale della nuova regina delle battaglie, la mitragliatrice, nei turni logoranti di immobilità, nei rapidi assalti alla baionetta- si erano trovati fianco a fianco uomini di ogni parte d'Italia.
Si era così venuto a realizzare un vero e proprio incontro tra classi sociali, condizioni, culture, provenienze regionali, dialetti e mestieri che in tempo di pace non si sarebbe mai realizzato.
Da un intreccio, per taluni aspetti anche contraddittorio, fatto di cameratismo, di sacrificio e comuni memorie da un lato e dall'altro di assuefazione e a passività di fronte agli orrori della quotidianità, nasce uno spirito nuovo capace di superare le difficoltà e le grandi prove, di evitare la disgregazione dell'esercito e del Paese dopo Caporetto e di capovolgere la situazione sconfiggendo l'esercito austro-ungarico.
Uno spirito nuovo caratterizzato da un senso di appartenenza alla stessa Nazione dalla consapevolezza dell'importanza dei valori di Unità e di Indipendenza quali patrimonio irrinunciabile di tutto il popolo italiano.
Ottantatre anni sono trascorsi da allora ma quei fatti non sono certamente scomparsi dalla nostra memoria anzi il loro ricordo e' più che mai vivo. Essi ci ricordano che la nostra Patria tanto deve al sacrificio ed al sangue versato da quegli ufficiali, sottufficiali e soldati di allora, di quell'umile Italia di allora.
Oggi le vicende della Storia ci invitano a far prevalere sentimenti di pace e di civile convivenza, ma ci spingono anche a vigilare e ad impegnarci a difesa dei valori della democrazia e della libertà contro i pericoli dell'intolleranza e del fanatismo dei quali i recenti attentati terroristici negli Stati Uniti rappresentano una tragica espressione.
È dal tragico insegnamento delle due guerre mondiali. che l'Europa ha tratto la volontà di operare per recuperare le dimensioni della sicurezza e della stabilità della tolleranza e del rispetto tra i popoli, consolidando nuove speranze di libertà e di benessere collettivo. Le nostre Forze Armate oggi più che mai sono portatrici di pace anche al di fuori del territorio nazionale, soprattutto nei Paesi ove la guerra ha provocato disperazione e miseria morale e materiale. Il contributo dell'Italia e dell'Europa è indispensabile per la tutela della stabilità e della sicurezza internazionale e per la salvaguardia od il ristabilimento dei diritti umani in tante aree del Mondo. Il graduale ritorno alla vita normale di uomini donne e bambini che tanto hanno sofferto, è il riconoscimento più ambito per il lavoro svolto con capacità unanimemente apprezzata, ed encomiabile spirito di sacrificio, dai nostri compatrioti con le stellette in tanti teatri di tensioni e conflitti. Nel quadro delle attività delle Nazioni Unite e in armonia con i compiti derivanti dalla nostra appartenenza all'Alleanza Atlantica le nostre Forze Armate, con consapevole spirito di solidarietà assolvono dunque ai loro impegnativi e rischiosi compiti, contribuendo a ristabilire o a rafforzare la pace ove essa è violata e ove maggiori sono le offese arrecate alla civile convivenza tra i popoli. Voi, italiani d'oltre Oceano, figli di italiani, nipoti di italiani, siete i portatori i questo Paese e nel Mondo intero, di quei valori democratici che i nostri padri ci hanno consegnato e che gelosamente conserviamo dentro di noi. Cari connazionali, Siate orgogliosi della vostra discendenza italiana.
Come ha recentemente osservato il nostro presidente, Carlo Azelio Ciampi, nel tracciare un bilancio dei suoi viaggi dopo due anni e mezzo di presidenza, "ovunque, fuori e dentro i confini nazionali, c'è un grande bisogno di patria, di unità, di comune sentire, di appartenenza ad una lingua, a una cultura dalle duplici radici, cristiana ed umanista, ad un sistema di valori che, in questo momento difficile della storia mondiale, rappresenta il nostro specifico. Valori che in questi giorni sono ancora più forti: la libertà, il dialogo, la pace nella giustizia". 
CARI CONNAZIONALI,  
Siate orgogliosi di essere italiani ed essere o di essere stati militari italiani, di servire o di aver servito il nostro Paese nelle Forze Armate silenziosamente, faticosamente con sacrificio personale, con lealtà e senso dell'onore.
Nell'ambito del territorio nazionale o nelle missioni all'estero, in Bosnia, in Macedonia nel Kossovo, in Mozambico così come in altre aree, i nostri soldati stanno compiendo il loro dovere in maniera esemplare, e a loro e a tutte le Forze Armate guarda oggi il Paese con riconoscenza e fiducia Anche noi salutiamo con grande rispetto e gratitudine i nostri soldati.
VIVA L'ITALIA!  VIVA LE FORZE ARMATE ITALIANE!

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